BURQA INTEGRALE NEI LUOGHI PUBBLICI: DIRE CHE NON VA BENE E VA VIETATO NON E’ DI DESTRA

mercoledì 05th, agosto 2026 / 22:58
BURQA INTEGRALE NEI LUOGHI PUBBLICI: DIRE CHE NON VA BENE E VA VIETATO NON E’ DI DESTRA
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Nel giro di pochi giorni mi è capitato di incontrare in luoghi pubblici (strade, giardini, esercizi commerciali, perfino in fila alla posta) e in località diverse (Abbadia San Salvatore, Chiusi Scalo, Po’ Bandino e una cittadina balneare del litorale grossetano) giovani donne di origine straniera e di religione islamica vestite dalla testa ai piedi e con il volto completamente coperto da velo integrale. Ho detto “giovani” perché presumo che lo fossero, avendo dei bimbi piccoli a fianco o per mano. Ho detto “di religione islamica” perché il burqa o niqab integrale è abbigliamento che rimanda a quella religione. Le giovani donne in questione – ma se fossero state e fossero delle sessantenni non cambierebbe nulla – erano assolutamente irriconoscibili. In realtà sotto quelle tuniche e quei veli potevano esserci anche degli uomini.

In Italia non esiste una specifica legge o norma che vieti di indossare il burqa. Ma c’è una legge del 1975 che vieta a chiunque di andare in giro con il casco da motociclista integrale o con il passamontagna che copre il volto. Quella legge fatta negli anni di piombo tendeva a rendere più dura la vita ai rapinatori, che spesso erano anche terroristi, ai violenti che usavano i cortei politici per fare casino ed esasperare lo scontro, come fanno ancora i black block. In Italia, anche in base a quella norma,  il riconoscimento deve essere possibile in qualsiasi frangente. Sappiamo bene che non è così, nei fatti. Ma la norma è questa.

Nessuno contesta alle donne islamiche la scelta di indossare camicioni e tuniche lunghe dalla testa ai piedi, anche con 40 gradi all’ombra, senza lasciare scoperto un centimetro di pelle o di capelli. Ma è il volto coperto completamente che non quadra. Forse anche i capelli dovrebbero essere in qualche modo visibili… Perché sono essenziali al “riconoscimento”.

E, diciamolo, al di là di ogni diritto individuale sacrosanto, il fatto che una persona non sia riconoscibile cozza con le regole della convivenza democratica, con l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge sancite dalla Costituzione.

A mio avviso – e lo dico da italiano democratico, assolutamente “liberal”, anzi progressista e di sinistra, favorevole ai diritti civili, alla libertà di culto e sessuale, all’accoglienza e all’integrazione degli immigrati –  cozza anche con il diritto e la dignità di quelle donne. Anche se e quando sostengono che si tratta di una loro libera scelta.

In Italia se non si può girare per strada o entrare in un supermercato o in banca con il passamontagna (senza essere preso per un rapinatore) non può essere consentito di girare con il burqa integrale. Neanche ai giardini pubblici. Perché nessuno può sapere chi c’è sotto quel burqa.

E non può essere consentito a nessuno di obbligare moglie, figlie o nipoti ad indossare il velo integrale in ossequio ad una religione. E quando ad indossare il burqa totale è  una ragazzina di 12-13 anni il dubbio che si tratti di una imposizione è forte.

Anche nelle processioni cattoliche le donne indossano il velo e spesso ci sono figure incappucciate, che la gente non può riconoscere. Ma finita la processione ognuno torna a casa in modo riconoscibile. Anche in Italia molte scelte (anche di abbigliamento), soprattutto in certe zone e in certi ambienti, vengono ancora imposte da retaggi culturali antichi, dal persistere del patriarcato, da convenzioni familiari ecc. Ma diciamo tutti, quando ciò accade,  che sono cose che non vanno bene, che debbono essere superate. Che non sono tollerabili.

Quando ho posto questa questione del burqa integrale parlando con degli amici, qualcuno si è mostrato sorpreso: “ma come anche tu ora parli come Salvini”? e lo ha detto citando una proposta di legge che intende presentare la Lega.

Eh no – ho risposto – a Salvini fanno comodo gli immigrati che incutono paura, quelli non integrati, quelli che ‘non saranno mai come noi’… così può sbandierare le sue campagne xenofobe e razziste. Io la penso al contrario. Credo addirittura che gli immigrati siano la salvezza di questo Paese che invecchia inesorabilmente e senza di loro perderebbe abitanti, vedrebbe chiudere le scuole, gli ospedali, gli uffici postali, i negozi nei paesi e nei quartieri della città… E credo anche che gli immigrati portino non solo gioventù e linfa vitale, ma anche culture diverse, modi diversi di vivere e di vedere il mondo che possono solo arricchirci. Solo che quel velo 100 per 100 che copre anche il volto se lo debbono togliere. Quello non aiuta né loro, né noi.

Il burqa integrale allontana, respinge. Ti tiene alla larga, dicendoti come un cartello che quella persona non la puoi avvicinare, neanche guardare… Questo in Italia non va bene. Non può essere consentito. E non c’è cultura, fede religiosa o diritto individuale che tenga.

Non si può parlare di uguaglianza di genere, di parità di diritti (e di doveri), di pari opportunità e poi consentire che ci siano persone (in questo caso donne) che per ragioni del tutto estranee al nostro ordinamento giuridico, vanno in giro e frequentano luoghi pubblici con il volto coperto del tutto e vestite in modo che nessuno possa distinguere se la persona è giovane o vecchia, se è magra o grassoccia, se bionda o mora, se ha la pelle chiara o scura, se ha i capelli corti o lunghi, lisci o ricci, se porta orecchini o altri oggetti. Gli occhi da soli non possono bastare come elemento di riconoscimento.

La possibilità di riconoscimento immediato, come quella di dare una descrizione della persona è fondamentale in molti casi: si pensi ad un malore, ma anche ad una lite con rissa, ad un incidente automobilistico, ad una rapina… o ad un rapimento, un attentato…  Nel caso fosse coinvolta attivamente o passivamente una persona con burqa integrale, cosa dici al 118 o al 112?

E noi, soprattutto noi che siamo progressisti e aperti, senza alcuna vena xenofoba o razzista, certe cose le dobbiamo dire. E dove si può agire di conseguenza (penso ai comuni, per esempio)  senza lasciare questi temi solo alla destra.

m.l.

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