IL CAMPO LARGO E’ GIA’ ALLAGATO E INSERVIBILE. E L’ABRUZZO E’ SEMPRE BAGNATO DA TRE MARI

lunedì 11th, marzo 2024 / 15:57
IL CAMPO LARGO E’ GIA’ ALLAGATO E INSERVIBILE. E L’ABRUZZO E’ SEMPRE BAGNATO DA TRE MARI
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L’effetto Sardegna non c’è stato, o forse sì, nel senso che il Centro Destra ha preso più volti del centro sinistra anche in Abruzzo, ma ha litigato di meno e dunque il candidato del centro destra ha vinto. Marco Marsilio, fedelissimo di Giorgia Meloni, romano,  è stato  confermato presidente della Regione. E’ la prima volta che accade, mai un presidente uscente era stato eletto ina seconda volta. Marsilio ce l’ha fatta con il 53,5% contro il 46,5% del suo sfidante Luciano D’Amico (centro sinistra alargato). L’Abruzzo ha deciso di rimanere una Regione bagnata da tre mari: l’Adriatico, il Tirreno e anche lo Ionio. Parole testuali dello stesso Marsilio, che evidentemente non sa nemmeno dove sia l’Abruzzo nonostante l’abbia governato per 5 anni e difetta parecchio in geografia. E se il 53,5% dei votanti vota per un presidente come Marsilio un qualche problema esiste. In Abruzzo. Ma chi si è proposto come possibile alternativa, sperimentando un campo non largo, ma larghissimo con Pd, M5S, sinistra e perfino renziani e seguaci di Calenda, evidentemente è stato ritenuto o percepito come alternativa poco credibile. E questo è un problema ancora maggiore (dal nostro punto di vista, quantomeno).

Chi si era illuso dopo la vittoria di Alessandra Todde in Sardegna (uscita vincente solo per le divisioni e gli sgambetti tra le forze della coalizione avversa, che comunque prese più voti del centro sinistra) deve tornare subito coi piedi per terra. Nel fango di quel campo largo che qualcuno ha già battezzato come un “campo di carciofi”. Che notoriamente sono un ortaggio buono da mangiare e pure caro al supermercato, ma fatto soprattutto di bucce, che poi finiscono nel cestino dell’umido.

Allo stesso modo chi descriveva l’Abruzzo come l’Ohio d’Italia, alludendo all’importanza che il piccolo stato industriale degli Usa ha di solito nelle presidenziali americane, deve essersi accorto che l’Ohio in Italia non c’è, e che la gente ormai (non da adesso) anche nelle elezioni regionali e comunali  non vota valutando la competenza o il curriculum dei candidati, ma per una più elementare scelta di campo. La Sardegna e l’Abruzzo si sono dimostrate ancora una volta regioni “di destra”. E il vento che tira, su tutta la penisola, è ancora un vento di destra e non è cambiato.

Il centro sinistra, nonostante la novità Elly Schlein, nonostante gli accordi elettorali del Pd con il M5S, non sfonda. Il Pd è sempre lì intorno al 20%, mentre il M5S, in Abruzzo, per esempio, è passato dal quasi 19% delle politiche 2022 al 6%. Un tracollo. In Sardegna ha ottenuto il 7,8%, non un plebiscito. Evidentemente l’elettorato del Movimento non gradisce troppo l’abbraccio al Pd, neanche adesso che è “depurato” dalla componente più destrorsa che ha già abbandonato la compagnia…

I centristi di Renzi e Calenda non è che vadano meglio, anzi vanno pure peggio. Il campo largo si è allagato alla prima pioggia. Non ha retto e ora è un terreno scivoloso. Non è un progetto politico, un “laboratorio”, è stato un tentativo di cartello elettorale venuto neanche tanto bene. Ora soprattutto i 5S mediteranno sul che fare, perché se l’esito è la loro scomparsa dalla scena, come sembra, non è detto che continuino su questa strada. A qualcuno nel Pd potrebbe anche andare bene, a loro no.  Anche la Lega di Salvini perde, ma i voti leghisti vanno a Fratelli d’Italia o a Forza Italia, i voti dei grillini a chi vanno? Al Pd non molti, a sinistra del Pd pochi lo stesso.

Ma il dato che salta più agli occhi è la sempre minore partecipazione al voto. In Sardegna il 52,4% in Abruzzo il 52,2%. Metà del corpo elettorale è rimasto a casa. E il centro sinistra non riesce proprio a riportare alle urne gli “elettori non votanti”, il popolo dell’astensione che è ormai largamente il primo partito.

il “campo largo” non solo non vince, o se vince, vince “di straforo” come si dice da queste parti, ma neanche convince come proposta politica. Non convince gli elettori del M5S, quelli della sinistra dispersa e orfana, quelli della componente centrista e liberal.. e anche i potenziali elettori Pd sembrano piuttosto disincantati. Sembrano sì, i più convinti, ma senza entusiasmi e infatti il partito di Elly il salto di qualità e di quantità non riesce a farlo. Secondo noi perché non è chiaro cosa sia e dove vuole andare. E’ ondivago, titubante, balbettante sulle guerre in atto, spesso appiattito su una linea atlantista, filo americana e filoisrarliana che fa acqua da tutte le parti, ma non convince nemmeno sulle questioni locali, cioè sulla sanità, le ferrovie, le politiche ambientali e di gestione dei territori, sempre in bilico tra vago ecologismo e sviluppismo a favore di opere inutili e cementificazioni a go go, i cui danni vengono a galla ogni volta che piove un po’ più forte. Si è visto in Emilia Romagna, in alcune zone della Toscana cosa è successo con alluvioni, frane, allagamenti…

In Italia è scomparsa metà dell’elettorato. Un tempo c’era la maggioranza silenziosa, adesso c’è una maggioranza silenziosa e invisibile. Ci sono intere generazioni (i giovani dai 18 ai 35 anni per esempio) che non partecipano quasi a niente, sembrano totalmente fuori quadro. Ma anche i 50-60 anni, la generazione di “quelli del 77” e degli “anni di piombo” per intenderci che appaiono sempre più disamorati, sfiduciati, assenti per scelta. E per rabbia. Per senso di impotenza. La politica intesa come impegno civile non esiste più. Ora al massimo viene percepita come un mezzo per avere uno stipendio dignitoso e per fare carriera. Ah già, ma questo lo aveva già scritto Francesco Guccini nel 1967…  Solo che nel ’67 c’erano anche molte speranze. Oggi sono svanite anche quelle.

Ho vistoLa gente della mia età andare viaLungo le strade che non portano mai a nienteCercare il sogno che conduce alla pazziaNella ricerca di qualcosa che non trovanoNel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnateLungo le strade da pastiglie trasformateDentro le nuvole di fumo del mondo fatto di cittàEssere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltàE un dio che è mortoAi bordi delle strade, dio è mortoNelle auto prese a rate, dio è mortoNei miti dell’estate, dio è morto
Mi han dettoChe questa mia generazione ormai non credeIn ciò che spesso han mascherato con la fedeNei miti eterni della patria o dell’eroePerchè è venuto ormai il momento di negareTutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e pauraUna politica che è solo far carrieraIl perbenismo interessato, la dignità fatta di vuotoL’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col tortoE un dio che è mortoNei campi di sterminio, dio è mortoCoi miti della razza, dio è mortoCon gli odi di partito, dio è morto
Ma pensoChe questa mia generazione è preparataA un mondo nuovo e a una speranza appena nataAd un futuro che ha già in manoA una rivolta senza armiPerchè noi tutti ormai sappiamoChe se dio muore è per tre giorni e poi risorgeIn ciò che noi crediamo, dio è risortoIn ciò che noi vogliamo, dio è risortoNel mondo che faremo, dio è risorto
(“Dio è morto”, Francesco Guccini, 1967)

 

 

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