ALTRA MISSIVA AD ELLY SCHLEIN DAI GIOVANI DEM: “RICORDATI CHE SIAMO I NIPOTI DEI COMUNISTI! E IO SONO D’ACCORDO CON MARCO ROCCO DE LUCA
Dopo il grido anti guerra e anti militarismo di Virginia Libero (che Repubblica si è incaricata di far rettificare a stretto giro) dalla festa de l’Unità di Reggio Emilia arriva un altra letterina a Elly Schlein e a tutto il Pd. Un altro giovane dirigente, consigliere comunale a Cesena nonché responsabile nazionale cultura politica, fondazioni, memorie e antifascismo dei Giovani Democratici, ha rispolverato una storia e parole d’ordine che il Pd probabilmente ha ormai dimenticato. Si chiama Marco Rocco De Luca e dal palco ha tuonato: “Noi siamo i figli, noi siamo i nipoti della storia del comunismo italiano. Nel concreto dobbiamo liberarci dal giogo imperialista di Trump e degli Stati Uniti. Dall’oppressiva retorica sionista, dalla tentazione di cedere alle sirene del capitalismo, del capitale, del liberismo”. Non è “Il male”, il giornale satirico che faceva le copertine a fregatura… Le ha dette davvero queste cose.
Chi era lì, avrà avuto l’impressione di sentir parlare un giovane della Fgci anni ’70, quando c’era ancora la guerra del Viet Nam e in medio Oriente, precisamente in Libano, gli israeliani compivano i massacri di civili a Tell al Zathar e nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila.
A quei tempi anche a Chiusi, alla festa dei giovani del Pci, campeggiavano murales di 3 metri per 9 su quelle stragi con slogan antisionisti e si facevano dibattiti sull’argomento, come si facevano sulla Primavera di Praga e sull’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Ovviamente contro i carriarmati.
Oggi, la posizione espressa dal giovane De Luca è stata bollata subito sui social, come “un salto all’indietro di 40 anni”, “I giovani dem gettano la maschera, sono ancora comunisti” si sono affrettati a commentare vari esponenti dell’ala moderata del partito e altri che ne sono usciti per approdare dalle parti di Calenda e di sedicenti partiti liberaldemocratici: da Marattin a Pina Picierno e compagna cantante.
Certo il richiamo ad una identità del Pd che non dimentichi le radici del comunismo italiano (che con il comunismo sovietico aveva già allora poco a che vedere) oggi fa scandalo. Perché il Pd non ha niente a che vedere con quella storia lì. E’ nato dalla fusione a freddo con la Dc, l’avversario storico filoamericano, atlantista, che già da tempo aveva annacquato in senso liberista la stessa dottrina sociale della Chiesa… Ma va detto che fino all’autunno caldo del ’69, anche nella Dc albergavano posizioni coraggiose sullo stato sociale da un lato (si pensi alle nazionalizzazioni e alle riforme dei governi di centro sinistra dei primi anni ’60) e più filo palestinesi che filo israeliane dall’altro. Nel Psi che governava insieme alla Dc lo stesso.
Il Pd non ha dimenticato e rinnegato solo le radici comuniste di chi proveniva dal Pci poi Pds e Ds, ha messo in soffitta anche quelle socialdemocratiche e riformiste dei governi di centro sinistra che il Pci osteggiava (secondo me commettendo un errore storico imperdonabile). Ha messo in soffitta non solo Berlinguer, insomma, ma anche Gino Giugni, Giolitti e Tina Anselmi…
Chiamare, come ha fatto il giovane De Luca, la base Pd ad una “rivolta” contro il capitale e il capitalismo, contro il liberismo sfrenato e anche contro gli Usa, la Nato e i sionisti israeliani, tra i militanti può fare l’effetto di un… Ufo.
Sentire certe parole, tra i militanti attuali del Pd, che forse non le hanno neanche mai sentite, può davvero suscitare la reazione che si può avere vedendo qualcosa di strano nel cielo: che roba è, da dove spunta?
Eppure, dato lo stato delle cose, viste le minacce di guerra e le guerre vere in atto anche alle porte dell’Europa, le stragi continue di civili, le sanzioni a senso unico (alla Russia sì, a Israele no), le iniziative unilaterali da padrone del mondo di Trump, vista la concentrazione del controllo del flusso delle informazioni in mani sempre più ristrette, a me personalmente i richiami dell’esponente dei Giovani Democratici (così come quelle espresse da Virginia Libero dallo stesso palco e il fatto che abbia aggiustato il tiro vuol dire poco, c’era da aspettarselo, era del tutto prevedibile che la contraerea del Pd si sarebbe subito messa in moto) sembrano il minimo che si possa dire.
Con un Pd che non riesce a smarcarsi dalla linea Von der Leyen sul riarmo e sul sostegno alla guerra infinita in Ucraina, credo, in tutta sincerità, che il Campo Largo avrà vita breve, ammesso che riesca a nascere e non nasca già morto. E quindi non sarà facile neanche vincere le elezioni del 2027, nonostante i disastri del governo Meloni.
Non sarà facile, credo, perché la prima cosa da fare a sinistra è a mio avviso cercare di riportare alle urne quelli disamorati, delusi, che a votare non ci vanno e non ci vanno perché si sono stufati delle guerre, delle stragi, perché non sopportano i genocidi e i colpi di mano militari, le occupazioni indebite di terre altrui. E non sopportano la politica dei due pesi e due misure, per la quale Israele è intoccabile e se critichi Netanyahu, Ben Gvir e i coloni che occupano la Cisgiordania sei un antisemita. E se chiedi di privilegiare i negoziati rispetto all’invio di armi all’Ucraina sei filo putiniano.
Il Pd questi nodi li deve sciogliere e fanno bene i giovani Dem ad alzare il volume e a cominciare a uscire allo scoperto e a tirare sassi in piccionaia. Perché gli alleati del Pde (Avs e M5S) sulla questione guerra e riarmo hanno posizioni più nette e più chiare, ma se il Pd rimane nel limbo, l’alleanza, semplicemente non sussiste. Sarebbe un castello di carta, già piuttosto stracciata… Inutile anche votare per gli altri due…
Più probabile che i vertici del partito di Elly Schlein provino a riportare i “discoli” della formazione primavera dentro il recinto, piuttosto che aprire un effettivo dibattito sull’identità del partito e sulla linea politica. Non è più abituato a farli i dibattiti, figuriamoci su questioni così dirimenti.
Non basta essere a favore dei diritti civili e della transizione green per essere un partito e una coalizione davvero alternativa alle destre guerrafondaie e iperliberiste. Anche Emma Bonino – condoglianze a familiari, amici e compagni di partito – era una pasionaria dei diritti civili, ma in politica estera e in economia è stata – dal mio punto di vista – un’avversaria, per non dire una nemica di classe: iperliberista, filoamericana, iper atlantista e filoisraeliana. Sempre. Non stava dalla mia stessa parte.
L’ho già scritto: vorrei essere messo nelle condizioni di poter votare il centro sinistra, per mandare a casa Giorgia Meloni e i suoi, mi accontenterei di un Pd su posizioni socialdemocratiche in economia e sul welfare, ma se non cambia linea sul riarmo europeo, sull’invio di armi ad oltranza all’Ucraina, su Israele, votare il campo largo sarebbe come fare il tifo per una squadra litigiosa e male assemblata dove ognuno gioca per sé e che per questo alla fine il più delle volte perde.
Marco Lorenzoni









