NOI POST-ETRUSCHI E UN DNA MODIFICATO DAI… MIGRANTI DI 2000 ANNI FA: SIAMO TUTTI FIGLI DI UN MELTING POT

venerdì 01st, maggio 2026 / 11:32
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NOI POST-ETRUSCHI E UN DNA MODIFICATO DAI… MIGRANTI DI 2000 ANNI FA: SIAMO TUTTI FIGLI DI UN MELTING POT
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CHIUSI – Chi vive come noi in un territorio che conserva ancora testimonianze della civiltà etrusca, tutt’ora la più enigmatica per via di una lingua unica ed estinta, ma non del tutto decifrata, si è trovato tante volte di fronte alla domanda: “Da dove venivano gli Etruschi”? E questa è una domanda che si ponevano già gli storici del loro tempo. Come Erodoto il quale intorno al 400 a.C. sosteneva che erano arrivati nella penisola italica dall’Anatolia. Ma nessuno ha mai fornito una risposta certa. Fino a pochi anni fa. Esattamente settembre 2021. Quando la rivista on line Science Advances, pubblicazione scientifica fra le più accreditate e autorevoli del mondo, ad accesso aperto, ha pubblicato uno studio effettuato su 82 genomi antichi estrapolati da 12 siti archeologici dell’Etruria. Precisamente di Volterra, Chiusi, Vetulonia, Tarquinia. Tre località in Toscana e una nell’alto Lazio.  Due sulla costa tirrenica (Vetulonia, frazione di Castiglione della Pescaia, e Tarquinia), e due nell’interno (Volterra e Chiusi). I genomi presi a campione coprono un arco temporale di quasi 2000 anni, dall’800 a.C. al 1000 d.C. Lo studio, coordinato dall’Università di Firenze, con il contributo delle Università di Ferrara, di Siena e di Roma e da varie istituzioni di Germania, Danimarca, Stati Uniti e Regno Unito, è arrivato ad una conclusione: gli Etruschi erano autoctoni. Non arrivavano dall’Anatolia. Il loro DNA mostrava infatti tre componenti ancestrali — contadini neolitici già presenti in Italia, cacciatori-raccoglitori europei e pastori dell’età del bronzo delle steppe euroasiatiche — ed era rimasto geneticamente stabile per quasi 800 anni consecutivi.
Ma la ricerca ha evidenziato altre cose.
I toscani del Medio Evo — quelli che abitavano la stessa terra secoli dopo la caduta degli Etruschi — conservavano una percentuale di DNA etrusco originale più alta di quella che si misura nei toscani di oggi. Non di poco. Il patrimonio genetico etrusco, rimasto stabile per quasi un millennio, ha cominciato a diluirsi in un preciso momento storico.
Ma ciò non è avvenuto a causa delle invasioni barbariche, come qualcuno aveva ipotizzato. E’ avvenuto prima.
Il flusso genico che ha alterato il profilo genetico dell’Italia centrale è arrivato durante il periodo imperiale romano, con ondate di migranti provenienti dalle colonie: schiavi, ma anche soldati e nuovi cittadini che arrivavano a Roma soprattutto dai territori che oggi sono il nord Africa e il Medio Oriente e l’Europa dell’est.
 E’ stato dunque l’Impero – nella sua fase di massima espansione, con Roma come centro gravitazionale di tutto il mondo antico – ad aver mescolato quello che era rimasto intatto per secoli.
I Visigoti, gli Ostrogoti, i Longobardi, non sono stati loro a cambiare il quadro genetico dell’Italia di mezzo. Lo aveva già fatto Roma nel momento della sua massima potenza.
Gli Etruschi non sono stati cancellati dai barbari. Sono stati “diluiti” dall’Impero Romano che li aveva già conquistati e inglobati secoli prima.
In sostanza tutti noi, figli e pronipoti degli etruschi, siamo anche figli non tanto dei barbari, ma dei “cives” romani provenienti dalla Libia, dalla Tunisia, dalla Siria, dalla Palestina, dalla Galilea, dall’Anatolia… Il nostro DNA conserva tracce etrusche, ma modificate dalla “romanità” multietnica dell’Impero, diluite e intrecciate con tracce africane e mediorientali e dell’Europa dell’est.
A questo punto una domanda sorge spontanea: con un DNA così, come possiamo noi, post-Etruschi, aver paura o storcere il naso di fronte ai migranti che arrivano, oggi come allora, dal Medio Oriente, dal Nord Africa, dall’Africa sub sahariana o dall’Europa dell’est?
m.l.
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