CHIUSI, QUANDO ANCHE IL PALLONE E’ LO SPECCHIO DI UNA DERIVA PERICOLOSA

lunedì 04th, dicembre 2023 / 16:26
CHIUSI, QUANDO ANCHE IL PALLONE E’ LO SPECCHIO DI UNA DERIVA PERICOLOSA
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CHIUSI – Qui Chiusi, signori abbiamo un problema. Sì, certo, qualcuno dirà che non è il problema principale, che ce ne sono altri più seri. E’ vero… ma il pallone, per il popolo, non è poi un problemino irrisorio. Già Enzo Jannacci, con Beppe Viola ce lo avevano fatto capire con la splendida “Vincenzina e la fabbrica” nel ’74:

Zero a zero anche ieri ‘sto Milan qui,Sto Rivera che ormai non mi segna più,Che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua….

Ecco il padrone no. Non ce li ha ‘sti problemi qua. Ma gli operai sì. Togli loro anche la vittora del Milan e la vita è ancora più grama. Il Milan a Milano, la Juve o il Toro a Torino, la Fiorentina a Firenze. Il Chiusi a Chiusi.

Oggi gli operai sono molti di meno che nel ’74. Sono anche meno incazzati. Più assuefatti alla sconfitta, ne hannom prese talmente tante senza che nessuno li duifendesse, che rmai ci hanno fatto il callo.

Il pallone ha seguito il trend. La domenica a vedere le partite delle categorie minori di gente ce ne va sempre meno. Girano anche meno soldi. E’ anche normale che ci sia un ridimensionamento verso il basso. Ma vedere il Chiusi in Prima Categoria già fa male al cuore. Ai ricordi. Vederlo mestamente ultimo in classifica con 2 punti soltanto è come vedere un bambino che è caduto di bicicletta e non riesce a rialzarsi o che sta pericolosamente camminando sull’orlo di uno strapiombo. Non può essere che una squadra come il Chiusi, che dal 2000 è stata due stagioni in Interregionale e 17 anni in Eccellenza, annaspi in questo modo in Prima categoria. Vedere il Chiusi dietro a squadre come il San Quirico, l’Acquaviva, il Ponte d’Arbia e la Fonte Belverde fa specie. Non ci si crede. Eppure così è.

I Biancorossi hanno pure cambiato allenatore, qualche settimana fa a metà ottobre. Ma la scossa non c’è stata: 11 partite disputate, due pareggi e 9 sconfitte, 5 gol fatti e 16 subiti. L’ultimo a marcare è stato il centravanti Ballone, che se ne è andato alla Pievese.

L’anno scorso con il mercato invernale arrivarono rinforzi importanti e la squadra fece un buon girone di ritorno e si salvò, anche abbastanza agevolmente. Quest’anno il campionato sembra un calvario. La zona play out non è lontana. Il Fratta Santa Caterina ha solo 2 punti in più. E’ raggiungibile. La terz’ultima però (Fonte Belverde) di punti ne ha 9. La quart’ultima Arezzo F. Academy ne ha 14 e la Valdichiana Calcio 15. Queste sono le squadre che al momento dovrebbero giocarsi la salvezza. La distanza è un abisso.

Senza con questo far drammi per un campionato di calcio, per di più minore, va detto che la fusione tra Polisporiìva e Autarchici è stata sul piano dei risultati sportivi un disastro. Un Chiusi calcio in queste condizioni (categoria e classifica) è – diciamolo pure – lo specchio non solo della crisi del pallone a livelli periferici, è anche lo pecchio di un paese (per la verità dovremmo dire una città, perché Chiusi questo è, anche nel nome del Comune) alla deriva, in caduta libera su molti fronti e a rischio di ulteriore declassamento. Lo sport è stato per anni, decenni, uno dei fiori all’occhiello della città di Chiusi. Il calcio che è lo sport principale non è mai arrivato ai livelli cui è arrivato per esempio il Volley con la Emma Villas o il basket con la San Giobbe, però è dalla metà degli anni ’80 che non stava in Prima categoria, dopo ha sempre militato in categorie superiori. Quest’anno il rischio di scendere addirittura in Seconda è reale. E il Chiusi i Seconda categoria non si può neanche sentir dire… Anche perché non c’è stato di mezzo un fallimento come quello che portò la Fiorentina in C2, il Siena in serie D… Questa è un’alta storia. E’ la storia di un ridimensionamento che Chiusi sta vivendo in molti settori, da quello commerciale e produttivo, a quello bancario, a quello scolastico, per non parlare della vicenda stazione ferroviaria…

La domanda che ci sorge spontanea (come direbbe il vecchio Lubrano) è: ma Chiusi, la sua gente, il suo tessuto economico, si stanno davvero abituando alla sconfitta, al declassamento, alla discesa agli inferi? Anche la San Giobbe Basket quest’anno non va come nelle due stagioni passate, gioca discretamente, ma non riesce a vincere. Dopo due stagioni esaltanti in cui ha centrato i play off, rischia anch’essa di retrocedere, inutile nascoderselo. Nel caso della squadra di basket le prestazioni dicono che la risalita può ancora essere possibile. Nel caso della squadra di calcio, allenata adesso da mister Giachetti, l’impresa appare più ardua. In entrambi i casi servirà uno scatto d’orgoglio di chi va in campo e di chi sta in panchina. Ma servirebbe forse anche uno scatto d’orgoglio della città nel suo complesso. Di orgoglio e di consapevolezza di un passato importante e di un presente che non può essere così mesto e rassegnato. E fore anche la politica, l’amministrazione pubblica, la società civile impegnata un’occhiata a ‘sti problemi qua, come cantava Jannacci, la dovrebbero dare, al di là della manutenzione degli impianti e delle nuove illuminazioni a led.  Cose importanti certamente, ma che senza risultati rischiano di fare una brutta fine.

m.l.

 

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