CHIUSI, CETONA E LA RIPARTENZA: SERVE IL CORAGGIO DEI CONTROPIEDISTI E UN PO’ DI VISIONE DI GIOCO

domenica 07th, giugno 2020 / 16:52
CHIUSI, CETONA E LA RIPARTENZA: SERVE IL CORAGGIO DEI CONTROPIEDISTI E UN PO’ DI VISIONE DI GIOCO
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Prima si chiamava “contropiede”. Poi ad un certo punto qualcuno cominciò a usare il termine “ripartenza”. Ma il senso è sempre lo stesso: quello di un ribaltamento dell’azione e dunque del fronte. La trasformazione di una azione difensiva, in azione d’attacco. Un cambio di scenario improvviso studiato a tavolino e in allenamento e poi applicato in partita. Parliamo di gergo calcistico. E in Italia nel gioco in contropiede siamo maestri. La scuola calcistica italiana si è sempre basta sul “prima non prenderle”, cioè su una buona difesa (qualcuno la estremizzò fino a farla diventare “catenaccio”, ovvero difesa a oltranza a maglie strette) e poi sulla “ripartenza” improvvisa, a folate. Con interpreti veloci e possibilmente letali.

Ecco, in questi giorni si parla molto di “ripartenza” dopo l’emergenza Covid e la lunga clausura a cui il virus ci ha costretti. E in effetti, come spesso accade, il gergo calcistico, aiuta a capire sia la situazione, sia ciò che servirebbe. La situazione è che siamo tutti sulla difensiva, assediati, stremati, chiusi nella nostra area di rigore. Ciò che servirebbe sono degli interpreti veloci, abili nel dribbling e nell’uno contro uno, ma anche qualcuno capace di pensieri più lunghi e visione di gioco. Cioè qualcuno che con un lancio di 40 metri, magari dalle retrovie faccia ripartire l’azione innescando l’ala o il centravanti per buttarla dentro.

Al momento sembra invece che quasi tutti giochino solo di rimessa: tutti in difesa e poi palla lunga e pedalare, e vediamo come va… Il Milan di Rocco giocava di rimessa e faceva un catenaccio micidiale, ma aveva Rivera che era uno dal pensiero lungo. Allora ecco che dal governo alle regioni, ai comuni, servirebbe adesso, in questa fase, qualche Rivera. Un Antognoni. Uno “con la genialità di uno Schiaffino”. Perché per ripartire servono idee, visione di gioco e lanci lunghi. Non solo la capacità di tener botta o qualche aletta sgusciante. 

Per carità, vanno bene, benissimo, le misure di emergenza per aiutare ad esempio gli operatori commerciali e turistici.

A Chiusi, per dire, il consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una mozione che prevede il varo dal 1 giugno di una serie di misure:

– Esenzione del pagamento della tassa di soggiorno per chi pernotta nelle strutture ricettive della nostra Città fino al 31 dicembre;
– Estensione dell’esenzione fino al 31 dicembre del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche per tutte le attività di somministrazione di cibi e bevande (il Dl Rilancio la prevede fino al 31 ottobre);
– Esenzione del pagamento del canone di occupazione di spazi e aree pubbliche fino al 31 dicembre per tutte le attività di somministrazione non assistita, come pizzerie al taglio e gelaterie, e per gli esercenti dei mercati di Chiusi Scalo e Chiusi Città e dei posteggi fuori mercato (misure non previste dal Dl Rilancio);
–  Abolizione dei parcheggi blu (a pagamento) e trasformazione degli stessi in spazi a sosta libera con disco orario (max 2 ore) fino al 31 dicembre.

Cose buone e giuste in un momento di difficoltà come questo. Ma sono sufficienti? Senza qualche “lancio di 40 metri” no…  Ma lo sa anche il Comune che sta pensando per esempio di liberare la piazza XX Settembre (piazza del Comune) dalle auto per trasformarla in una sorta di salotto buono con i tavoli dei ristoranti all’aperto. E questo è un bell’assist agli operatori, ma anche alla cittadinanza che avrà in una estate anomala un luogo di incontro n uovo, particolare.

Un altro “lancio lungo” con una visione di gioco più ampia e in prospettiva potrebbe essere quella di dare seguito alla cancellazione dei posteggi blu a pagamento  con la creazione di una o più piste ciclabile urbane, proprio in luogo dei posteggi. Questo in particolare a Chiusi Scalo che si presta, essendo una cittadina pianeggiante e con strade abbastanza larghe. Da queste colonne una proposta simile l’avevamo fatta 3 anni fa. Ora si è fatto un passettino da parte del Comune, che potrebbe facilitarla. Ci sono anche dei bonus governativi per le piste ciclabili.

A Chiusi scalo la pista potrebbe collegare alcuni punti “caldi” come la stazione e piazza Dante, il centro medico, i giardini di piazza XXVI giugno e le scuole elementari.

La riconquista, che non era per nulla scontata, data l’emergenza covid, della fermata del Frecciarossa, potrebbe essere giocata in chiave promozionale del territorio, ma anche come occasione per politiche di area più stringenti, più “solidali”, più univoche in modo da superare vecchie logiche di campanile o piccole gelosie tra sindaci e assessori.

Ma la “ripartenza” dovrà puntare anche a qualche scorribanda coraggiosa e inusitata sul piano dell’offerta culturale, che per forza di cose non sarà come quella degli altri anni, scommettendo su energie locali e su luoghi insoliti.

Soprattutto però, la prima cosa da fare sarà liberarsi della paura che ci ha attanagliato e ci attanaglia tutti.

Va bene la cautela, va bene il rispetto di norme di sicurezza, la mascherina, la distanza fisica, il lavaggio frequente delle mani, ma servirà recuperare anche la voglia di uscire di casa, di farlo senza timori.

Chiusi in questi giorni, nonostante la ripartenza e la riapertura dei confini continua ad apparire come una ghost town. In giro solo giovani e giovanissimi: anche nei bar e nei ristoranti solo quindicenni, ventenni e trentenni. E qualche rara famigliola. Che cosa sta succedendo agli over 40 e over 50? Bastano i social per socializzare? E Chiusi non è una eccezione. E’ un po’ dappertutto la stessa cosa.

Ieri, 6 giugno, a Cetona, per esempio, all’ora dell’aperitivo in piazza c’era un bel po’ di gente. Per lo più gente di fuori. Si sentiva parlare romano, milanese. Cetonesi acquisiti, il famoso popolo delle seconde case. Alcuni sono Vip, altri no. Ma il 2 giugno, prima che riaprissero i confini regionali, in piazza non c’era nessuno. Ieri a Cetona si respirava aria di normalità ritrovata. Si respirava l’atmosfera tipica di Cetona, che il covid sembrava aver spazzato via per sempre. Però erano più i “forestieri” che i cetonesi.  Segno che la gente del posto, a Cetona come a Chiusi, ha più paura di chi magari la clausura l’ha vissuta in una grande città, con numeri di contagio decisamente più alti.

Anche questo deve essere motivo di riflessione.  Non bisogna abbassare la guardia e sbracare come se nulla fosse successo, far finta di niente e tornare a comportarci tutti come prima, ma forse un po’ più di coraggio e di fiducia bisognerà averne. Altrimenti non moriremo di covid, ma moriremo di inedia.

E già adesso, in una piazza splendida come quella di Cetona, o in piazza del Comune a Chiusi una orchestrina jazz, un violinista o una rock band potrebbero tranquillamente suonare e la gente potrebbe star  lì ad ascoltare, secondo i protocolli, ma senza la paura di infettarsi.

m.l.

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