BURQA INTEGRALE NEI LUOGHI PUBBLICI: DIRE CHE NON VA BENE E VA VIETATO NON E’ DI DESTRA
Nel giro di pochi giorni mi è capitato di incontrare in luoghi pubblici (strade, giardini, esercizi commerciali, perfino in fila alla posta) e in località diverse (Abbadia San Salvatore, Chiusi Scalo, Po’ Bandino e una cittadina balneare del litorale grossetano) giovani donne di origine straniera e di religione islamica vestite dalla testa ai piedi e con il volto completamente coperto da velo integrale. Ho detto “giovani” perché presumo che lo fossero, avendo dei bimbi piccoli a fianco o per mano. Ho detto “di religione islamica” perché il burqa o niqab integrale è abbigliamento che rimanda a quella religione. Le giovani donne in questione – ma se fossero state e fossero delle sessantenni non cambierebbe nulla – erano assolutamente irriconoscibili. In realtà sotto quelle tuniche e quei veli potevano esserci anche degli uomini.
In Italia non esiste una specifica legge o norma che vieti di indossare il burqa. Ma c’è una legge del 1975 che vieta a chiunque di andare in giro con il casco da motociclista integrale o con il passamontagna che copre il volto. Quella legge fatta negli anni di piombo tendeva a rendere più dura la vita ai rapinatori, che spesso erano anche terroristi, ai violenti che usavano i cortei politici per fare casino ed esasperare lo scontro, come fanno ancora i black block. In Italia, anche in base a quella norma, il riconoscimento deve essere possibile in qualsiasi frangente. Sappiamo bene che non è così, nei fatti. Ma la norma è questa.
Nessuno contesta alle donne islamiche la scelta di indossare camicioni e tuniche lunghe dalla testa ai piedi, anche con 40 gradi all’ombra, senza lasciare scoperto un centimetro di pelle o di capelli. Ma è il volto coperto completamente che non quadra. Forse anche i capelli dovrebbero essere in qualche modo visibili… Perché sono essenziali al “riconoscimento”.
E, diciamolo, al di là di ogni diritto individuale sacrosanto, il fatto che una persona non sia riconoscibile cozza con le regole della convivenza democratica, con l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge sancite dalla Costituzione.
A mio avviso – e lo dico da italiano democratico, assolutamente “liberal”, anzi progressista e di sinistra, favorevole ai diritti civili, alla libertà di culto e sessuale, all’accoglienza e all’integrazione degli immigrati – cozza anche con il diritto e la dignità di quelle donne. Anche se e quando sostengono che si tratta di una loro libera scelta.
In Italia se non si può girare per strada o entrare in un supermercato o in banca con il passamontagna (senza essere preso per un rapinatore) non può essere consentito di girare con il burqa integrale. Neanche ai giardini pubblici. Perché nessuno può sapere chi c’è sotto quel burqa.
E non può essere consentito a nessuno di obbligare moglie, figlie o nipoti ad indossare il velo integrale in ossequio ad una religione. E quando ad indossare il burqa totale è una ragazzina di 12-13 anni il dubbio che si tratti di una imposizione è forte.
Anche nelle processioni cattoliche le donne indossano il velo e spesso ci sono figure incappucciate, che la gente non può riconoscere. Ma finita la processione ognuno torna a casa in modo riconoscibile. Anche in Italia molte scelte (anche di abbigliamento), soprattutto in certe zone e in certi ambienti, vengono ancora imposte da retaggi culturali antichi, dal persistere del patriarcato, da convenzioni familiari ecc. Ma diciamo tutti, quando ciò accade, che sono cose che non vanno bene, che debbono essere superate. Che non sono tollerabili.
Quando ho posto questa questione del burqa integrale parlando con degli amici, qualcuno si è mostrato sorpreso: “ma come anche tu ora parli come Salvini”? e lo ha detto citando una proposta di legge che intende presentare la Lega.
Eh no – ho risposto – a Salvini fanno comodo gli immigrati che incutono paura, quelli non integrati, quelli che ‘non saranno mai come noi’… così può sbandierare le sue campagne xenofobe e razziste. Io la penso al contrario. Credo addirittura che gli immigrati siano la salvezza di questo Paese che invecchia inesorabilmente e senza di loro perderebbe abitanti, vedrebbe chiudere le scuole, gli ospedali, gli uffici postali, i negozi nei paesi e nei quartieri della città… E credo anche che gli immigrati portino non solo gioventù e linfa vitale, ma anche culture diverse, modi diversi di vivere e di vedere il mondo che possono solo arricchirci. Solo che quel velo 100 per 100 che copre anche il volto se lo debbono togliere. Quello non aiuta né loro, né noi.
Il burqa integrale allontana, respinge. Ti tiene alla larga, dicendoti come un cartello che quella persona non la puoi avvicinare, neanche guardare… Questo in Italia non va bene. Non può essere consentito. E non c’è cultura, fede religiosa o diritto individuale che tenga.
Non si può parlare di uguaglianza di genere, di parità di diritti (e di doveri), di pari opportunità e poi consentire che ci siano persone (in questo caso donne) che per ragioni del tutto estranee al nostro ordinamento giuridico, vanno in giro e frequentano luoghi pubblici con il volto coperto del tutto e vestite in modo che nessuno possa distinguere se la persona è giovane o vecchia, se è magra o grassoccia, se bionda o mora, se ha la pelle chiara o scura, se ha i capelli corti o lunghi, lisci o ricci, se porta orecchini o altri oggetti. Gli occhi da soli non possono bastare come elemento di riconoscimento.
La possibilità di riconoscimento immediato, come quella di dare una descrizione della persona è fondamentale in molti casi: si pensi ad un malore, ma anche ad una lite con rissa, ad un incidente automobilistico, ad una rapina… o ad un rapimento, un attentato… Nel caso fosse coinvolta attivamente o passivamente una persona con burqa integrale, cosa dici al 118 o al 112?
E noi, soprattutto noi che siamo progressisti e aperti, senza alcuna vena xenofoba o razzista, certe cose le dobbiamo dire. E dove si può agire di conseguenza (penso ai comuni, per esempio) senza lasciare questi temi solo alla destra.
m.l.









L’articolo che spero faccia nascere un dibattito su un tema come quello della laicità dello Stato, della libertà da rispettare fino in fondo in uno Stato di Diritto quale è ancora oggi l’Italia, a seguito di lunghe telefonate intercorse tra me e Lorenzoni, nelle settimane scorse, quando stavo trascorrendo le mie vacanze a Porto Recanati. Laicità dello Stato, che stando ad ascoltare le dichiarazioni del Ministro della pubblica Istruzione vorrebbe introdurre lo studio della Bibbia ( un testo che non ha alcuna valenza storico scientifica) nelle scuole. Insomma ad integralismo mussulmano, si risponde con altro integralismo: quello cristiano, che nel corso dei secoli in fatto di violenza in particolare sulle donne, non è stato certamente da meno di quello mussulmano. Dunque indottrinamento, questo sembra essere il nuovo corso.
Telefonate appunto attraverso le quali raccontavo l’angoscia, ma anche la rabbia, che nel mio animo si agitavano nel vedere tutte quelle povere donne comprese le adolescenti, indossare il Burke e guanti neri. Sì persino le mani di quelle povere donne, pochi centimetri di pelle, non possono essere messe in vista. Vederle entrare nei supermercati , passeggiare solo un oretta la sera (accompagnate sempre dalla presenza di uomini), delle figure completamente coperte di nero, con la grata fittissima davanti agli occhi, raccontavo a Marco, che faceva scaturire un moto di rabbia per tanta violenta imposizione. Sì, quel vestiario non facciamo gli ipocriti, mettendoci a parlare di cultura, è un odioso obbligo che le riduce a tanti fantasmi del Louvre.
Quelle donne sono ridotte in schiavitù, questa è la verità. E non si capisce come mai i servizi sociali, le tante autorità la cultura, non facciano irruzione in quei nuclei familiari. L’assassinio della povera Saman Abbas, e prima di lei di tante altre ragazze, è lì a ricordarci a tutti noi che le donne dentro quei contesti familiari, sono schiavizzate, ridotte a nulla. Che il coraggio di essere libere, dentro quella religione, quelle famiglie, si paga con la morte, tanto più violenta e intollerabile perché prodotta dagli stessi familiari.
Una terribile storia la sua, che racconta di una brutale prepotenza subita per tuta la sua breve vita a cui voleva ribellarsi. Un delitto atroce, sulla cui responsabilità aleggiano dubbi e domande che interrogano tutti noi. Si sono tolti e io sottolineo giustamente, i bambini alla cosiddetta “Famiglia nel bosco”, genitori che accecati da un ideologismo ambientalista, costringeva quei poveri bambini a crescere in compagnia di cinghiali e asinelli, e non si interviene dinnanzi a tanta violenza che non è certo inferiore a quella subita dai ragazzini del bosco.
Sia il Post ma altrettanto ancora di più la risposta di Renato mi trovano perfettamente d’accordo. I paesi che sono passati dal medio Evo all’età moderna senza tappe intermedie come Rinascimento, ma soprattutto illuminismo sono stati nel passato e lo sono tutt’ora dominati dalla religione proprio perchè le gandi masse popolari non hanno assimilato quei processi per i quali si possono cofrontare col mondo moderno. Su tali situazioni ci speculano e vivono di rendita intere fette di quelle società alle quali noi occidentali spesso con il nostro comportamento non abbiamo permesso di evolversi e questo lo abbiamo fatto alleandosi con le varie fasce sociali e tribali che con i vertici dominavano quelle società schiavizzate anche all’epoca dai vari Mullah uniti alle caste abbienti. Ecco quindi che il sistemja che ne viene fuori riguardo al credo religioso è sempre lo steso sotto ogni latitudine e la formazione ed educazione che ricevono quei cittadini risente pesantemente di quelle tipologie di rapporti, come del resto nella ugual misura molto corroborata dal modo di vivere occidentale anche da noi, proprio per l’influenza che il carattere e la cultura religiosa contrasta con la formazione laica delle coscenze.Ricordo a tal proposito le parole dette da un laico e liberal verso un importante religioso che così si esprimeva:”io combatto anche perchè tu possa esprimere il tuo pensiero, tu fino a poco tempo fa eri negatore di tutto questo processo e se avessi potuto avresti affermato la priorità del tuo credo sulle leggi dello stato”. E’ quanto succedeva fino agli inizi del secolo scorso nei rapporti che correvano fra Stato della Chiesa e Partito Liberale, poi il progressismo laico ha cambiato la società ma ancor oggi molti settori dell’organizzazione ecclesiale ostacolano certi principi e spesso riescono ad imporsi ed a condizionare la vita delle persone propri perchè dietro ai partiti politici operano forze di ormai provata consapevolezza di come possa funzionare la testa di molti indvidui e quando si parla di progressismo si capisce bene che storcano la bocca dando spessissimo una impostazione culturale deviante o tantopeggio retriva delle problematiche.tutto questo succede in occidente anche in maniera molto diversificata fino ad influenzare soggetti come il presidente degli Stati Uniti(cosa questa non da poco perchè abbiamo tutti visto il filmato della sala ovale della Casa Bianca con i pastori alle spalle del presidente che giura sulla Bibbia….).Questi volendo o non volendo sono i destini di chi si prende cura del mondo attuale e di chi possa determinare gli avvenimenti su scala mondiale. Se questo succede nelle regioni dove la storia ha prodotto l’Umanesimo, il rinascimento e soprattutto l’Illuminismo figuriamoci cosa possa avvenire nelle nazioni dove la gran massa di poveri culturalmente sottostà alla religione.Credo che quando si estremizzi tale concetto fino a farla divenire una legge dello stato, i diritti umani come li consideriamo noi in occidente passino in seconda linea.Qualcuno disse 150 anni fà che le religioni erano l’oppio dei popoli.Con tutte le varianti possibili ma è stato sempre difficile dargli torto se guardiamo al divenire della storia.
Carlo, in nessuno Stato non teocratico, la religione e i precetti religiosi possono sovrastare le leggi dello stato e le norme della civile convivenza.
No, codesta affermazione non è veritiera perchè esiste modo e modo di aggirarle e di produrre gli effetti per i quali ci si impegna. E’ come il fatto- fra l’altro molto diverso – che le leggi impediscano di rubare e se uno viene beccato passa in giudizio e sconta la pena. Il sistema per quanto rigarda il credo religioso non funziona in quel modo chiaramente. Chiaramente ci deve essere la libertà religiosa di esprimersi e di operare poichè uno stato si definisce democratico se compendia questo, ma per quanto riguarda il condizionamento delle istituzioni tramite il parlamento democratico espressione dei partiti il condizionamento avviene sempre soprattutto nella formazione delle leggi, quindi non nè vero in sendo assilu6to ciò che dici, perchè la cultura di un popolo si esprime anche come componente religiosa. La differenza è quindi dove tale cultura religiosa venga espressa. Negli stati teocratici è ” normalità”, ciò non toglie che parte della popolazione non sia allineata con tale concetto e tramite il confronto e ciò che vede attornoa se nel mondo fà riflettere ed è da tale riflesione che nasce il germe del cambiamento, anche all’interno della stessa religione.Certamente tutto questo processo incontrerà delle resistenze ma oggi guardandosi intorno l’assolutismo religioso credo che stia diminuendo e questo si riflette anche all’interno delle famiglie.In pratica volevo dire che è ”la contraddizione” che stimola il cambiamento e credo che non si possa pretendere da parte di nessuno che tutto cambi improvvisamente.E’ quindi una lotta fra cambiamento e conservazione ma se si guarda al mondo come era un secolo addietro molte cose sono cambiate.Nel caso nostro e del Post sono d’accordo con te che le norme che regolano la vita di persone che hanno deciso di migrare sono ”nel conto” che debbano uniformarsi alle leggi di uno stato sovrano. Altra cosa-come ho già detto- è l’influenza che la religine ha sulla politica di uno sto laico com’è il nostro perchè essa viene utilizzata per contrastare direttamente la laicità dello stto in mille occasione e questo viene permesso anche se le leggi dicono il contrario.Il prmo esempio spicciolo, ma molto spicciolo che mi viene alla mente adeesso è quello che se guardiamo al pagaento delle imposte sul reddito concorrono molti fattori per la popolazione italiana ma in certi casi le norme stabiliscono che un luogo di culta non debba pagare le imposte e basta mettere un immagine religiosa sul muro per farne luogo di culto.Non sò se questa disposizione sia stata cambiata nel tempo ma non credo. allora quedsto cosa è se non una ingerenza da parte dello stato creato dalla teocrazia con accordi anche del passato che non sono mai stati rivisitati per adeguarli nei confronti della laicità dello stato ? perchè non viene fatto ? q8uali sono le forze politiche, e sottolineo politiche che questo lo impediscono come in tanti altri confronti ? Il problema và guardato negli aspetti generali poi ognuno è libero di pregare chi voglia ed in quaunque momento ci macherebbe altro, ma quando questo assume un aspetto istituzionale credo che occorra bene saper distinguere i fatti che possano portare a quella che poi diventa una vera e propria ingerenza,usata per condizionare la politica, per far soldi,per- secondo il mio punto di vista- per vendere il fumo nel cervello delle genti.Ed oggi i venditori di fumo si sprecano,anche preparando loro il terreno perchè educati a precisi modi di pensare fin da piccoli prima ancora che manifestino certi bisogni, perchè è sempre chi comanda che si crea il problema di come continuare a comandare.Una pianta che cresce all’interno di un tubo alla fine scapperà fuori dal tubo nella direzione impressagli da quel tubo e che nulla ha a che fare con la realtà e con la propria libertà decisionale. Questi non sono discorsi
”a parte” ma sono perfettamente inerenti alla realtà non solo odierna ma ancora più marcata dei secoli passati e l’oggi è la conseguenza di ciò che è stato ieri.