CHIUSI, INCONTRO PODEMOS-BETTOLLINI. L’EX SINDACO PRONTO A TORNARE IN CAMPO?
CHIUSI – A Chiusi nella prossima primavera si voterà per le Comunali. Ma ad oggi, 23 settembre, nulla si è mosso. Nulla si muove. Nemmeno una foglia. Né tra le fila della maggioranza (che di fatto è un monocolore Pd), né fra quelle delle opposizioni o “color che son sospesi” e attestati “di lato” (vedi i Podemos in Consiglio comunale). L’unica cosa certa, sembra, al momento, la ricandidatura di Gianluca Sonnini da parte del Pd. Per il resto nebbia fitta. E silenzio assoluto. In questo quadro, anche il più piccolo episodio può far drizzare le antenne.
Qualcuno fra i nostri lettori ricorderà il “patto del gelato”. Era l’aprile del 2017 e in un bar di Chiusi Scalo, che adesso non c’è più, si incontrarono poco prima della chiusura del locale Juri Bettolini, da poco sindaco e il suo predecessore Stefano Scaramelli. “Atmosfera surreale. Perché i due si conoscono bene, da tempo, per anni si sono chiamati “fratello”, hanno condiviso battaglie, chilometri, riunioni, vittorie elettorali e qua e là anche qualche capocciata. Ma sembrano due estranei. C’è una tensione nell’aria che si taglia col coltello nel raggio di 10 metri. E non c’è nessun altro, tranne una persona chiamata a fare da testimone all’incontro, e, per puro caso, chi scrive. Che era lì solo per prendere il caffè…”. Così scrivevamo in quel frangente, alludendo nel prosieguo del pezzo ad una “reunion” dopo il grande gelo.
Non sappiamo se c’è o ci sarà un qualche “patto”, magari del Campari, ma ieri, 22 settembre, all’ora dell’aperitivo in un bar di Chiusi città, si sono incontrati e intrattenuti piuttosto a lungo a chiacchierare Juri Bettollini e Scaramelli, ma non Stefano: Luca, il leader dei Podemos. Cioè l’esponente politico che quando Bettollini era sindaco, era il capo dell’opposizione si sinistra. E fra i due non è mai corso buon sangue, con Luca Scaramelli che non lesinava critiche e accuse sia sulle scelte, che soprattutto sui metodi di Bettollini, definiti spesso e volentieri decisionisti, da uomo solo al comando, irriguardosi nei confronti delle minoranze ecc… E va detto che i Podemos, come il M5S, nel 2021 si allearono con il Pd di Sonnini per far fuori Bettollini. L’idillio, come sappiamo è durato poco e Scaramelli ha ammesso, anche per scritto, su queste colonne, di rimpiangere il confronto aspro, ma comunque leale con il vecchio Bettolini.
Può darsi che si sia trattato anche di un incontro casuale. Ma il fatto che la chiacchierata sia stata piuttosto lunga e non solo un saluto di circostanza, fa pensare più ad un incontro voluto e cercato, magari per parlare delle elezioni e del “che si può fare”. Così come Luca Scaramelli ha manifestato un certo rimpianto per le battaglie contro Bettollini, lo stesso Bettollini in più occasioni ha mostrato apprezzamento per iniziative e posizioni prese da Possiamo.
Nel mare di nulla che avvolge la politica chiusina a 6 mesi dalle elezioni, anche un tete à tete Bettollini-Scaramelli è indubbiamente e oggettivamente una notizia. Al di là di ciò che ne potrà scaturire. Segnala un “movimento”. Ovvero che qualcosa comincia a vibrare. Vedremo se la scossettina sarà preludio di un terremoto o solo un pourparler… Presto per dirlo.
Sappiamo, per esempio, che fra i Podemos non tutti sono d’accordo al 100% con Scaramelli nel rimpiangere Bettollini, qualcuno continua a vedere l’ex sindaco come il fumo negli occhi. Però l’incontro a quattr’occhi c’è stato. Bettollini e Scaramelli qualcosa si sono detti. E non hanno litigato (dicono i testimoni).
Anche a livello nazionale, in vista delle politiche, non è chiaro se il Campo Largo riuscirà a decollare o se invece si schianterà sullo scoglio del riarmo e dell’aiuto ad libitum all’Ucraina. M5S, Avs e buona parte del Pd (vedi l’ala giovanile) spingono per il NO, i riformisti del Pd e i centristi invece non intendono fare passi indietro e chiedono a Conte di cambiare linea. Si troverà una soluzione di compromesso per non favorire ancora una volta le destre oppure il centro sinistra si presenterà in due tronconi? Ovvio che il quadro nazionale inciderà anche sugli equilibri e sulle scelte locali. La questione guerra, riarmo, aiuto militare all’Ucraina unita alla posizione su Gaza e il dramma palestinese rappresentano il nodo più dirimente. O si sta da una parte o si sta dall’altra. Un primo passettino Elly Schlein lo ha compiuto in queste ore posizionando il Pd sul NO al decreto sull’antisemitismo voluto anche da esponenti del Pd (Del Rio, Fassino ecc…)…
A Chiusi è difficile che i Podemos possano ri-allearsi con il Pd di Sonnini con cui hanno rotto i ponti poco dopo le elezioni del 2021, difficile che possano e vogliano anche ripresentarsi con una lista loro. Potrebbero invece proporsi come “ponte” per costruire una eventuale lista civica aperta, marcatamente pacifista, ma anche improntata alla concretezza sul piano locale: 5-6 punti irrinunciabili e dirimenti su cui sfidare il Pd. In quel caso una figura come Bettolini potrebbe anche essere la chiave di volta e l’elemento unificante. Per l’esperienza che ha maturato a suo tempo, per i contatti che aveva e non avrà dimenticato, per quel piglio decisionista e “concreto” unito ad una certa riluttanza ad irreggimentarsi dentro schemi precostituiti. E anche per i 5 anni di “purgatorio” durante i quali avrà riflettuto su alcune sue spigolosità politiche e caratteriali. Sono supposizioni e ragionamenti a voce alta a margine di un… aperitivo. Però il gruppo Possiamo, ieri sera, dopo l’incontro Scaramelli-Bettollini si è riunito e di sicuro ne avrà parlato.
Quanto a Bettollini non è chiaro se avrà voglia e quanta di tornare nell’agone politico. Il lavoro – dice – lo impegna parecchio. Probabilmente però il pensiero di riprovarci non lo ha mai abbandonato. Lo ha tenuto nel cassetto. E anche Luca Scaramelli non è tipo che fa mosse avventate ed estemporanee, in versione ghe pensi mi. Prima di incontrare Bettollini la cosa l’avrà ponderata. Soprattutto perché lo ha fatto alla luce del sole, in un luogo pubblico dove era chiaro che la stretta di mano non sarebbe passata inosservata.
Ora c’è da aspettarsi qualche mossa da parte degli altri. Dal Pd alle destre, ai centristi, ai 5 Stelle. A proposito, esistono a Chiusi le destre, i centristi e i 5 Stelle? Anche le due liste presenti in Consiglio comunale, Chiusi Futura e lista Barbanera, non sono diventate neanche lontanamente soggetti politici riconoscibili e presenti sulla scena cittadina. La prima ha fatto opposizione consiliare con un certo puntiglio, ma fuori della sala consiliare si è vista e sentita poco; la seconda a parte la stampella alla maggioranza, niente altro: 5 anni di nulla cosmico. Il M5S è scomparso dal dibattito locale da mesi. I partiti di destra non hanno sedi né dirigenti, né organismi. Nessuno sa chi siano e se ci sono i referenti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Vannacciani. Il Pd c’è. Fa una festa, fa delle iniziative, ma sulle elezioni non favella. Fino ad ora non si è espresso né sulle candidature, né su alcuni punti programmatici, né sulle eventuali alleanze. Aspetta chiuso in casa. Con Sonnini in mezzo al guado a metterci la faccia, il più delle volte da solo.
Adesso, con l’ipotesi di un ritorno in campo di Bettollini, magari insieme ai Podemos e altri, qualcosa dovrà pur dire. Il Pd è nato con la “vocazione maggioritaria”, cioè con l’idea di fare da solo, ma a Chiusi pur essendo il partito di maggioranza relativa, non ha più i numeri di un tempo, e senza alleati, con una lista alternativa robusta contro, rischia di lasciarci le penne.
m.l.










L’incubo che ritorna?