NEL GOVERNO SI DISCUTE DEI TERMOVALORIZZATORI E INTANTO ACEA CHIEDE LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE ALLA REGIONE TOSCANA PER L’IMPIANTO DI CHIUSI

martedì 20th, novembre 2018 / 16:52
NEL GOVERNO SI DISCUTE DEI TERMOVALORIZZATORI E INTANTO ACEA CHIEDE LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE ALLA REGIONE TOSCANA PER L’IMPIANTO DI CHIUSI
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CHIUSI – Sul sito della Regione Toscana, pagina “Imprese – Controlli e Sicurezza”, si legge che l’azienda Acea Ambiente Srl ha chiesto la certificazione ambientale (AIA, VAS e VIA) “relativamente al progetto per la realizzazione di un impianto di recupero di fanghi biologici prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane, mediante processo termo-chimico, per la produzione di bio-lignite, da realizzare nel territorio del Comune di Chiusi (SI), in località “Le Biffe”, area ex “Centro Carni”. Appositi link rimandano ad una serie corposa di documenti allegati alla richiesta. La data è quella di ieri 19.11.2018.

Che cosa significa tutto questo? 1) Innanzitutto significa che Acea Ambiente ha tutta l’intenzione di andare avanti nel progetto, per il quale ha acquistato il terreno (e il depuratore esistente) nell’area ex Centro carni a Chiusi. E intende andare avanti anche dopo la norma inserita nel Decreto Genova che consente di continuare a spargere i fanghi di depurazione in agricoltura alzando addirittura le soglie di alcuni agenti inquinanti. Norma, questa che ha scatenato le proteste degli ambientalisti, di associazioni di esperti (i Medici per l’Ambiente, per esempio), dei partiti di opposizione e che poteva anche mettere in discussione in progetto Acea per Chiusi, presentato proprio come una possible risposta all’esigenza di smaltire i fanghi di depurazione senza spargerli nei campi.

2) significa che siamo ancora ai… preliminari, in quanto la certificazione ambientale e sopratutto la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è propedeutica alla presentazione del progetto esecutivo vero e proprio. In assenza di parere positivo il progetto non potrebbe neanche essere presentato.

Non solo, per ottenere la VIA e le altre certificazioni ambientali Acea Ambiente dovrà ottenere anche il parere positivo del Comune che la Regione dovrà acquisire. E nel parere del Comune figurerà pure la delibera del giugno scorso che ha fissato i paletti entro cu si potrà operare. E i paletti sono questi:  “nell’area in questione non sarà possibile insediare inceneritori, termovalorizzatori o discariche di rifiuti, né aziende insalubri con emissioni nocive in atmosfera, nel terreno e nell’acqua…”

Quindi qualsiasi progetto industriale di questo tipo non otterrà l’approvazione del Consiglio Comunale.

Però la richiesta avanzata da Acea alla Regione è un fatto nuovo. Diciamo che è un’accelerata. O quantomeno la conferma che l’dea di realizzare l’impianto per il trattamento dei fanghi a Chiusi Scalo c’è e non è per la calende greche…

Tra l’altro il passo in avanti di Acea arriva a poche settimane dall’approvazione del Decreto Genova con quel famigerato art. 41 sullo spargimento dei fanghi in agricoltura e anche nel bel mezzo della polemica che si è scatenata a livello nazionale, anche all’interno dello stesso governo gialloverde dopo che il Ministro Salvini ha rilanciato la politica degli inceneritori e termovalorizzatori affermando che ce ne vuole almeno uno in ogni provincia. E che “non è ammissibile che in Lombardia ci siano 13 impianti e in Campania solo uno”. Al ministro dell’Interno ha risposto il presidente della Camera Fico (5 Stelle): “É uno schiaffo forte a questa città (Salvini aveva citato Napoli, ndr) e a questa Regione arrivare qui e dire che ci vuole un termovalorizzatore a provincia dopo le lotte che sono state fatte e dopo l’avanzamento delle nuove tecnologie. Ve lo assicuro, non si farà neanche un inceneritore in più ma molti più impianti di compostaggio per la frazione umida dei rifiuti solidi urbani, più differenziata e più impianti di trattamento meccanico manuale dove si ricicla il tutto”.

Il “Contratto di governo” tra lega e 5 Stelle parla di “corretta applicazione dell’economia circolare” il che comporta una forte riduzione del rifiuto prodotto, una crescente percentuale di prodotto riciclato e una drastica riduzione della quota di rifiuti smaltiti in discarica o incenerimento, fino ad arrivare alla graduale eliminazione di questi impianti adottando metodi tecnologicamente avanzati e alternativi”. Come potrebbe essere ad esempio quello di Acea Ambiente per lo smaltimento dei fanghi di depurazione. Intanto però c’è anche chi, pur non essendo ascrivibile alle truppe Salviniane, fa notare che in Francia, in Germania, in Danimarca, in Svezia inceneritori e termovalorizzatori (che sono cosa diversa e servono a produrre energia dal trattamento dei rifiuti) ce ne sono parecchi, molti dei quali sono alimentati con rifiuti provenienti dall’Italia e alcuni sono ubicati nel cuore delle città più “green ” d’Europa e del Mondo, come Copenhagen, per esempio. Nella capitale danese, sul tetto di un grande termovalorizzatore, hanno costruito una pista da sci e la parete da “arrampicata” più grande del mondo. In altre città impianti del genere, stanno in mezzo a parchi e alimentano palazzetti dello sport, strutture pubbliche e danno energia a parti significative del comparto urbano.

Possibile che amministrazioni attente all’ambiente da decenni come quelle del nord Europa si metterebbero un ecomostro nel salotto di casa? Pare che gli impianti di nuova generazione inquinino molto poco, se non per niente. Certamente meno dei roghi appiccati alle cataste di rifiuti e spesso anche ai depositi legali e illegali, pratica questa sempre più frequente non solo nella “terra dei fuochi” in Campania, ma anche in Toscana, in Emilia e nel ricco, opulento e produttivo nord Italia, dal Veneto al Piemonte, alla Lombardia… A sostenere questa tesi sui social è per esempio Luca Cucè, titolare di Ars Chimica (laboratorio di analisi e controlli ambientali) a Moiano, uno che di emissioni, inquinamento e tecniche di rilevazione ne intende, insomma.

Certo l’Italia è il Paese che con il traffico di rifiuti (e la gestione degli stessi) ha fatto arricchire Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra e pensare a impianti tecnologici rilevanti che possano finire nelle mani della malavita organizzata, il che non sarebbe certo una novità, fa venire i brividi e drizzare le antenne. Giustamente.

E vale la pena ricordare che lo stesso Salvini che oggi rilancia il tema (con argomentazioni non proprio campate in aria), solo due anni fa si faceva fotografare insieme ai consiglieri regionali della Lega che combattevano strenuamente contro l’Inceneritore di Terni, in Umbria, per dire. Anche lui, quando c’era da prendere voti era contro…

Su questi temi dovremmo tutti essere un po’ più… “laici” e meno “talebani” e guardare le cose osservando anche i progressi della scienza e della tecnica e prendere esempio – copiare, se necessario – dagli altri Paesi, dalle esperienze che funzionano.

Per quanto riguarda Chiusi e il progetto Acea, intanto non si potranno costruire inceneritori e termovalorizzatori, poi la prima cosa da verificare sarà che utilizzo si potrà fare del prodotto che uscirebbe fuori dal  trattamento dei fanghi: (la biolignite o biochar). Prodotto che sarebbe una sorta di carbone ottenuto per degradazione termica (pirolisi di biomassa prodotta in modo sostenibile in condizioni controllate e con tecnologia pulita) che può essere usato come ammendante dei suoli. Ma non solo: in certi casi il biochar viene utilizzato come materiale di isolamento in edilizia; per la decontaminazione ambientale e cioè come filtro per la purificazione delle acque e del suolo o per assorbire sostanze organiche volatili maleodoranti. Oppure per utilizzi più tecnologici come la produzione di supercondensatori o pseudocondensatori (ossidoriduzione) per l’accumulo di energia elettrica. In quest’ultimo caso, durante la pirolisi, deve essere introdotto un catalizzatore che lo rende attivo, ad esempio cloruro di zinco, e quindi il suo uso è mirato e ad alto valore aggiunto.

Vedremo se Acea Ambiente otterrà le certificazioni ambientali richieste. In caso affermativo potrebbe poi presentare il Progetto esecutivo, con la certezza di “poter andare avanti”, sempre entro i limiti e i paletti fissati dal Comune.

m.l.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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emma villas-monza
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