MEDIO ETRURIA, ANCHE SALVINI ABBANDONA CRETI. AVANTI CON RIGUTINO O SI TORNA ALL’UTILIZZO DI PERUGIA, AREZZO E CHIUSI?

MEDIO ETRURIA, ANCHE SALVINI ABBANDONA CRETI. AVANTI CON RIGUTINO O SI TORNA ALL’UTILIZZO DI PERUGIA, AREZZO E CHIUSI?
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Giovedi 30 aprile, l’Associazione Perlumbria Cultura Economia Società ha promosso presso il Centro Culturale 1°Maggio di Ponte san Giovanni una presentazione del libro di Fabio Maria Ciuffini “La Mobilità Alternativa del futuro a Perugia”. Un tema caldissimo in città (è la seconda preoccupazione censita tra i perugini dopo la sanità) e ancor di più a Ponte San Giovanni assediata dal traffico. Durante l’incontro introdotto dall’autore hanno preso la parola l’Assessore Comunale alla mobilità e allo sport Pierluigi Vossi e Luigi Ercolani Presidente del Comitato “Chi salvera’ Ponte San Giovanni?”

La discussione ha preso le mosse da una situazione, per Perugia e hinterland, definita preoccupante: da città d’avanguardia a livello nazionale ed internazionale sulla mobilità alternativa oggi Perugia è tra le città maglia nera in Italia e in Europa nel rapporto auto private/popolazione e vive una sconnessione urbanistica e trasportistica veramente difficile da affrontare e migliorare.

Tre i temi sul tappeto: 1) il Nodo e Nodino di Ponte San Giovanni, si o no; 2) la localizzazione a Creti o no della Stazione Media Etruria per l’accesso di Perugia e di tanta parte dell’Umbria all’Alta Velocità ferroviaria verso Nord; 3) il Metrobus (o BRT) per collegare su gomma Perugia sud a Fontivegge, e alla periferia Ovest fino a Tavernelle.

Sul Nodo e Nodino si è detto che c’era un finanziamento pronto del MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti) che la Giunta neoeletta Ferdinandi del Comune di Perugia non voleva utilizzare (interrogazioni a valanga nelle sedi istituzionali, paginate di interviste e continue onde di propaganda social).

Della Media Etruria si è detto che c’era una decisione assunta in sede istituzionale, una scelta di FS e Ministero che il Comune di Perugia (sempre la Giunta Ferdinandi) voleva respingere.

Del BRT si diceva che era la chiave di innovazione della mobilità perugina e che se fosse stata eletta la Giunta Ferdinandi non se ne sarebbe fatto nulla. Ma per evitare le penali e di lasciare inutilizzati i mezzi acquistati dalla giunta Romizi per 14 milioni di euro, l’opera è cominciata e attualmente sono aperti parecchi cantieri.

Nel dibattito del 30 aprile intorno al libro di Ciuffini è emerso come le “opere-bandiera” del centro destra si sono rivelate delle bufale che hanno creato e orientato un dibattito falsato e drogato.

Adesso – è stato detto – “la Presidente Proietti e l’Assessore Regionale De Rebotti sono andati qualche mese fa prima ad ANAS e poi al Ministero a chiedere conto dello stato di finanziamento del Nodo di Ponte San Giovanni (anche nella versione Nodino). Il risultato appurato è che in realtà su questi capitoli non c’è una lira, che l’impegno iniziale del Governo Draghi è stato definanziato (cancellato) dal Governo Meloni e qualche spicciolo è andato solo alla progettazione del Nodino, mai però presa in considerazione. Così è stato disvelato il gioco e si è capito che non basta vantare l’amicizia col Ministro per conquistare un megafinanziamento inseguito da decenni”. Quanto alla stazione in linea per l’alta velocità ferroviaria, è stato fatto presente che “pochi giorni fa lo stesso Ministro Salvini, andando in campagna elettorale ad Arezzo e dopo le proteste della Regione Toscana, ha messo la pietra tombale su progetto della Media Etruria a Creti, lasciando aperto lo spiraglio per Rigutino. Sterilizzando così la crociata divisiva e contagiosa messa in atto in questi anni da Melasecche, evidentemente le sedi decisionali tanto sbandierate  erano fondate al massimo su amicizie di vicinato politico e non su atti concreti. Così oggi sull’Alta Velocità si apre un capitolo del tutto nuovo per l’Umbria oltre che per la Toscana”. Capitolo che può essere Rigutino, ma anche no. Perché i soldi non ci sono nemmeno per questa seconda ipotesi. Potrebbe dunque tornare in auge la famosa “opzione zero” del protocollo d’intesa umbro-toscano del 2014, ovvero l’utilizzo delle stazioni esistenti di Arezzo e Chiusi, tutte e due adeguate e funzionali anche per l’alta velocità. Oltre naturalmente a Perugia.

Quanto infine al metrobus, come dicevamo, la Giunta Ferdinandi, di fronte al rischio di dover pagare decine di milioni del bilancio comunale per rifiutare quest’opera mal progettata e fuori dalle priorità della mobilità perugina, ha preso coraggiosamente in carico la sua realizzazione, affrontandone la superficialità del progetto che non aveva nemmeno previsto le necessarie opere secondarie e che in alcuni passaggi poteva creare danni alla vita dei quartieri. Si è fatta carico dell’opera e la sta portando avanti con grande impegno, allo scopo di farla diventare una sorta di hub per l’intermodalità nella parte sud di Perugia.  E con il terminal a Tavernelle, di fatto diventa anche un terminal per collegare Perugia ala stazione di Chiusi, che da Tavernelle dista solo 15 km. Distanza che se venisse realizzata la variante alla Pievaiola e alla SP 309 del Fornello o Moianese, che la Regione Umbria ha definito “opera strategica”, potrebbe essere coperta in 10 minuti.

Il problema se mai è che di questa opera si è parlato e si parla molto (il tema è stato affrontato anche nel summit del 7 marzo a Chiusi, con i due assessori regionali De Rebotti per l’Umbria e Boni per la Toscana), ma di concreto si è visto poco, anzi niente.

 

 

 

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