2 GIUGNO: IL VOTO ALLE DONNE E LA TOPOLINO AMARANTO

martedì 02nd, giugno 2020 / 17:03
2 GIUGNO: IL VOTO ALLE DONNE E LA TOPOLINO AMARANTO
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Oggi è il 2 giugno ed è una festa importante. E’ la Festa della Repubblica. Una festa laica non religiosa. Ed è la conseguenza tangibile, anche nel calendario, del 25 Aprile. Ovvero della lotta armata e della Liberazione dal nazifascismo. Il 25 aprile del ’45 e il 2 giugno ’46 sono le date fondanti della nazione nata dalla Resistenza. Ma il 2 giugno non si celebra solo la vittoria della Repubblica sulla Monarchia, che avvenne per la verità solo in metà del Paese, da Roma in su. Perché da Roma in giù, al referendum vinse la monarchia. Ed è quasi un mistero come, in soli 80 anni il sud passò dalla fedeltà ai Borboni alla fedeltà a Casa Savoia (che i Borboni li aveva spodestati con l’aiuto dei garibaldini). Ma del resto è un  mistero anche il fatto che oggi al sud molta gente voti il partito che ha creato la sua fortuna insultando i meridionali, additandoli come parassiti, mafiosi, nullafacenti, assenteisti e pure “puzzolenti”, tanto da evocare il fuoco liberatore dei vulcani per fare pulizia…

Ma questo è un altro discorso. Dicevamo che il 2 giugno non è solo la festa della Repubblica. E anche la prima volta, quel 2 giugno ’46, che votano le donne. E’ l’ingresso in massa nella politica di un soggetto nuovo, tenuto fino ad allora sottotraccia. L’universo femminile alle urne è un fatto dirompente. Che certo, all’inizio premia i partiti conservatori e la Dc in particolare, perché le donna, nel ’46 è ancora madre e casalinga, e poco più. C’erano state le donne della Resistenza, certamente. Ma anche lì la storiografia ufficiale le aveva relegate a ruoli marginali o comunque secondari. Mai di primissimo piano. Anche se nella realtà non fu così e molte donne ebbero invece ruoli fondamentali e decisivi anche nella resistenza armata. Si pensi alla 4 giornate di Napoli, per esempio.

Il voto alle donne del ’46 restituisce alle donne un ruolo paritario rispetto almeno al diritto di scegliere i propri rappresentanti e l’ordinamento politico.

Ovvio che non venne per caso, né per grazia ricevuta.

 Già tre mesi prima, il 10 marzo del 1946 le donne avevano esercitato il diritto di voto durante le elezioni amministrative in alcuni comuni. E il voto al referendum è il punto di approdo di un lungo percorso e di una storia che segna il Novecento, ma che trae origini nelle spinte “suffragiste” dell’Ottocento e nella battaglia di donne come Anna Maria Mozzoni o Anna Kuliscioff.

Il voto delle donne è un momento chiave del processo di ricostruzione dell’Italia e una svolta radicale nella storia del paese: l’emergere della soggettività femminile contribuisce non solo a cambiare la natura della democrazia italiana, ma anche quella dell’ordine familiare, delle relazioni tra i sessi.  Il 2 giugno la percentuale delle votanti fu quasi uguale a quella maschile, 89% le donne e 89,2% gli uomini, e nelle amministrative furono elette quasi 2 mila consigliere comunali. All’assemblea Costituente furono 21 le donne elette. Eppure si parla di padri costituenti e non di “madri”.

Ma il voto alle donne del ’46 è il primo passo verso altre conquiste. Fino al 1953 le donne non potevano far parte di una giuria popolare, fino al ’63 non potevano entrare in magistratura. Il nuovo Diritto di Famiglia è del 1975…

Bella quell’estate del ’46. La seconda dopo la fine della guerra, ma la prima era ancora troppo vicina agli ultimi colpi di cannone e di mitragliatrice, troppo forte ancora nel ’45 il puzzo di bruciato e di cadaveri, di benzina, troppo alti ancora i cumuli d macerie da spalare, troppe le mine ancora disseminate nelle strade e nei campi . Il ’46 era già un’altra storia. C’era voglia di ripartire, un po’ come adesso dopo l’emergenza covid, c’era voglia di andare a ballare. Di prendere una macchina o la Vespa, lo scooter appena nato che motorizzò gli italiani.. C’era anche la voglia di mandare a quel paese, il più lontano possibile il Re e la sua corte di traditori, che non avevano esitato a scappare nel momento più tragico, c’era voglia di veder sventolare il tricolore, ma anche le bandiere rosse, perché senza i comunisti, i socialisti e gli azionisti la Resistenza non ci sarebbe stata e neanche la vittoria.  Strade polverose, Coppi e Bartali che si danno battaglia al Giro d’Italia ritrovato, il Grande Torino che vince il campionato di nuovo a girone unico a 20 squadre, con una media di 3 gol a partita… Ce l’ha raccontata bene Paolo Conte quella stagione e quell’estate indimenticabile:

Oggi la benzina è rincarata
è l’estate del ’46
un litro vale un chilo d’insalata,
ma chi ci rinuncia? A piedi chi va?
L’auto: che comodità!

Sulla Topolino amaranto
dai, siedimi accanto,
che adesso si va.
Se le lascio sciolta un po’ la briglia
mi sembra un’Aprilia
e rivali non ha.
E stringe i denti la bionda
si sente una fionda
e abbozza un sorriso
con la fifa che c’è in lei
ma sulla Topolino amaranto
si sta ch’è un incanto
nel quarantasei
Sulla Topolino amaranto
si va ch’è un incanto
nel quarantasei

Bionda, non guardar dal finestrino
che c’è un paesaggio che non va:
è appena finito il temporale
e sei case su dieci sono andate giù.
Meglio che tu apri la capote
e con i tuoi occhioni guardi in su
beviti ‘sto cielo azzurro e alto
che sembra di smalto
e corre con noi..

Un affresco, con chitarra, pianoforte, armonica e batteria a fare da cornice.

 

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