IL COMITATO ARIA SPACCA IL FRONTE ANTI BETTOLLINI. NEL PD PARTE LA RESA DEI CONTI

martedì 06th, ottobre 2020 / 15:51
IL COMITATO ARIA SPACCA IL FRONTE ANTI BETTOLLINI. NEL PD PARTE LA RESA DEI CONTI
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CHIUSI –  Come era prevedibile, il siluro sparato ieri dal Comitato Aria alle forze politiche chiusine e soprattutto alle tre rappresentanze consiliari (“tutti inadeguati, servono persone di ben altra levatura e capacità”) qualche effetto lo ha avuto. Le reazioni non sono fatte attendere. Luca Scaramelli e Daria Lottarini, dei Podemos, non hanno gradito. “L’uscita del Comitato mi sembra una forzatura e una fuga in avanti, più che un richiamo alle forze politiche, ci leggo una chiara volontà di posizionarsi sulla scena politica, proposito del tutto legittimo, ma che difficilmente si può mascherare da richiamo a migliori capacità intellettuali sparando a zero contro tutti ed erigendosi a supremi difensori del bene comune” scrive Lottarini in un commento su primapagina.  Marco Nasorri, in un altro commento, sempre su questo giornale, è ancora più tranchant: “Se l’intento del Comitato è dividere il fronte che si oppone al carbonizzatore ci stanno riuscendo”.

Insomma un’uscita quella del Comitato Aria che dimostra da un lato l’altezzosità del sodalizio rispetto alla politica, come se quelli adeguati fossero solo loro…scremando addirittura le due forze di minoranza, che pure appoggiarono la battaglia anti Acea.  E dall’altro spinge le due formazioni di opposizione a trattare con il Pd, piuttosto che con il fronte avverso, che le considera inadeguate. Comprensibile la reazione dei Podemos (quella dei 5 Stelle  non c’è stata o si è limitata ad un blando commentino di Bonella Martinozzi, anche lei però imbarazzo) che si sono spesso risentiti delle critiche ben più lievi rivolte loro da questo giornale e adesso si trovano a dover rintuzzare un fuoco amico di diversa provenienza.

Il fronte anti Bettollini e anti Pd dunque si sfalda prima di cominciare la partita. Il Comitato è sul mercato elettorale – ha ragione Daria Lottarini, questo e solo questo può essere il senso della presa di posizione di cui si parla e anche noi lo avevamo già scritto –  ma se rompe con Podemos e M5S gli rimane solo la destra e la Lega come possibili interlocutori. Un regalo inusitato al Pd, che avrebbe buon gioco nel bollare una operazione del genere come un tentativo portare l’assalto al Palazzo d’Inverno insieme alle truppe salviniane e della Meloni. Ma anche la scelta del Comitato Aria di entrare nell’agone politico non come soggetto di supporto e di confronto, ma direttamente come soggetto antagonista e soggetto guida, quello che decide chi è buono e adeguato e chi no, del fronte avverso all’establishment. Ma è davvero così? il Comitato Aria è davvero il soggetto politico che può dare la patente a tutti gli altri? La conduzione di una battaglia specifica e il consenso ricevuto attorno a quella battaglia, un consenso facile perché è facile prendere applausi quando agiti lo spettro ella paura, può trasferirsi in opzioni elettorali e politiche per la gestione di un Comune? Vedremo.

Alle Europee del gran clamore della vicenda Acea non si è vista traccia. Anzi la forza politica che più si era impegnata contro il Carbonizzatore e cioè la lista Sì Toscana a Sinistra di Tommaso Fattori ha raccolto pochissimo (130 voti, compresi  i voti disgiunti), meno di Fratelli d’Italia e di Italia Viva, per dire… Il lavoro di Fattori in consiglio regionale sul progetto Acea non è stato riconosciuto, né tantomeno premiato. E’ vero che gli elettori non hanno premiato il Pd, che ha perso circa 500 voti, ma neanche le forze che si erano espresse apertamente contro l’impianto Acea, dal M5S alla Lega, a Forza Italia. Tutti hanno perso pure più del Pd.  Quindi pensare che sia quello il tema dirimente della campagna elettorale, ad oggi appare come un’ipotesi labile, frutto di una impostazione monotematica della politica. Sempre secondo i numeri, poi magari alle comunali tutto cambierà, ma al momento questa è la situazione di fatto.

Intanto il Pd, forse rinfrancato dalle divisioni nel “resto del mondo” e in attesa di capire come muoversi e con chi tentare i primi approcci per eventuali alleanze in vista del 2021, si appresta alla consultazione nei circoli sulla questione-Bettollini.  Il partito di maggioranza ha davanti a sé molteplici opzioni:

1) può dire a Bettollini che ha governato bene, che ha portato a casa risultati importanti (cose che il Pd ha detto nel gennaio 2019 quando Bettollini presentò la relazione di mid term e che la segretaria Cardaioli ribadì, al momento del suo insediamento, all’inizio di marzo 2020), ma che il partito ha un progetto politico che richiede altri attori. Cioè potrebbe fare come ha fatto la Juve con Sarri che ha vinto lo scudetto, ma è stato licenziato lo stesso e come ha fatto il Pd pievese con Fausto Scricciolo nel 2019.

2) Può dire a Bettollini che ha governato bene e ha portato a casa risultati importanti, ma essendosi egli messo fuori dal partito, annunciando ad agosto il non rinnovo della tessera 2020, non ci sono le condizioni politiche per una ricandidatura con il Pd per le comunali 2021. Quindi fine della storia.

3) Può dire a Bettollini che per il Pd lui può essere il candidato a sindaco se rientra nel partito e se concorda una linea politica e un programma condiviso.

4) Può dire a Bettollini ciò che è scritto al punto 3, ma se ci fossero altre candidature (anche autocandidature) il partito le valuterà non escludendo il ricorso alle primarie per scegliere la migliore.

5) Può dire a Bettollini: il partito non è più quello del 2016 e nemmeno quello di un anno fa, è cambiato, ha un nuovo gruppo dirigente che ha una visione diversa della politica e anche del rapporto tra partito e amministrazione, quindi valutiamo insieme se ci sono le condizioni per proseguire il cammino insieme oppure è meglio prendere strade diverse. Insomma, proviamo a vedere se lo strappo si può ricucire oppure no.

Nei due mesi passati, da quando il sindaco ha annunciato il non rinnovo della tessera Pd ad oggi, il Pd avrebbe potuto anche dire altre cose ed esprimere tutte le perplessità e i dubbi su Bettollini e sulla sua gestione dell’Amministrazione. Ma non lo ha fatto.

Si sa che alla segretaria Cardaioli non piace “l’uomo solo al comando”, ma al di là di questo nulla è stato detto di negativo da parte del Pd sulla gestione della vicenda Acea, né sulla sovraesposizione mediatica durante l’emergenza covid, né su specifiche scelte amministrative.

Si sa che una delle accuse che vengono rivolte a Bettolini, anche all’interno del Pd, è quella di essersi isolato e di aver isolato il Comune di Chiusi rispetto agli altri comuni della zona, cosa che sarebbe emersa chiaramente al momento della discussione sulle candidature per le regionali, ma anche questa critica è rimasta sempre sottotraccia. Il Pd, dopo l’addio al partito da parte del sindaco, avrebbe anche potuto dire di non sentirsi più rappresentato da Bettollini e avrebbe potuto chiedere al proprio gruppo consiliare di sfiduciare il sindaco e affidare l’ultimo miglio di mandato ad un Commissario Prefettizio.

Il Pd insomma avrebbe potuto fare e dire molte cose, ma non le ha fatte e non le ha dette. Ogni opzione sarebbe stata legittima, invece ha fatto passare due mesi con la scusa delle regionali. Ha fatto sfilacciare inesorabilmente i rapporti interni creando oggettivamente un clima pesantissimo, anche all’interno del gruppo consiliare (si è visto palesemente nell’ultima seduta). Nel frattempo però alle regionali ha perso altri 500 voti, toccando il minimo storico del partito di maggioranza: 1.170 voti, 33%. Un elettore su 3, ma sul 70% scarso degli elettori. Certo anche la gestione “personalistica” di Bettollini uomo solo al comando aveva fatto registrare un calo dai 2.816 voti delle comunali ai 1.629 delle Europee, ma nel mezzo c’è stato il boom dei 5 stelle e quello della Lega e qualche scissione nel Pd. E il nuovo corso del partito a livello locale non ha invertito la tendenza, anzi l’ha accentuata, pur in presenza di un calo netto dei grillini e della stessa Lega.

Ovvio che ad ognuna delle opzioni prima indicate per il Pd, corrisponde una opzione uguale e contraria del sindaco,  che dal canto suo, può aspettare il responso del partito di maggioranza e poi decidere il da farsi, a seconda di come andrà. Anche Bettollini può provare a rimanere al pezzo e a finire il mandato come sta facendo adesso, può rompere gli indugi e annunciare una sua lista personale, può dimettersi da sindaco, chiamando di fatto il commissario, e mettendo il Pd e il Psi in una condizione scomodissima. Nella situazione in cui siamo, può sembrare paradossale, ma ha più da perdere il Pd che Bettollini. Certo, se gli altri (avversari e possibili alleati) si scannano tra loro, eliminandosi a vicenda, uno ad uno, come gli Orazi e i Curiazi, allora anche per il Pd e Bettollini tutto può diventare più semplice…

M.L.

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