CHIUSI, VIA AL TRIA TURRIS: GLI SGHERRI TRUCI DEL COMANDANTE MORELLI

venerdì 28th, giugno 2019 / 18:06
CHIUSI,  VIA AL TRIA TURRIS: GLI SGHERRI TRUCI DEL COMANDANTE MORELLI
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CHIUSI -Questa sera a Chiusi si alza il sipario su Tria Turris, la kermesse che riporta la città alle atmosfere del Medioevo. Presenza fissa e “piatto forte” della festa è senza dubbio la Compagnia d’Armi “Santaccio”, nata dieci anni fa insieme al Tria Turris ed oggi compagnia di ventura tra le più apprezzate e ricercate d’Italia.

E’ un manipolo di sgherri truci, senza bandiera e senza legge, avvezzi al mestiere delle armi, pronti a schierarsi con il miglior offrente (cioè a combattere dove pagano di più), come nella migliore tradizione delle bande mercenarie. Il nome “Santaccio” deriva da quello di Santaccio da Pistoia, un capitano di ventura che costretto alla fuga dalla sua città si mise al soldo della repubblica di Siena e di Piero Strozzi che era fiorentino, ma inviso ai Medici. Insieme difesero la piazza di Chiusinel 1500. E Santaccio divenne famoso per l’episodio della “Pasqua di sangue chiusina”, ovvero per lo “scherzetto” che giocò a Ridolfo Baglioni ed Ascanio Della Corgna, quest’ultimo signore Castiglione del Lago, Città della Pieve e del Chiugi perugino, nipote del Papa e capo di stato maggiore dell’esercito pontificio. Uno smacco, per dirla con Paolo Conte, che ai perugini le palle ancora gli girano…

Ascanio e Ridolfo si presentarono con oltre 2.000 armati alle porte di Chiusi, uno degli ultimi baluardo della repubblica senese, pronti a cingerla d’assedio. Santaccio, che conosceva Ascanio e un suo ufficiale, per aver combattuto insieme a loro, offrì una via d’uscita onorevole, senza spargimento di sangue: concordò di aprire le porte della città e di far entrare le truppe perugine in cambio del salvacondotto per sé e per i suoi soldati… ma, al segnale stabilito i chiusini aprirono sì le porte della città, ma le richiusero alle spalle dei soldati di Ascanio e Ridolfo, e ne trucidarono più di 400 a colpi di cannone, colubrine e a fil di spada. Tra i morti anche Ridolfo Baglioni, mentre Ascanio fu ferito e fatto prigioniero e poi scambiato con altri…

Insomma un tipo poco affidabile questo Santaccio… Ma un mito per i chiusini, e per gli sgherri della “compagna d’armi” i quali però più che alla guerra di Siena e ai tempi d Ascanio  e di Santaccio da Pistoia (l’episodio ricordato avvenne il venerdì santo del 1554) si rifanno al genere Fantasy o Gothyc fantasy, con costumi di taglio non esattamente rinascimentale… Li comanda il “capitano” Luca Meister Morelli, faccia truce e portamento fiero, tunica nera…  “perché ar cavaliere nero nun j’hai da rompe er c… “. 

Nelle uscite della “Santaccio” si ritrova spesso a combattere contro Alessandro Minotti, in duelli all’ultimo sangue come quello tra Brancaleone da Norcia e “lo più grande capitano di Tuscia” Groppone da Ficulle (Minotti per l’appunto è di Ficulle)… Come sottofondo  alle sfide di scherma scenica gli “armati” della Santaccio usano brani heavy metal a tinte gotiche, e soprattutto un brano di una band di Bolsena che si chiama Taberna Vinaria: “siamo un’orda di topi di fogna, scampati alla gogna, pendagli da forca, veniamo dal fango, tra fame e sudore, cerchiamo l’amore senza l’onore in questa notte di fuoco e di sangue, chiudiamo le porte, sfidiamo la sorte…”.

Una canzone-inno che si attaglia bene a soldati di ventura sporchi e cattivi come quelli dei film alla Bravehearth, con Mel Gibson… Non a caso il brano ha sonorità irish.

C’è anche teatro nei duelli degli sgherri del comandante Morelli che è uno che il palcoscenico lo ha calcato parecchie volte (era anche tra i 4 “narratori” di On the road.A gain” il 24 maggio scorso al Mascagni). Ma c’è tutto il gusto della rievocazione storica e la fierezza del combatteva per soldi e per mestiere in un’epoca in cui per andare da Chiusi a Villastrada ci voleva il lasciapassare.

Combattono ormai ovunque ci sia un torneo cavalleresco, una festa con falconieri, balestrieri, musici e streghe, che sia un borgo umbro o dell’aretino, del Lazio o della Romagna, del piacentino o della Valdorcia, dove di questi tempi il caldo asfissiante è praticamente uguale… Ma per quelli della Compagnia d’Armi Santaccio, è a Chiusi la sfida che conta di più. Quella che dà più onore e gloria. E più prebende… Qui si parrà la tua nobilitate disse il poeta e Capitan Morelli con i suoi è a Chiusi che non vogliono subire perdite  e fare bella figura.

Santaccio, quello vero, nel 1554, si inventò una sorta di corpo speciale, che costituì mettendo insieme la peggio feccia della città: delinquenti, ladri, galeotti, tagliagole…  Erano una settantina  e furono le prime “teste di cuoio” della storia. Toccò a loro organizzare l’agguato ad Ascanio e Ridolfo Baglioni e a finire, coltello alla mano, i malcapitati perugini rimasti intrappolati dentro le mura chiusine… Santaccio la chiamò “Compagnia della Morte”. Gli scherani del comandante Morelli nonostante la faccia feroce e le armature da combattimento, non ammazzano nessuno. Ma se a Chiusi le cose si mettessero male e qualcuno provasse a cingere d’assedio la città, di sicuro saprebbero cosa fare e come farlo… Loro almeno la lezione della Storia l’hanno imparata.

M.L.

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