GUERRA IN UCRAINA: LA CAUTELA USA E LA RIGIDITA’ DI ZELENSKY, CHI GETTA ACQUA SUL FUOCO E CHI CI SOFFIA…

lunedì 07th, marzo 2022 / 17:34
GUERRA IN UCRAINA: LA CAUTELA USA E LA RIGIDITA’ DI ZELENSKY, CHI GETTA ACQUA SUL FUOCO E CHI CI SOFFIA…
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L’IMPRENDITORE CHIUSINO PAOLO BURICCA RIMASTO PER GIORNI A KIEV E’ TORNATO A CASA

“Stabilire una no fly zone sopra l’Ucraina significherebbe rischiare uno scontro diretto tra Nato e Russia e i nostri sforzi vanno nella direzione di porre fine a questa guerra il prima possibile, non vogliamo allargarla ai nostri stessi Paesi e ai nostri territori”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in conferenza stampa congiunta a Riga con il primo ministro lettone Arturs Krisjanis Karins. «Per essere estremamente chiari, una ”no fly zone” significa che, se un aereo russo viola la zona stabilita, dobbiamo abbatterlo, il che creerebbe il rischio considerevole di creare un conflitto diretto con la Russia-  ha spiegato Blinken- e una guerra più estesa non è nell’interesse di nessuno, nemmeno dell’Ucraina“.

La posizione degli Usa sembra chiara ed è anche molto netta. E’ un no alle richieste del presidente ucraino Zelensky che invece insiste nel chiedere armi, aerei da combattimento e no fly zone… Cioè, mentre è in corso il terzo round di colloqui tra Russia e Ucraina, il segretario di Stato Usa frena e prova a far intendere che l’allargamento del conflitto non è nelle intenzioni e nemmeno nell’interesse dei paesi occidentali (e nemmeno dell’Ucraina), Zelensky invece spinge in direzione opposta, per la guerra. Alcuni giornalisti indipendenti hanno raccontato su vari siti come ieri siano state le forze ucraine a minare e bombardare le strade dei “corridoi umanitari” a Mariupol, per evitare l’uscita dei civili, sapendo che una volta evacuati i civili, i russi potrebbero sferrare l’attacco finale e annientare i reparti ucraini che nella zona sono soprattutto i battaglioni filonazisti Aidar e Azov che dal 2014 controllano il Donbass e sono stati inglobati da Zelensky nella Guardia Nazionale.

Da quanto trapela sia da fonti russe, che da fonti occidentali, la Russia avrebbe comunicato all’Ucraina le condizioni per il cessate il fuoco. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato che “la Russia chiede all’Ucraina di interrompere le azioni militari, incorporare la neutralità nella propria Costituzione, riconoscere la Crimea come territorio russo e riconoscere le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk come Stati indipendenti. La Russia — ha precisato — non sta annettendo il Donetsk e il Lugansk ma chiede solo che le due repubbliche separatiste vengano riconosciute come Stati indipendenti dall’Ucraina”. “Ci fermiano immediatamente se l’Ucraina accetta le condizioni”  ha concluso.  D’altro canto c’è chi teme che i russi abbiano dato il placet ai corridoi umanitari per evacuare i civili, per togliere gli “scudi umani” alle forze ucraine e per sferrare l’attacco decisivo non solo a Mariupol, ma anche a Kiev e nelle altre grandi città…

Un’Ucraina indipendente, ma neutrale. Perché Zelensky rifiuta questa opzione preferendo esporre il suo popolo ad una guerra sempre più dura e al rischio di una carneficina generale?

Noi, nel nostro piccolo, lo scriviamo dal 26 febbraio, primissimi giorni di guerra. La resistenza degli ucraini è coraggiosa, encomiabile, comprensibile come slancio patriottico, ma è evidente, ogni giorno che passa sempre più evidente, che sia anche molto rischiosa, per i combattenti ucraini, per le città stesse che rischiano di essere distrutte, per i civili che non riusciranno ad uscire dall’Ucraina. Il rischio di un massacro generale in diretta Tv è molto concreto. Certo può essere un massacro anche per i giovani soldati russi mandati in guerra da Putin, perché la resistenza sarà dura e decisa. Il numero dei morti aumenterà a dismisura.

Per questo è inconcepibile che non si riesca a fermare le ostilità. Solo che bisognerebbe che si fermassero entrambi.

Zelensky, anche lui si è dimostrato coraggioso, ma adesso sembra voler puntare alla guerra totale, non ad una soluzione negoziata che potrebbe salvare il futuro dell’Ucraina e molte vite umane… E’ il primo a soffiare sul fuoco e a chiedere aiuti che vorrebbero dire guerra mondiale, non pace negoziata.

Già l’invio di armi all’Ucraina, da parte dei paesi della UE e della Nato è un’operazione ad altissimo rischio, anche se contemplato come un intervento di legittima difesa. Chi lo paragona all’invio di armi da parte degli alleati angloamericani ai partigiani italiani e francesi dal 1943 al ’45 dimentica un particolare: gli angloamericani erano in guerra con la Germania Nazista, paesi UE e Nato adesso non sono in guerra con la Russia.

Quando scoppia una guerra, la prima cosa da fare è cercare soluzioni diplomatiche che la facciano finire prima possibile, non allargarla ad altri paesi, come avverrebbe immediatamente se la Nato attivasse la No fly zone sui cieli ucraini…

Non si può chiedere a Zelensky e all’Ucraina una resa incondizionata e l’accettazione totale delle richieste della Russia di Putin. Ma in certe situazioni, di fronte a migliaia di morti e alle macerie, al possibile allargamento del conflitto, fino all’opzione nucleare, che significherebbe la fine dell’Europa come continente, non solo come entità politico-amministrativa, la soluzione negoziata è l’unica via di uscita e può diventare una “resa onorevole” per entrambi i contendenti. La base per riscrivere gli assetti futuri di un mondo che con potenze come la Russia, la Cina, l’India dovrà fare i conti.

Entrambi dovranno ottenere qualcosa e rinunciare a qualcos’altro. L’ipotesi di un’Ucraina stato cuscinetto, demilitarizzato e neutrale, ma indipendente e sovrano (come la Finlandia per intenderci, e come dovrebbero essere anche altri situati al confine tra l’Occidente e la potenza russa) può rappresentare una soluzione percorribile e accettabile. L’autodeterminazione delle regioni o repubbliche del Donbass, anche… Ovviamente negoziando il tutto, magari con l’intervento di “mediatori” internazionali di prestigio, assicurando aiuti, protezione e accoglienza e assistenza alle popolazioni diventate folle di profughi, magari anche l’ingresso nella UE dell’Ucraina a guerra finita…

L’alternativa è la guerra globale, altre non ve ne sono.

Il diario dal fronte registra una buona notizia, Paolo Buricca, l’imprenditore chiusino rimasto per giorni intrappolato a Kiev, è tornato a casa. E’ arrivato nel tardo pomeriggio di ieri, stanco e provato da un viaggio rocambolesco e a tratti pericoloso, ma sta bene. Con lui anche una famiglia ucraina che lo ha accompagnato e seguito fino a Chiusi e che adesso sarà “ospite” della comunità chiusina come altri profughi già arrivati o che arriveranno nei prossimi giorni. Da Chiusi Paolo ha detto che intende dare una mano nel coordinamento degli aiuti umanitari a favore della popolazione ucraina. Avendo visto la guerra da vicino (e dal di dentro) sa quanto sia importante aiutare chi si trova in mezzo all’inferno.

La speranza è che i negoziati in corso portino qualche risultato.  La cautela del Segretario di Stato americano è in questo quadro un’altra buna notizia. Una domanda che ci ronza nella testa è: ma in una situazione come questa cosa proporrebbe (e cosa farebbe) uno come Aldo Capitini?

m.l. 

 

 

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