CHIUSI, LA SINISTRA ASSENTE… E ALLORA IL PD? (E I 5 STELLE?)

giovedì 27th, giugno 2019 / 11:50
CHIUSI, LA SINISTRA ASSENTE… E ALLORA IL PD? (E I 5 STELLE?)
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CHIUSI – Qualche giorno fa, su queste stesse colonne, riflettevamo sulla “scomparsa della sinistra a sinistra a del Pd“, quantomeno sull’assenza della scena di un’area che solo tre anni fa, alle comunali prese più voti dei 5 Stelle e adesso sembra non accorgersi neanche di eventi e situazioni, diciamo così, favorevoli o in linea con le posizioni e le idee da essa propugnate. Però se Sparta piange, Atene non ride. E anche i 5 Stelle e il Pd non è che a Chiusi stiano tanto bene.

Il Movimento 5 Stelle per esempio alle politiche 2018 a Chiusi ottenne 1.020 voti pari al 22,25%, 400 voti in più rispetto alle comunali 2016 (600). Ma in un anno, dopo aver conquistato il Governo Nazionale, i grillini sono tornati a quota 497. Addirittura sotto la soglia minima della comunali. Passando dal 22, 2% al 12,4. Un bel salasso. E al di là di qualche interrogazione o interpellanza, spesso su aspetti procedurali, in Consiglio comunale, all’esterno la presenza dei 5 Stelle è irrisoria. Pressoché impercettibile e come l’area della sinistra rappresentata in loco da Possiamo, anche i grillini partecipano poco o niente alle iniziative pubbliche e suo social commentano quasi esclusivamente fatti o prese di posizione dei leaders nazionali, ora Di Maio, ora Di Battista, ora qualcun altro. Sulle vicende locali, anche quelle di piazza (vedi la Festa della Costituzione, o le celebrazioni per la Liberazione della città) zero. Mai una parola. Come se certe cose non li riguardassero. Il risultato però una caduta verticale dei consensi. E se si guarda al risultato della Lega di Salvini, passata dai 632 voti (14,05%) delle politiche 2018 ai 1.111 voti, pari al 27,8% delle Europee si capisce anche dove siano finiti i voti persi dai 5 Stelle: 523 ne ha persi il movimento, 479 ne ha guadagnati la Lega che evidentemente ha rosicchiato qualcosa anche ad altri, Pd compreso.

Anche il partito di maggioranza continua a perdere. Nel 2018 ottenne 1.808 voti pari al 40,20%. Alle Europee  di voti ne ha presi 1.629 (-179), pari al 40,8%. Percentuale mantenuta solo in forza del minor numero di votanti.  Ma anche in questo caso, al di là dell’emorragia continua e inesorabile di consensi, la cosa che salta agli occhi è l’assoluta assenza del Pd come partito dal dibattito politico e pubblico.

E’ vero che il sindaco Bettollini e i suoi assessori sui social sono piuttosto attivi e via via di iniziative e “uscite pubbliche” ne fanno, è vero che sono tutti del Pd, ma la giunta non è il partito. E non lo è nemmeno il Gruppo consiliare. E’ il partito che non favella su niente e su nessuno e come gli altri non partecipa a niente, non commenta niente. E dire che coi social, sarebbe anche abbastanza facile. Il segretario locale si chiama Francesco Cimarelli. Ma dalla serata in cui Bettolini presentò la relazione di Mid Term (era gennaio) non ha più aperto bocca e non si è più visto, né fatto sentire.  Un tempo, in estate c’era la festa de L’Unità a riempire il vuoto e offrire l’occasione per interventi politici sui temi più disparati. Adesso, da anni, se va bene alla Festa del Pd come iniziative politiche trovi un incontro con il sindaco e uno con il Consigliere regionale Scaramelli. Basta. Niente altro. I problemi del partito, il governo nazionale a trazione Salvini, l’Europa, i migranti e i porti chiusi, le questioni sindacali e del lavoro sembrano essere tutti temi usciti del tutto dall’agenda del Pd chiusino. Un Pd chiusino che non prova nemmeno a fare uno “scatto” in avanti neanche sul piano culturale (cosa che il Pci, ma anche Pds e Ds facevano)  prendendo cappello sul festival Orizzonti, sugli spettacoli teatrali, sulla musica, i libri… Non si sforza più nemmeno di provare ad agganciare rapporti, a proporre alla propria festa artisti del territorio. Niente di niente, solo le solite improbabili e impresentabili orchestrine di liscio, che fanno finta di suonare e nei manifesti si presentano addirittura con il cognome prima del nome, come fossero una dita di trasporti…

Ma al di là delle battute e della deriva culturale, il Pd deve stare attento, perché anche i numeri non sono più quelli di una volta. Alle Europee l’area del centro sinistra ha raccolto 1.794 voti, 110 ne ha presi La Sinistra, 83 il Partito Comunista…  Anche considerando un’alleanza piena (improbabile) non si arriva a 2.000.

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia più formazioni di estrema destra tipo Casa Pound e Forza Nuova hanno totalizzato 1.454 voti. La differenza è di 500 voti circa. Giusto quelli dei 5 Stelle (497) che diventerebbero, anche se in caduta libera ago della bilancia. Con in più la “spinta propulsiva” data dalla possibilità di mandare a casa il Pd o chi per esso.

A Chiusi si voterà per le Comunali nel 2021, prima ci saranno le Regionali del 2020. A questo punto, come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: Nel 2021 Bettollini avrà ancora un partito dietro su cui contare, se non altro come base elettorale? Di questo passo, no. Chiusi potrebbe essere seriamente e concretamente contendibile, e potrebbe anche passare di mano, come è successo a Chianciano e il 26 maggio scorso anche a Città della Pieve e Fabro.  Ma dopo la prima domanda, ne sorge spontanea anche un’altra: a Bettollini conviene – se vorrà ricandidarsi – aspettare e rimanere agganciato al carro sgarrupato e senza più benzina del Pd, oppure farebbe bene a considerare ipotesi diverse, tipo una lista civica personale, sganciata dal partito? 

Crediamo che il sindaco se lo stia chiedendo. E con lui, forse, anche i suoi assessori e consiglieri, lasciati in trincea da un partito inesistente. E’ vero che Bettollini e Micheletti si sono spesi e pronunciati a favore di Zingaretti, così come ha fatto il consigliere Agostinelli. Tutti quindi favorevoli ad un nuovo corso del Pd, archiviando anche la stagione renziana e recuperando valori propri e fondanti della sinistra come l’antifascismo, ma questo Pd in perenne crisi di identità e a Chiusi ridotto solo  a serbatoio di voti, sempre più asfittico, peraltro, potrebbe non essere più sufficiente e a dirla tutta nemmeno utile. 

In altri tempi, una situazione del genere avrebbe consigliato e costretto chi ha a cuore le sorti del Pd da una parte e chi  si rivede in una sinistra meno ingessata, meno “liberista” dall’altro a sedersi intorno ad un tavolo e a vedere se sono più le cose che dividono o quelle che uniscono. I barbari sono alle porte coi sassi, come si suol dire, e dormirci su e pensare che tutto andrà come è sempre andato, può rivelarsi un errore fatale.

m.l.

 

 

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