CHIUSI SCALO, LA MANCANZA DI UNA SALA PUBBLICA POLIVALENTE LIMITA LA DEMOCRAZIA E LA PARTECIPAZIONE. LA VOGLIAMO TROVARE UNA SOLUZIONE?

mercoledì 01st, febbraio 2023 / 18:07
CHIUSI SCALO, LA MANCANZA DI UNA SALA PUBBLICA POLIVALENTE LIMITA LA DEMOCRAZIA E LA PARTECIPAZIONE. LA VOGLIAMO TROVARE UNA SOLUZIONE?
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CHIUSI – “Houston, abbiamo un problema” dissero gli astronauti dell’Apollo 13 quando nel 1970 rischiarono di rimanere a vagare nello spazio… Chiusi Scalo non è Houston, ma se qualcuno avesse in mente di organizzare un qualche evento pubblico che presupponga la presenza di una platea di persone, rischia ugualmente di vagare a vuoto, senza possibilità di approdo.

A Chiusi Scalo, realtà urbana più consistente del comune, con circa 5.000 abitanti, non esiste infatti una sala pubblica per conferenze, incontri politici o culturali, piccoli eventi musicali, mostre d’arte. In una parola una sala polivalente o multifunzione, da utilizzare alla bisogna.

Qualche sala utilizzabile c’è, ma si tratta di strutture private, cioè di proprietà di associazioni sindacali, volontaristiche o di aziende. Ci sono per esempio la saletta Cgil e quella pressoché adiacente di Banca Tema, in via Mameli, che vengono concesse a chi ne fa richiesta, ma entrambe hanno una capienza di 40-50 posti, non di più. Ci sono le sedi delle contrade che però tranne quella del Sottogrottone, in via Montegrappa, sono un po’ decentrate e in zone piuttosto periferiche (Granocchiaio, Biffe e Fornace). Ovviamente anche per quelle occorre fare richiesta e affidarsi al buon cuore dei contradaioli.

La sala ex Cinema Eden di proprietà della parrocchia, utilizzata per decenni, da qualche tempo è poco praticabile, perché adoperata dalla parrocchia stessa per attività proprie. Non c’è un locale pubblico, del Comune, che faccia la funzione della Sala San Francesco o della saletta del Teatro a Chiusi Città.

Allo scalo un’assemblea pubblica con più di 50 persone non si può fare. Non c’è un locale pubblico, in cui allestire una mostra di pittura o di fotografia. Dove fare le presentazioni di libri e gli incontri con gli autori, magari qualche reading teatrale o un po’ di musica live. Il problema è annoso. Fu posto con una certa forza anche nella campagna elettorale comunale del 2011, dalla Primavera. Il tema fu ripreso 5 anni dopo, nel 2016, dai Podemos che inserirono la richiesta nel loro programma elettorale. Durante la legislatura Bettollini furono fatti anche dei sopralluoghi alla ricerca di una possibile soluzione. Ma la soluzione non è stata trovata. E tutt’ora non esiste.

Il problema è serio, perché limita ancora di più la già asfittica “democrazia partecipata”. Costringe soggetti vari a rinunciare a fare dele iniziative o a rimandarle all’estate, quando si possono utilizzare le piazze… Il fatto che a Chiusi ci siano la sala San Francesco, la Saletta del Teatro, i locali della Biblioteca, lo stesso teatro Mascagni, non è poco, ma sono tutte strutture che si trovano nel centro storico. E’ allo Scalo che manca un luogo del genere. Perché è allo Scalo che abita più gente.

A questo proposito, come abbiamo fatto più volte, dal 2011 in poi, ci permettiamo, come primapagina, di avanzare qualche ipotesi, con la speranza che l’amministrazione Sonnini che si presentò dicendo che ci saremo stancati delle iniziative pubbliche (ne abbiamo viste poche in realtà), prenda in esame la questione.

Per esempio, in via Leonardo da Vinci, la via principale dello Scalo ci sono i locali ex Banca di Spoleto che nel periodo natalizio sono stati utilizzati come temporary shop. Si tratta di un locale ampio, luminoso, già in parte attrezzato che potrebbe andare benissimo come sala pubblica polivalente. Sarebbe anche molto vicina a Piazza Garibaldi e potrebbe rappresentare una valida alternativa alla piazza stessa in caso di pioggia. Ci vorrebbe un minuto e mezzo per spostarsi dalla piazza alla sala suddetta. Quanto costerà mai l’affitto di quei locali, magari come soluzione provvisoria, in attesa di trovarne o realizzarne una ancora migliore?  Il Comune potrebbe anche affidarne la gestione ad un soggetto terzo (la biblioteca, una associazione culturale come il GEC-Gruppo Effetti Collaterali, che gestisce il Lars Rock Fest e durante l’anno propone sempre delle iniziative, o altri…), prevedendo, sempre, un contributo per l’utilizzo, come avviene per San Francesco.  In un locale del genere potrebbe trovare posto una mostra al mese, senza con ciò inficiarne l’uso per incontri e conferenze…

Di locali simili a Chiusi Scalo ce ne sono anche altri (quello dove era il negozio dei cinesi in via Cassia Aurelia, per esempio), basta fare un giro per il paese per individuarne almeno 5-6 che per posizione, capienza e condizioni di manutenzione potrebbero richiedere un impegno non eccessivo sia di lavoro che di spesa…

Una sala pubblica-polivalente potrebbe diventare anche, quando non ci sono iniziative, un luogo di incontro e ritrovo. Anche solo per fare due chiacchiere. Perché anche fare due chiacchiere è diventato difficile. Anche i bar a Chiusi Scalo sono molti di meno di un tempo. E non sono più luogo di… “chiacchiere”, ma solo di consumo fugace. E in alcuni casi, se hai più di 30 anni rischi di sentirti un pesce fuor d’acqua. Non c’è un pub, cioè uno di quei locali classici da chiacchiere e birra e magari un po’ di musica.

Se non ci sono luoghi adatti, poi è difficile far uscire la gente di casa ed è inutile lamentarsi del fatto che tutti stanno 24 ore su 24 attaccati al Pc o al cellulare per navigare su fb o su tik tok… Ed è anche inutile e poco credibile parlare di “democrazia”, di “partecipazione”, di “confronto”, di “crescita culturale della comunità”…

Per far viaggiare la gente servono strade e treni efficienti. Per far fermare i Frecciarossa serve una stazione idonea e adeguata e in questo senso quella di Chiusi lo è. Per portare la gente a discutere, a partecipare, per contribuire alla crescita culturale della comunità, servono strutture pubbliche idonee e adeguate. Su questo terreno Chiusi lo è solo per metà. Nel centro storico. A Chiusi Scalo no. Chiusi Scalo è molto indietro da questo punto di vista. Una soluzione va trovata, possibilmente alla svelta.  Al sindaco Sonnini vorremmo dire di provarci… Ci viene in mente una canzone di De Gregori:

… Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore/Non è mica da questi particolari/Che si giudica un giocatore/Un giocatore lo vedi dal coraggio/Dall’altruismo e dalla fantasia…

Ecco, invece è anche da particolari come questi che si giudica una amministrazione… Quindi caro Gianluca mettici un po’ di coraggio, di altruismo e di fantasia e tiriamola fuori ‘sta soluzione. Forse non è così complicato…

m.l.

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