L’ITALIA CHIAMO’ A CHIUSI: HAI VISTO QUANTA GENTE FAUSTO?
CHIUSI – Caro Fausto, giovedì sera, sotto quel tendone, stesso luogo in cui a maggio ti abbiamo dato l’ultimo saluto, avrei voluto dirti “lo senti? fischia il vento, infuria la bufera”. Ma mi sembrava un po’ scontato. E allora ho detto solo “con noi ci sei sempre stato e ci sarai sempre, seduto lì su quella sedia, con il fazzoletto dell’Anpi al collo e il tuo fedele cagnolone Miccia a fianco. Quella sedia ai nostri spettacoli ci sarà sempre. E’ la tua. La serata di giovedì 20 te la dovevamo. Noi di primapagina, l’Anpi, il Comune. Tutti, te la dovevamo. 
Hai visto quanta gente è venuta? Tanta. Più di quanta ne contenesse la platea. Mica era scontato. Tanto più che la serata non era proprio invitante. Il cielo scuro minacciava pioggia a catinelle e il vento fischiava forte davvero. Ha messo a dura prova microfoni, attori e musicista. Ha fatto volare copioni, spartiti e oggetti scena. Ma, come si dice sempre in questi casi, “the show must go on” e Alessandro, Carla, Dario e Luca sono andati avanti. Giustamente. E il vento è stato battuto 2-0. Il vento, per quanto forte e fastidioso, non può fermare il ricordo di un amico, di un compagno di strada. Alla fine è lui che si deve arrendere.
Eravamo lì, tutti, noi della troupe, l’Anpi, il sindaco, la vicesindaco, il pubblico, per presentare uno spettacolo, ma soprattutto eravamo lì per te, per mandarti un abbraccio forte, che spero ti sia arrivato, dovunque ti trovi adesso. E insieme a te abbiamo abbracciato, con una delle sei storie narrate, anche Francesco Guccini. So per certo che ti farà piacere, perché La Locomotiva te l’ho sentita cantare e strimpellare tante volte… E’ arrivato anche lui lassù da poco, se lo incontri, salutalo.

Quanto allo spettacolo, “L’Italia chiamò” è il primo dei nostri che non hai potuto vedere. Ma ti assicuro che è, come gli altri, un tributo alla memoria di queste terre, alla storia materiale delle persone comuni che spesso si trovano in mezzo ad eventi e situazioni che si intrecciano con la storia con la S maiuscola e ci rimangono incastrate dentro… Stavolta non si parla di Resistenza, ma di Risorgimento. Dei primi passi dell’Italia unita visti da una angolazione diversa da quella che ci hanno sempre raccontato a scuola. Diciamo con un angolo visuale dal basso. O da sotto. Dal lato dei poveracci, dei derelitti, anche di quelli che diventarono desperados per rabbia e miseria, o briganti dal grilletto facile per rivalsa nei confronti di uno Stato che sentivano lontano, avverso, nemico: garibaldini chiusini; contadini pievesi e cetonesi ghigliottinati fra i primi dal nuovo Regno targato Savoia; predicatori amiatini scambiati per pericolosi sovversivi; briganti inafferrabili e sanguinari che combattono una loro guerra civile nella Maremma grossetana; ferrovieri anarchici che non ne possono più dei turni di 24 ore e vogliono farla pagare a lorsignori lanciando una locomotiva a bomba contro l’ingiustizia; fanti mandati al fronte a meno di 18 anni… Storie nostre, di gente di queste terre, o di altre zone, ma comuni a tutto il Paese.
Storie che sono sicuro ti sarebbero piaciute, caro Fausto, perché è da lì che veniamo. E ce lo hai sempre detto: queste storie vanno raccontate. E vanno raccontate tutte e per intero. Anche quando fanno male. O non sono del tutto edificanti. Avevi ragione. Sono d’accordo.
Personalmente, ma credo di poter interpretare il pensiero di tutti i compagni di avventura, sono molto contento di come è andata la serata alla Tensostruttura, con “L’Italia chiamò”: soddisfatto per il pubblico numeroso come capita raramente, soprattutto perché tutte quelle persone, di tutte le età, sono venute per salutare te. Per abbracciare i tuoi familiari. Per dire che l’Anpi continuerà il lavoro che hai riavviato e portato avanti tu in questi ultimi 10 anni…
Come soggetto produttore dello spettacolo siamo comunque orgogliosi degli apprezzamenti ricevuti dalla platea, giovedì, e nei giorni successivi. A Chiusi L’Italia chiamò era stato già proposto il 29 marzo alla sala Auser (ex cinema Astra). In due repliche hanno assistito allo spettacolo più di 260 persone. Un altro centinaio abbondante vi hanno assistito a Cetona e Città della Pieve il 4 e 5 luglio. Numeri importanti per una piece di teatro artigianale, che va “ascoltata” con attenzione quindi con una certa predisposizione e che non fa alcuna concessione al “popolaresco” … Evidentemente il format (già sperimentato con La notte prima dell’assedio, Lo Straniero e La Bomba) funziona. Funziona il mix parole e musica, funziona il reading che non è semplice lettura. Funzionano Alessandro Lanzani come narratore-mattatore, Dario Perini come musico, Carla Roso e Luca Tateo come voce e presenza a sostegno per dare più forza al racconto.
Quindi caro Fausto, insieme all’abbraccio e al saluto, ti mando anche una promessa. Queste storie continueremo a raccontarle. E ne racconteremo anche altre, se ci riusciamo. Anche a nome tuo.
Marco Lorenzoni









Con Fausto nel cuore. Avanti
Credo faccia più uno spettacolo del genere per far conoscere la storia e far chiedere i perchè di questa alla gente, chè mille discorsi.E lo dice uno che in quanto a discorsi non lesina nulla…..
Grazie del giudizio lusinghiero. Si chiama teatro di narrazione proprio perché “narra”, racconta. E spesso il teatro, come il cinema o il romanzo, serve per dire e raccontare cose che sarebbe più difficile far comprendere in altro modo. La difficoltà maggiore sta nel non prendersi troppo sul serio e farlo in modo che non risulti una “mattonata”… Ovviamente noi lo facciamo da semplici artigiani.. con mezzi da artigiani.
Mah, non ho avvisato nulla di quello che è stato narrato che non siano cose serie o commenti ai margini degli avvenimenti e ciò che dici che la difficoltà sia nel non prendersi troppo sul serio il sottoscritto non la vede, perchè il livello della narrazione e soprattutto la materia trattata è reale, veritiera e spesso anche inconfutabile ad ogni spirito sensibile,anche se accompagnate da lembi musicali che collocano la rappresentazione in un area che sembra debordare per un momento dalla materia ma che viene ricondotta sul tema se si conoscono quelle canzoni e ciò che vogliono significare: si parla quindi di valori con la V maiuscola ed attorno a queste delle vicissitudini delle persone.Non credo ci possa essere di meglio per entrare nell’animo e nella mente di quella che è o che dovrebbe essere” l’humanitas” delle persone. E’ quello che servirebbe oggi, fatto in maniera più estesa e che raggiungesse strati sociali sempre più larghi, proprio per contrastare culturalmente quelle condizioni che oggi si stanno affermando, contro le quali Bertold Brecht scriveva : ”….Vi verseranno grappa nella gola ma voi dovete rimanere lucidi”. Quanta verità in quelle parole….Continuando il mio discorso e cercando il più possibile di farla breve (ma mi riesce poco.. ) se ben ricordi qualche anno fa ti proposi la narrazione in forma teatrale di una storia vera avvenuta nel nostro territorio quando ho rintracciato gli scritti incompiuti di mio zio Solismo che tu hai conosciuto.Si tratta della cosiddetta ”Storia della Moiano Rossa” che si dipana da circa il 1862 fino agli anni ’60 e 70 del dopoguerra e riassume il clima e le vicissitudini che il nostro territorio di confine ha avuto nelle lotte dei contadini e degli operai in tal periodo.Vi sono intramezzate storie documentate vere e talvolta anche sanguinose di repressione da parte del del potere di allora e del fascismo agrario ,anche con qualche immagine di tali lunghe lotte per esempio del seme e della collaia ma anche di altro, create da vari personaggi realmente esistiti. Purtroppo Solismo non ha potuto terminare detto componimento ma credo proprio che per i fatti narrati meriterebbe di essere rivisitato anche in chiave particolare relativa ai fatti ed ai valori di quei tempi, per esempio come fu il battesimo di ”Libera Ribelle Germinale” mia zia (madre di Tito Tiberi il quale oggi ha 91 anni tutt’ora vivente a Città della Pieve che molti conoscono ) da parte di Angelica Balabanoff amante di Lenin e di Mussolini nel loro esilio in Svizzera,battesimo che venne effettuato nella fontana del Vaiano davanti ai contadini durante uno sciopero del bestiame, perchè il prete di Vaiano non la voleva battezzare dato che era figlia di un socialista (mio nonno) e fatta venir via di casa in una ”fujtina” con l’aiuto di una zia della famiglia Mondovecchio, che le calò di notte i pochi abiti in un canestro dalla finestra.Tutte storie e fatti veri e realmente successi quando si dice che la storia sia passata da queste partie e che poche persone conoscono. Un retaggio del passato da cui noi tutti veniamo e che andrebbe fatto conoscere, perchè come ho già detto oggi contano più e raggungono più facilmente la coscenza delle persone le vicissitudini raccontate in un certo modo che invece i racconti e le storie scritte che oggi quasi più nessuno si degna di leggere perchè reputate ”troppo faticose ed impegnative”ed allora scatta la noia che porta al rifiuto strutturale della conoscenza,lasciando la storia solo a coloro che la studiano, ed è anche lì’ che si annida il germe dell’apatia e del disinteresse che si riflette direttamente sulla politica.