ADDIO A MIRO VALDARCHI, CAPITANO DEL MITICO CHIUSI DEGLI ANNI ’50

martedì 23rd, gennaio 2024 / 15:40
ADDIO A MIRO VALDARCHI, CAPITANO DEL MITICO CHIUSI DEGLI ANNI ’50
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CHIUSI – Fedi, Storri, Toninelli, Bianchi, Cortopassi, Valdarchi, Merlin, Forliti, Gori, Misticoni, Gentini. A Chiusi, chi oggi ha tra i 70 e i 90 anni questa formazione l’ha tenuta a mente per anni, ripetuta come un mantra o una poesia. Come quella della grande Inter Sarti, Burgnich, Facchetti… o come quella della Fiorentina del primo scudetto: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini… La prima era la formazione del Chiusi dei miracolo della seconda metà degli ani ’50. Quella che sfiorò la Quarta Serie. Ieri se ne è andato Wladimiro Waldarchi, alla soglia dei 90… Fu proprio lui a segnare il gol della vittoria chiusina contro il  Montevarchi, in una partita epica, finita in rissa e… per mancanza di numero legale. L’arbitro aveva infatti espulso 4 giocatori del Montevarchi e uno del Chiusi, ma quando un altro giocatore valdarnese fu costretto a uscire per infortunio, l’arbitro dovette sospendere la gara: non erano previste sostitituzioni e non si poteva giovare con meno di 7 giocatori. Chiusa lì: 1-0 Chiusi agli spareggi per salire di categoria.

Valdarchi era il capitano e una delle “colonne” di quel Chiusi fortissimo, che fu anche una delle primissime squadre “sponsorizzate” d’Italia, come la Cuoiopelli di Santa Croce sull’Arno o il Lanerossi Vicenza… Il Chiusi della staghione 1958-59, quella dello spareggio per la Quarta serie, era sponsorizzato dalla Dulcis Special Brodo di San Marino. Non solo una delle prime squadre sponsorizzata, ma quasi sicuramente la prima in assoluto in Italia ad essere sponsorizzata da una ditta straniera

In Quarta serie quel Chiusi non ci andò. Ma per scelta societaria, non per demeriti sul campo. Dopo la vittoria con il Montevarchi, infatti i biancorossi vinsero anche la prima in casa dello spareggio con il Senigallia, 2-1 con doppietta di Gori al 2° minuto e al 90°. Ma al ritorno in terra marchigiana il Chiusi si accontentò di una succulenta mangiata di pesce fresco dell’Adriatico.

In campo i biancorossi si presentarono solo per onor di firma. Vinse il Senigallia con un punteggio più largo del 2-1 dell’andata. La società chiusina preferì rimanere dov’era. Ma quei giocatori, quella formazione è rimasta nella memoria collettiva e la partita epica con il Montevarchi negli annali tanto da sembrare la copia esatta della partita raccontata da Osvaldo Soriano nell’episodio “il rigore più lungo del mondo” del suo memorabile “Futbòl“.

Wladimiro Wandarchi, dicevo, fu uno di quegli eroi, e uno di quelli che sbarcarono a Chiusi da altri lidi, alcuni dalla capitale. Lui era il numero 6, aveva giocato nelle giovanili della Roma, la mezzala Forliti aveva invece militato nella Lazio. Misticoni, il 10, somigliava per movenze e capigliatura a Miguel Montuori uno degli artefici dello scudetto viola del ’56 e veniva dalle Marche.

Successivamente Wladimiro Valdarchi, detto Miro, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, è rimasto sempre vicino al Chiusi. Ha seguito e allenato generazioni di ragazzini. Gli piaceva avere a che fare coi ragazzini, vederli crescere con il pallone tra i piedi. Un maestro di calcio, di quelli di altri tempi. Mai una parola fuori posto, mai un gesto plateale. Una persona per bene, un signore, in campo, in panchina e anche fuori dal campo. Era stato comunista. Anche quando lavorava come poligrafico nella tipografia prima del Corriere della Sera poi di Paese Sera a Roma. Comunista come il deus ex machina di quel Chiusi miracoloso e fortissimo del ’58-59, quel Mario Barzanti che trovò anche la sponsorizzazione della Dulcis Special Brodo di San Marino. Intuizione quasi visionaria, per l’epoca.

Quando, alla fine degli anni ’90, come Primapagina organizzammo per un paio di stagioni, un torneino calcistico per ragazzi uder 14, Miro Valdarchi si mise a disposizione anche per quell’esperienza, insieme a Francesco Crezzini, che aveva vent’anni di meno, ma se ne è già andato pure lui, nel 2023. Ora si ritroveranno da qualche parte. E magari si metteranno a discutere sull’esonero di Mourinho o sul modulo che adotta Italiano nella viola. Ma di sicuro poi si metteranno anche a rievocare quelle maglie del Chiusi, di lana pesante, con cui sono scesi in campo entrambi in anni in cui anche il calcio era tutta un’altra storia.

Sempre come Primapagina, siamo qui, oggi a ricordare Wladimiro Valdarchi nel giorno dei suoi funerali. Ma l’epopea di quel Chiusi di cui fu capitano ne abbiamo parlato in un spettacolo teatrale del 2006 (“La palla è rotonda”) e in un libro uscito nel 2021 (“Voce del verbo tradire”) in cui si mettono in fila una serie di “spareggi tarlati” della squadra biancorossa. Con Valdarchi ne parlammo quando il libro uscì e fu presentato in piazza. Ricordo che sorrise…

Ciao mister, ti sia lieve la terra.

m.l.

 

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