LA NIPOTE DI PIERO CALAMANDREI: “VOTERO’ NO AL REFERENDUM”. ANCHE NOI

martedì 17th, marzo 2026 / 19:48
LA NIPOTE DI PIERO CALAMANDREI: “VOTERO’ NO AL REFERENDUM”. ANCHE NOI
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Domenica 22 e lunedì 23 marzo si voterà per il referendum confermativo sulla Riforma della Giustizia proposta dal Governo. Riforma che modifica 7 articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) in materia di magistratura. Il fulcro è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Chi si oppone alla riforma e dunque al SI’ che la confermerebbe al referendum, sostiene che al di là degli aspetti tecnici specifici, si tratta di un tentativo di mettere la magistratura sotto il controllo della politica e in particolare dell’esecutivo, facendo venire meno uno dei cardini dell’ordinamento democratico, ovvero l’autonomia dei poteri dello Stato, stravolgendo di fatto l’impianto della stessa carta Costituzionale, che dopo 20 anni di dittatura fissava dei paletti affinché non si potessero ripetere avventure autoritarie e derive antidemocratiche.

Quando si parla di Costituzione torna in mente il famoso discorso che il giurista fiorentino Piero Calamendrei tenne agli studenti milanesi nel 1955.

Avvocato, professore universitario, antifascista, politico, padre costituente, Calamandrei è tra le figure che hanno accompagnato la nascita della Repubblica nel dopoguerra ed è spesso tirato in ballo parlando del referendum del 22 e 23 marzo. Aveva un legame speciale con Montepulciano. E a Montepulciano vive la nipote Silvia  Calamandrei, 79 anni, storica ed esperta di questioni cinesi, impegnata anche a mantenere in vita l’archivio di famiglia e dunque la memoria del nonno, ma anche dei suoi genitori Franco Calamandrei e Maria Teresa Regard, entrambi giornalisti, lui anche deputato del Pci e corrispondente de l’Unità, partigiani dei Gap a Roma nel ’43, fra gli autori dell’attentato di via Rasella.

E in una recente intervista al Fatto Quotidiano, Silvia Calamandrei ha affermato che voterà NO al Referendum, perché “la Riforma Nordio punta a demolire la Costituzione dell’alto”. Nell’intervista la nipote di Piero Calamendrei ricorda che suo nonno, parlando della Costituzione la chiamava “l’incompiuta” perché alla metà degli anni ’50 era ancora largamente inattuata (Piero Calamandrei è morto nel 1956). Ma ricorda anche che “chi non sottoscrisse il Patto Costituzionale oggi è al governo del Paese”.

Parlando del nonno, dice: “Soprattutto negli anni ‘90, col revisionismo storico e l’avvento del berlusconismo, ho capito quale formidabile antidoto fossero le sue parole nella difesa dei valori dell’antifascismo e della democrazia. Negli anni 2000, poi, la sua favola ecologista e pacifista Futuro postumo – sulla fine della specie umana, estintasi nella guerra atomica mentre sopravvivono solo le piante e gli animali – lo ha reso anche un precursore dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente e per l’interdipendenza globale”.

Non solo un padre costituente e un grande giurista antifascista, ma anche uno che vedeva lungo. E quanto sta succedendo oggi nel mondo fa pensare quasi a pensieri profetici. Alla domanda “Qual è l’aspetto di Calamandrei che oggi viene ricordato davvero?” Silvia Calamandrei risponde così: “La sua battaglia per la difesa e l’attuazione della Costituzione e l’appello ai giovani alla partecipazione contro l’indifferenza. Anche la sua difesa della scuola pubblica, considerata l’organo più importante della Costituzione, è molto citata, a partire dalle riforme più recenti. In questa fase, in occasione del referendum sulla giustizia, lo si ricorda anche come fautore dell’indipendenza della magistratura e dell’equilibrio tra i poteri”.

La nipote del grande giurista fiorentino, ricorda anche che il nonno “che pure era stato interventista nella Grande Guerra arrivò, attraverso l’esperienza, a opporsi all’irrigidirsi degli schieramenti della Guerra Fredda e al pericolo della guerra atomica, fino a essere tra i pochi a votare contro il Patto Atlantico”.

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”, diceva Piero Calamandrei che negli anni ’30 amava fare passeggiate e gite domenicali con i suoi amici Pietro Pancrazi, Benedetto Croce e Nello Rosselli in giro per l’Italia centrale, visitando borghi, chiese romaniche, rovine etrusche che essi contrapponevano alla retorica della romanità imperiale fascista… Cercavano un’aria diversa. Come Gramsci odiavano la retorica militaresca, ma anche e soprattutto l’indifferenza. La nipote Silvia, a questo proposito, nell’intervista cita il discorso agli studenti milanesi del 1955 e in particolare il passaggio sul’art.3: “la voce gli si alza e gli si incrina quando parla di “rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Ascoltatelo mentre lo legge e capirete perché dava tanta importanza alla scuola come luogo di formazione della cittadinanza: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Per rispetto della carta Costituzionale, del lavoro dei padri costituenti (Terracini, De Gasperi, Nenni, Togliatti, lo stesso Calamandrei e poi, De Nicola, Fanfani, Morandi, Calamandrei, Nilde Jotti, Lombardi…), dello sforzo unitario che fecero per dotare l’Italia di una “mappa e bussola insieme” per non ricadere mai più nella melma del fascismo, anche noi, come Silvia Calamandrei, al referendum voteremo NO. Senza se e senza ma. La Costituzione ha 80 anni. Si può anche modificare e aggiornare, ma non a colpi di maggioranza. Non a picconate. Il voto di domenica e lunedì prossimi ha più a che fare con la difesa della Carta del ’48, che con i magistrati e la gestione della giustizia. la questione giustizia è il grimaldello…

m.l.

 

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