L’ITALIA CHIAMO’ A CHIUSI: HAI VISTO QUANTA GENTE FAUSTO?

sabato 22nd, agosto 2026 / 17:19
L’ITALIA CHIAMO’ A CHIUSI: HAI VISTO QUANTA GENTE FAUSTO?
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CHIUSI – Caro Fausto, giovedì sera, sotto quel tendone, stesso luogo in cui a maggio ti abbiamo dato l’ultimo saluto, avrei voluto dirti “lo senti? fischia il vento, infuria la bufera”. Ma mi sembrava un po’ scontato. E allora ho detto solo “con noi ci sei sempre stato e ci sarai sempre, seduto lì su quella sedia, con il fazzoletto dell’Anpi al collo e il tuo fedele cagnolone Miccia a fianco.  Quella sedia ai nostri spettacoli ci sarà sempre. E’ la tua. La serata di giovedì 20 te la dovevamo. Noi di primapagina, l’Anpi, il Comune. Tutti, te la dovevamo. 

Hai visto quanta gente è venuta? Tanta. Più di quanta ne contenesse la platea. Mica era scontato. Tanto più che la serata non era proprio invitante. Il cielo scuro minacciava pioggia a catinelle e il vento fischiava forte davvero. Ha messo a dura prova microfoni, attori e musicista. Ha fatto volare copioni, spartiti e oggetti scena. Ma, come si dice sempre in questi casi, “the show must go on” e Alessandro, Carla, Dario e Luca sono andati avanti. Giustamente. E il vento è stato battuto 2-0. Il vento, per quanto forte e fastidioso, non può fermare il ricordo di un amico, di un compagno di strada. Alla fine è lui che si deve arrendere.

Eravamo lì, tutti, noi della troupe, l’Anpi, il sindaco, la vicesindaco, il pubblico, per presentare uno spettacolo, ma soprattutto eravamo lì per te, per mandarti un abbraccio forte, che spero ti sia arrivato, dovunque ti trovi adesso. E insieme a te abbiamo abbracciato, con una delle sei storie narrate, anche Francesco Guccini. So per certo che ti farà piacere, perché La Locomotiva te l’ho sentita cantare e strimpellare tante volte… E’ arrivato anche lui lassù da poco, se lo incontri, salutalo.

Quanto allo spettacolo, “L’Italia chiamò” è il primo dei nostri che non hai potuto vedere. Ma ti assicuro che è, come gli altri, un tributo alla memoria di queste terre, alla storia materiale delle persone comuni che spesso si trovano in mezzo ad eventi e situazioni che si intrecciano con la storia con la S maiuscola e ci rimangono incastrate dentro… Stavolta non si parla di Resistenza, ma di Risorgimento. Dei primi passi dell’Italia unita visti da una angolazione diversa da quella che ci hanno sempre raccontato a scuola. Diciamo con un angolo visuale dal basso. O da sotto. Dal lato dei poveracci, dei derelitti, anche di quelli che diventarono desperados per rabbia e miseria, o briganti dal grilletto facile per rivalsa nei confronti di uno Stato  che sentivano lontano, avverso, nemico: garibaldini chiusini; contadini pievesi e cetonesi ghigliottinati fra i primi dal nuovo Regno targato Savoia; predicatori amiatini scambiati per pericolosi sovversivi; briganti inafferrabili e sanguinari che combattono una loro guerra civile nella Maremma grossetana; ferrovieri anarchici che non ne possono più dei turni di 24 ore e vogliono farla pagare a lorsignori lanciando una locomotiva a bomba contro l’ingiustizia; fanti mandati al fronte a meno di 18 anni… Storie nostre, di gente di queste terre, o di altre zone, ma comuni a tutto il Paese.

Storie che sono sicuro ti sarebbero piaciute, caro Fausto, perché è da lì che veniamo. E ce lo hai sempre detto: queste storie vanno raccontate. E vanno raccontate tutte e per intero. Anche quando fanno male. O non sono del tutto edificanti. Avevi ragione. Sono d’accordo.

Personalmente, ma credo di poter interpretare il pensiero di tutti i compagni di avventura, sono molto contento di come è andata la serata alla Tensostruttura, con “L’Italia chiamò”: soddisfatto per il pubblico numeroso come capita raramente, soprattutto perché tutte quelle persone, di tutte le età, sono venute per salutare te. Per abbracciare i tuoi familiari. Per dire che l’Anpi continuerà il lavoro che hai riavviato e portato avanti tu in questi ultimi 10 anni…

Come soggetto produttore dello spettacolo siamo comunque orgogliosi degli apprezzamenti ricevuti dalla platea, giovedì, e nei giorni successivi. A Chiusi L’Italia chiamò era stato già proposto il 29 marzo alla sala Auser (ex cinema Astra). In due repliche hanno assistito allo spettacolo più di 260 persone. Un altro centinaio abbondante vi hanno assistito a Cetona e Città della Pieve il 4 e 5 luglio. Numeri importanti per una piece di teatro artigianale, che va “ascoltata” con attenzione quindi con una certa predisposizione e che non fa alcuna concessione al “popolaresco” …  Evidentemente il format (già sperimentato con La notte prima dell’assedio, Lo Straniero e La Bomba) funziona. Funziona il mix parole e musica, funziona il reading che non è semplice lettura. Funzionano Alessandro Lanzani come narratore-mattatore, Dario Perini come musico, Carla Roso e Luca Tateo come voce e presenza a sostegno per dare più forza al racconto.

Quindi caro Fausto, insieme all’abbraccio e al saluto, ti mando anche una promessa. Queste storie continueremo a raccontarle. E ne racconteremo anche altre, se ci riusciamo. Anche a nome tuo.

Marco Lorenzoni

 

 

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