CHIUSI, UNO STRANO POMERIGGIO LETTERARIO PER PARLARE DI… MACELLERIA SOCIALE. APPLAUSI AI PROMOTORI

lunedì 19th, febbraio 2024 / 14:31
CHIUSI, UNO STRANO POMERIGGIO LETTERARIO PER PARLARE DI… MACELLERIA SOCIALE. APPLAUSI AI PROMOTORI
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CHIUSI – Ci sono a volte iniziative minimal che aprono squarci clamorosi. Minimal nel senso non di cose minime o futili, ma di cose fatte per piccole platee, ambienti di nicchia, che meriterebbero un’audience maggiore. Ma di questi tempi bisogna anche sapersi accontentare del fatto che qualcosa ogni tanto si muove. Sabato scorso, 17 febbraio, nel “salottino” un po’ off del GEC (Gruppo Effetti Collaterali) a Chiusi Scalo si è tenuta una chiacchierata su un libro, su una città e su un autore… Con l’autore del libro. E fin qui niente di strano. I ragazzi del GEC ne hanno fatte parecchie di presentazioni. La cosa “strana”, diciamo così, e degna di nota è che una volta tanto un evento del genere, per quanto di nicchia, sia uscito dai binari dell’incontro letterario per avventurarsi in territori insoliti: raccontando luoghi, situazioni, personaggi tutt’altro che “politicamente corretti” e tornando pure a parlare di una stagione che in Gran Bretagna (ma non solo lì) lasciò sul terreno molte macerie. L’epoca di Margareth Thatcher.

Il libro in questione è “A Edimburgo con Irvine Welsh” di Andrea Pomella, scrittore romano e collaboratore de Il Fatto Quotidiano. Edimburgo è la capitale della Scozia, città patrimonio mondiale dell’Umanità per l’Unesco. Ed è la città di Arthur Conan Doyle, Walter Scott, Robert Louis Stevenson. Eppure nessuno come Irvine Welsh ha eletto Edimburgo a protagonista assoluta. Per questo Somella ha scelto proprio Welsh per raccontarcela nel suo libro, che fa parte di una collana della Perrone Editore intitolata “Passaggi di dogana” e che annovera anche “A New York con Patti Smith”, “A Londra con Virginia Wolf”, “A Milano con Luciano Bianciardi” o “A Bologna con Lucio Dalla”

Chi è Irvine Welsh? E’ l’autore di Traispotting, sua opera prima, da cui è stato tratto l’omonimo film di Danny Boyle. ed è pure lui di Edimburgo. Come scrittore è uno di quelli che ci va giù dritto. E senza fronzoli. La critica ne ha fin dall’inizio sottolineato la “capacità di descrivere atmosfere, situazioni, spaccati di vita reale, caratteri e sentimenti dei suoi personaggi in modo crudo, ma sfacciatamente reale, mettendo anche a nudo le debolezze e le virtù dei suoi contemporanei. Il suo è un realismo esasperato e viscerale”.

E infatti Pomella ci porta in giro per la Edinburgo di Welsh, quella dei pub scalcinati che cozzano con i ristoranti stellati, quella del tifo viscerale per le due squadre di calcio della città: gli Hibs (Hibernians) e gli Hearts. Ci racconta – e lo ha fatto anche sabato al Jack, l’officina creativa, del GEC a Chiusi Scalo dove era presente insieme al perugino Fabio Calzolari-  il mondo e l’angolo visuale di Welsh, ma anche la Scozia e la Gran Bretagna degli anni ’80, quelli della disocupazione alle stelle, della droga dilagante anche come via di fuga da una realtà diventata durissima per generazioni intere, del punk come musica ribelle e incendiaria, per contrasto.

Insomma un racconto che ascoltato oggi, in una realtà che non riesce più a incazzarsi nemmeno per le guerre e i genocidi, per l’uccisione di giornalisti e oppositori, per le manganellate a chi manifesta davanti alla Rai, o per le morti continue sul lavoro che sono diventate una strage ininterrotta, ha riportato TUTTI in una dimensione diversa, apparentemente surrealista, forse anche un po’ nostalgica, ma al contrario invece molto realistica. Pomella ha ricordato a tutti, tramite il suo “Virgilio” Irvine Welsh cosa è stata e cosa ha significato Margareth Thatcher nel Regno Unito in termini di macelleria sociale. E chi oggi mugugna e bestemmia per i guasti del turboliberismo che non fa prigionieri, dovrebbe ricordarsi che molti dei guasti sono cominciati lì, in Gran Bretagna, con le politiche draconiane della lady di ferro… E bisognerebbe tutti ricordarci che la letteratura, la musica, il teatro, il cinema non solo POSSONO essere politicamente scorretti. Ma dovrebbero esserlo, soprattutto quando il gioco si fa duro. Chi pensa che il massimo della trasgressione, del politicamente scorretto, della devianza dal binario mainstream siano i sermoncini di Luciana Littizzetto o due battute di Ghali al festiva di Sanremo (e meno male Ghali) è fuori strada.

Applausi ai ragazzi e alle ragazze del Gec per aver proposto, in tempi duri, una chiacchierata su un autore fuori dal coro e uno sguardo disincantato e dal basso su una città tra le più belle d’Europa.

Peccato solo una cosa, che anche iniziative come quella di sabato scorso al Jack, come altre del resto, vedano sempre platee risicate, fatte per lo più da quelli del giro di chi organizza. Questo è un problema che si verifica nella politica, nelle iniziative culturali, nel teatro, nella musica…  Sembra che ormai nessuno vada più alle iniziative di altri. Non è un problema da poco, è un problema serissimo. Rifletteteci. Poi ne riparliamo.

M.L.

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