VIADOTTO A RISCHIO: E45 TAGLIATA IN DUE. LA VERA GRANDE OPERA DA FARE E’ LA MANUTENZIONE (ANCHE A LIVELLO LOCALE)

venerdì 18th, gennaio 2019 / 12:37
VIADOTTO A RISCHIO: E45 TAGLIATA IN DUE. LA VERA GRANDE OPERA DA FARE E’ LA MANUTENZIONE (ANCHE A LIVELLO LOCALE)
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A Chianciano si attendono ancora i risultati delle prove di carico sul viadotto della Ribussolaia, chiuso dalla fine di agosto. “L’esito delle verifiche dovrebbe essere consegnato nei primi giorni di febbraio”, dice il sindaco della cittadina termale Andrea Marchetti, il quale spera che arrivino notizie positive e che il viadotto possa essere riaperto almeno al traffico leggero. Cosa al momento per nulla sicura. Qualcuno, sottovoce, comincia a parlare di abbattimento e ricostruzione di sana pianta.

Intanto un viadotto a rischio crollo è stato sequestrato e chiuso al traffico, a Valsavignone in provincia di Arezzo con conseguente strozzatura della E45 tra Sansepolcro e Cesena, in pratica sul confine tra la Toscana e l’Emilia Romagna.

La E45 non è una strada qualunque. E’ la cosiddetta Orte-Venezia e per l’Umbria e una parte di Lazio e Toscana è anche la principale strada per raggiungere l’Adriatico a nord di Ancona. E’ una arteria molto utilizzata dai camionisti per esempio. E pure dagli automobilisti di questo territorio. Dalla zona di Chiusi, Città della Pieve e Trasimeno chi deve andare verso Cesena, Ravenna e Venezia prende la E45, intercettandola a Pierantonio, dopo una ventina di chilometri di curve dall’uscita Mantignana della Perugia-Bettolle.

Una parte d’Italia è divisa in due. I percorsi alternativi ci sono, ma sono un po’ complicati.

Per chi viaggia in direzione sud l’ultima uscita utile prima dell’interruzione è allo svincolo di Verghereto (km 168) mentre per chi viaggia in direzione nord è allo svincolo di Valsavignone (km 158).

La viabilità alternativa per le lunghe percorrenze sulla direttrice Orte-Cesena è costituita dalle autostrade A1 “Autostrada del Sole” (Roma-Firenze-Bologna) e A14 “Adriatica” (Ancona-Cesena). Per i veicoli in transito sulla E45 in direzione Cesena l’autostrada A1 è raggiungibile da Perugia tramite il raccordo Perugia-Bettolle in direzione Firenze (innesto a Valdichiana) e da Sansepolcro (AR) tramite la SS73 con uscita allo svincolo di Sansepolcro Sud in direzione Arezzo.

L’autostrada A14 è raggiungibile da Perugia tramite la direttrice Perugia-Ancona (SS318 e SS76) con uscita allo svincolo “Ancona-Valfabbrica” (km 74) e da Umbertide con uscita allo svincolo Gubbio/Umbertide e percorrenza della SS219. In alternativa è inoltre possibile uscire allo svincolo di Umbertide/Gubbio (km 99) e proseguire verso Fano (percorrendo la SS219 fino a Gubbio, la SS452 e la SS3 fino a Fossombrone e infine la SS73bis fino a Fano). Il traffico che proviene da Orte può inoltre percorrere la SS675 fino a Terni, proseguire sulla SS3 Flaminia fino a Foligno e raggiungere la A14 tramite la direttrice Foligno-Civitanova Marche (SS77).

Per i camionisti un bel po’ di km in più e tempi più lunghi di percorrenza per effettuare le proprie consegne.

Ma, al di là dei disagi e dei problemi contingenti, cosa ci dice la chiusura del viadotto sulla E45? Che la situazione delle strade italiane è un disastro senza fine. Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova che ha di fatto strozzato i collegamenti tra Genova e il resto del nord Italia e l’Europa (e viceversa), il sequestro del viadotto di Valsavignone crea difficoltà alle relazioni tra il centro Italia, la Romagna e il nord est.  Se fosse estate sarebbe un problema in più, dato che parliamo della strada principale dall’Umbria, Lazio e Toscana sud  per la riviera romagnola.

Mentre è in corso il dibattito politico sulla Tav Torino-Lione e sulla opportunità o meno di procedere coi lavori in Val di Susa con fibrillazioni anche all’interno del Governo,  tra Lega e 5 Stelle, emerge chiaramente che la priorità vera, inderogabile, indiscutibile e veramente urgente, più che la TAV è proprio la messa in sicurezza e il rifacimento se necessario di ponti e viadotti, è la manutenzione delle strade, soprattutto quelle a grande scorrimento, di grande flusso, come è appunto la E 45. Ma come sono anche l’Aurelia, la Cassia, la SR 71 ad esempio, tanto per rimanere nel nostro territorio.

A livello nazionale c’è chi risponde che le grandi imprese, gli investitori internazionali sono interessati soprattutto ai cantieri, alla possibilità di far soldi con la “grandi opere” più che con le manutenzioni, da qui  le pressioni per fare la Tav Torino-Lione.

Ma… anche mettere in sicurezza (e rifare se necessario) i viadotti e i ponti, riparare le strade che oggi sono diventate tratti di Kamel Trophy impercorribili e pericolosi, sarebbe una “grande opera” mica da ridere… E, come dicevamo, è una priorità assoluta, perché la situazione attuale crea qui e ora danni economici e disagi alle popolazioni, alle imprese, rallenta la mobilità di persone e merci, con aumento di costi dei prodotti, causa incidenti con costi sociali (e di sangue) elevatissimi, offre un’immagine dell’Italia da paese del terzo mondo… La Tav Torino -Lione, nella migliore delle ipotesi abbasserebbe di qualche decina di minuti tra qualche anno l’attraversamento delle Alpi. E sarebbe solo per le merci. Per carità anche le merci devono viaggiare più velocemente e più in sicurezza possibile. Anche perché i treni merci e quelli che trasportano i Tir li guidano comunque delle persone…

Se tutto il resto di strade e autostrade, però, è e resta quello che è, il vantaggio svanisce. Perché arrivare a Torino è comunque un calvario. Perché l’Italia non è solo quella del nord e della pianura padana. C’è anche un’Italia del sud e un’Italia di mezzo che oggi hanno una rete di infrastrutture e di trasporti che fa acqua da tutte le parti e che fanno sempre più fatica a collegarsi con il nord sia ad est che a ovest e quindi con l’Europa, sia quella dell’est che quella dell’ovest che quella di mezzo.

Quindi a livello di priorità assoluta tra la Tav e la grande opera di manutenzione di strade e viadotti non c’è nemmeno da discuterne. La seconda opzione vince per distacco.

E, stringendo il campo e facendo un ragionamento relativo ai nostri territori, sia sul versante Toscano che su quello umbro, il discorso è identico. Si può parlare di turismo, ad esempio, magari mettendo in campo anche idee interessanti e progetti condivisi tra comuni e province diverse, con una rete stradale come quella che ci ritroviamo adesso? Con una Sr 71, arteria fondamentale perché collega Arezzo a Orvieto passando per Cortona, Castiglione del Lago, Po’ Bandino (che poi è Chiusi), Città della Pieve, ridotta a colabrodo come è attualmente soprattutto nel tratto Cortona-Po’ Bandino?

E la Siena-Bettolle-Perugia, va bene così? La 146 tra Chiusi e San Quirico d’Orcia e la 326 tra Chiusi e Rapolano (la strada per l’ospedale di Nottola) sono percorsi a ostacoli che ricordano il film Il Federale con Tognazzi: “buca, buca con acqua… ”

Il viadotto di Chianciano è stato chiuso per precauzione, il ponte sull’Orcia è crollato qualche anno fa, altri viadotti sono “sotto osservazione”.

A primavera molti comuni della zona andranno alle urne per rinnovare sindaci e consigli comunali. Forse la campagna elettorale può essere l’occasione buona per mettere sul piatto questa “grande opera”. Finora i governi hanno fatto orecchi da mercante, anzi con la riforma delle Province hanno pure aggravato la situazione tagliando risorse e competenze. Ma adesso c’è il governo del cambiamento, vediamo se cambia qualcosa…

m.l.

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