E’ MORTO UMBERTO BOSSI, GRANDE LEADER O PESSIMO ESEMPIO? PIU’ LA SECONDA…

venerdì 20th, marzo 2026 / 12:53
E’ MORTO UMBERTO BOSSI, GRANDE LEADER O PESSIMO ESEMPIO? PIU’ LA SECONDA…
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Ieri sera è morto Umberto Bossi. Il “senatur” inventore della Lega Nord e primo padre padrone indiscusso del partito che oggi è guidato da Salvini, aveva 84 anni. Un ictus lo aveva messo quasi del tutto fuori gioco una ventina di anni fa. Quasi, perché è rimasto in parlamento e anche nell’immaginario collettivo dei leghisti, soprattutto quelli della prima ora. Il presidente Mattarella lo ha definito “politico appassionato e sincero democratico”.

Certo, quando c’è di mezzo la morte una parola di rispetto non si nega a nessuno. D’altra parte i cimiteri sono pieni di lapidi in cui il defunto viene definito “marito devoto e buon padre di famiglia” anche quando in realtà si trattava di un mascalzone e puttaniere impenitente.

Oggi tutte le tv e i giornali ricordano Bossi. E in molti casi si esalta la sua “passione visionaria”, quella sua ossessione per il nord, quel suo essere leader popolare.

Ora però, al di là dell’umana pietà, Umberto Bossi va ricordato più che come politico appassionato come una sorta di sfasciacarrozze. Intendendo per carrozza la Repubblica Italiana una e indivisibile (come l’avrebbe voluta Mazzini) e Democratica, antifascista, fondata sul lavoro come è scritto sulla Costituzione. Antifascista non c’è scritto, ma tutto l’impianto della Carta è antifascista.

Lui l’Italia la voleva dividere. Voleva la Padania repubblica indipendente. Non era per l’unità d’Italia, ma per uno stato federale in cui chi è più forte progredisce e chi è più povero e malmesso stenta. Il Nord lo voleva staccato dal centro e dal Sud non tanto per una questione di autonomia tra culture diverse, ma per non avere la palla al piede, la zavorra, delle regioni meno sviluppate e da sostenere…

Anche sul termine “sincero democratico”, ci sarebbe da discutere. Oggi i leghisti si autodefiniscono patrioti, ma lui diceva spesso frasi come questa: “Quando io vedo il tricolore mi incazzo; il tricolore lo uso soltanto per pulirmi il culo” (per la precisione questa affermazione la fece alla Festa della Lega Lombarda, a Cabiate, provincia di Como, il 25 luglio 1997). Ad una manifestazione a Venezia fece ammainare il tricolore per issare quella della Padania con il sole delle Alpi… A differenza degli americani dell’800,che volevano la secessione del Sud, lui voleva la secessione del nord dal sud…

Bossi definiva “Roma Ladrona”, la capitale d’Italia e tutto ciò che a Roma rappresenta il potere dello Stato (Parlamento, ministeri, agenzie ed enti governativi…) salvo poi starci eccome – e volentieri – in parlamento. E anche al governo. E negli enti di Stato.

La sua Lega fece parte del primo governo Berlusconi. Il primo che sdoganò gli ex e post fascisti di Alleanza Nazionale, eredi del partito di Almirante.  La scelta di allearsi con Forza Italia e An non piacque all’ideologo del federalismo Gianfranco Miglio che lasciò il partito e di Bossi scrisse:«Spero proprio di non rivederlo più. ( […] ). Per Bossi il federalismo è stato strumentale alla conquista e al mantenimento del potere. L’ultimo suo exploit è stato di essere riuscito a strappare a Berlusconi cinque ministri. Tornerò solo nel giorno in cui Bossi non sarà più segretario».

Ma non solo questo. Umberto Bossi, il senatùr, che è rimasto in Parlamento dal 92 ad oggi, andandoci molto poco negli ultimi 20 anni, non sdoganò solo gli ex Msi, sdoganò l’esaltazione dell’ignoranza eletta a pregio, al contrario delle fumoserie degli intellettuali e i troppi distinguo della sinistra; immise il turpiloquio nel linguaggio della politica molto prima di Beppe Grillo, fece del vilipendio della Bandiera e dunque dello Stato Unitario nato con il Risorgimento e poi con la Resistenza al nazifascismo, il suo motto distintivo. La Lega di Bossi e Bossi stesso hanno re-introdotto un altro tema che gli anni ’60 e ’70 con le grandi riforme sociali e civili, sembravano aver sepolto per sempre: quello del razzismo. Nei confronti dei meridionali (chi non ricorda le scritte “Forza Etna!” quando il vulcano siciliano eruttava?) e poi nei confronti degli immigrati, quelli che arrivavano coi barconi dall’Albania e quelli che cominciavano ad arrivare dal resto dell’Est Europa, dal Medio Oriente e dall’Africa.

Bossi parlava di radici cristiane e poi faceva riti pagani con l’ampolla dell’acqua del Dio Po, circondato da militanti esaltati con in testa l’elmo cornuto dei celti… Anche qui per distinguersi dal resto degli italiani che invece trovavano e trovano radici negli Etruschi, nei Romani, poi in Dante, Michelangelo, Leonardo da Vinci… Certo, per i leghisti di Bossi meglio i Celti nerboruti venuti dal nord che quegli sfaticati dei romani e dei meridionali con ascendenze greche, turche e mediorientali…

Questo è stato Bossi. Altro che sincero democratico. Un politico, sfortunato, perché colpito da una grave malattia, ma anche un pessimo esempio. Un populista becero, che ha provato ad anteporre gli interessi particolari di una parte della nazione e della popolazione a tutto il resto,  che ha provato a sdoganare (e a sistemare per la vita con la politica) anche il figlio Renzo, detto “il Trota”, che di titoli ed esperienze ne aveva pochi… O niente. Il fatto che abbia partecipato o sostenuto anche governi tecnici con il centro sinistra non cambia il quadro di una virgola.

m.l.

Nella foto (Sky Tg 24): Umberto Bossi davanti all’icona di Alberto da Giussano, stemma della Lega. 

 

 

 

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