KIEV, SCOPERTA UNA “CASERMETTA” SEGRETA DOVE GLI UCRAINI TORTURAVANO UCRAINI…
Giornali e social riportano la notizia che ieri a Kiev in Ucraina è stata scoperta una “prigione segreta” in cui unità militari del famigerato battaglione Azov trattenevano illegalmente decine di persone. Si tratta del seminterrato di una abitazione privata. La scoperta non è avvenuta per caso, ma perché una folla di residenti a Kiev si è radunata lì davanti accusando i militari di violenze e torture. Ci sono stati anche momenti di tensione con l’uso di gas lacrimogeni e qualche colpo di arma da fuoco. Si sono aperte delle “trattative” in strada e alcuni dei presenti, fra questi anche dei medici, hanno ottenuto di poter entrare. Secondo i loro resoconti all’interno della struttura, nel seminterrato, erano stipate “fra le 14 e le 25 persone, molte delle quali presentavano gravi traumi fisici, ossa rotte e forti segni di stress psicologico. Quattro di esse sono state immediatamente trasferite in ospedale”. Pare fossero dei militari, forse accusati di diserzione o di allontanamento dal fronte.
I canali social e le tv locali hanno descritto il luogo come un vero e proprio “campo di concentramento abusivo” denunciando episodi di tortura e persino morti sospette. Ma insieme ai militari si trovavano all’interno della prigione segreta anche dei civili, compreso un ragazzo di 14 anni, in stato di shock e con visibili segni di violenze subite. Le immagini dell’adolescente biondo, emaciato, con la faccia stravolta e lo sguardo perso come quello di un Cristo rinascimentale portato alla croce, hanno immediatamente fatto il giro del mondo.

Sul posto è arrivato anche il capo dell’Intelligence militare ucraina Budanov, che ha gestito personalmente il rilascio del ragazzo, ammettendo l’esistenza di altri siti simili. Quella scoperta a Kiev era usata come accennato all’inizio da una struttura militare, l’Unità Militare 3121 legata al Battaglione Azov, per trattenere soldati reclutati a forza prima del dispiegamento al fronte o quelli che si erano allontanati da servizio senza permesso, quindi considerati disertori.
Qualcuno fra i giornalisti e commentatori ha notato come i volti e gli sguardi delle persone liberate ieri (sostanzialmente dalla folla) dal lager segreto degli Azov a Kiev avessero la medesima espressione degli internati nei lager nazisti all’arrivo dell’Armata Rossa nel ’45 e anche dei civili e resistenti italiani liberati dalle “casermette” gestite dai repubblichini come centri di detenzione e tortura (famose quella della banda Koch a Roma e quella di Siena).
E perché anche un ragazzo di 14 anni? Doveva essere spedito al fronte pure lui?
La notizia è grave, perché fa capire a chi i governi europei e occidentali inviano soldi e armi. E altre ne vogliono inviare. Altro che resistenza e partigiani.
Ma dentro la notizia della scoperta della prigione segreta in cui un reparto dell’esercito ucraino teneva e torturava altri ucraini, ce n’è un’altra, anzi due: una è la rivolta della popolazione civile, contro gli Azov e di fatto contro l’estabilshment di Zelensky; l’altra è che anche i vertici militari e dell’Intelligence stavolta non hanno coperto del tutto il fatto, non hanno depistato, non hanno camuffato l’episodio, né lo hanno sminuito.
In questa faccenda i russi c’entrano poco. Che la guerra in Ucraina stia davvero per finire?
Quando in Italia cominciarono a saltare e ad aprirsi le porte delle casermette di tortura si capì che la Repubblica di Salò aveva i giorni contati…
m.l.









