CHIUSI, 250 POSITIVI AL COVID. MA LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E’ POCO CHIARA. LA CITTA’ IN LOCKDOWN NON DICHIARATO

lunedì 10th, gennaio 2022 / 16:21
CHIUSI, 250 POSITIVI AL COVID. MA LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E’ POCO CHIARA. LA CITTA’ IN LOCKDOWN NON DICHIARATO
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CHIUSI – “Aggiornamento Covid 19 – 09.01.2022 – ore 19.00
🚨 22 nuovi CASI positivi ASL
✅ 7 nuove guarigioni
⚠️ 37 quarantene
❗ 105 CASI positivi ASL totali
🏥 UN caso è attualmente ricoverato gli altri sono in isolamento domiciliare
👨‍👩‍👦‍👦 57 positivi sono appartenenti a 23 nuclei familiari
🧑‍🏫 8 positivi sono alunni delle scuole dell’obbligo
👨‍🔬 14 nuovi Tamponi positivi
🔴 250 Positivi totali (ieri 233) TOTALE CASI ASL + TAMPONI POSITIVI
N.B. 12 dei nuovi CASI positivi ASL erano già stati computati nei Tamponi positivi dei giorni scorsi
📣 Si precisa che per CASI POSITIVI ASL si intendono le persone con TAMPONE POSITIVO sottoposte a TRACCIAMENTO di ASL dei quali abbiamo i nominativi.
Ad oggi sul nostro territorio, unendo i dati a nostra disposizione abbiamo 250 POSITIVI, dato sicuramente non definitivo”. 
Così si legge in un post pubblicato ieri sera sulla pagina facebook del Comune di Chiusi. Ecco, se si vuole avere un paradigma della confusione nella comunicazione sulla nuova emergenza Covid, questo post è una fotografia impietosa. Sostanzialmente non ci si capisce niente. Si capisce che a Chiusi i casi positivi sono 250 (+17 rispetto al giorni precedente). Una cifra mai raggiunta in passato. Il 3% delle popolazione. A fronte di un numero così elevato di contagi però è basso il numero delle persone in quarantena: 37, scrive il Comune. Ovviamente (immaginiamo) più i 250 positivi che saranno essi stessi in quarantena. Ciò però significa che i contatti stretti dei cittadini positivi non sono stati post in quarantena (altrimenti sarebbero molti di più) e quindi stanno circolando liberamente. O possono/potrebbero circolare liberamente. Di fatto non è così, perché in giro c’è veramente poca gente. Chiusi, come del resto tutta Italia, è di fatto in “auto-lockdown”. Un po’ per paura, un po’ per cautela, un po’ perché i positivi sono tanti e quelli stanno in casa.
La nota del Comune così come è scritta però è poco chiara. Non delinea un quadro preciso, ma aumenta la confusione quindi anche le paure. Rispondendo ad alcuni commenti che evidenziano la scarsa chiarezza, il Comune risponde che
“basta sapere che l’85% di coloro che occupano i reparti covid e le terapie intensive, almeno nell’area Toscana Sud, sono non vaccinati. La scelta giusta è vaccinarsi”.  Questo in sostanza significa che non bisogna contare i casi di positività, ma se mai quelli delle ospedalizzazioni e delle terapie intensive. Però nessuno ci dice se si casi di positività, arrivatI a 250 in pochi giorni, sono da addebitarsi alla variante Omicron, più contagiosa, ma – sembra – meno feroce e pericolosa, oppure alla variante Delta che è ancora presente e forse maggioritaria.
Insomma la comunicazione istituzionale tende- sembra di capire – a stemperare l’allarme e a considerare il dato dell’escalatione dei contagi, come un fatto secondario. Ma a differenza delle proverbiali dirette del sindaco precedente, adesso sindaco e giunta si fermano ai numeri, peraltro in modo confusionario, e alla riaffermazione delle indicazioni basilari: mascherine, igiene delle mani, distanziamento, senza dare ulteriori indicazioni, per esempio, sulle attività lavorative e la vita sociale. Ma anche a Chiusi – che non è un’isola felice, né infelice, ma è semplicemente un microcosmo simile a migliaia di altri posti con dinamiche identiche a migliaia di altre cittadine di dimensioni paragonabili – ormai la gente si organizza in proprio e cerca si far fronte all’emergenza come meglio può. Nel frattempo però cominciano a mancare persone nei luoghi di lavoro, nei servizi anche essenziali: negozi e uffici che restano chiusi, impiegati e autisti assenti, consegne che non arrivano, treni e pullman cancellati, produzione a singhiozzo, eventi culturali e sportivi rimandati… Da oggi tutta la Toscana è zona Gialla. Con regole leggermente più stringenti.
In un marasma del genere, con la prospettiva concreta che il marasma aumenti nelle prossime due-tre settimane, una comunicazione come quella fatta ieri sera dal Comune di Chiusi, citata in apertura, sembra una resa incondizionata al virus e la fotografia di una situazione totalmente fuori controllo e lasciata alla sensibilità e alla responsabilità dei singoli.
Chiusi è anche in una situazione particolare, con un sindaco e una giunta eletti da poco, nuovi, in rodaggio, ma almeno dal punto di vista dell’informazione sullo stato delle cose circa la pandemia, il quadro è desolante. In questa fase il Comune, il sindaco, la giunta, non sono un punto di riferimento per i cittadini che sono sempre più disorientati. Con questo ritmo di crescita dei contagi e con un numero di positivi mai raggiunto in precedenza (anche se c’è un solo ospedalizzato), servirebbe forse una maggiore comunicazione e soprattutto una comunicazione migliore. Più chiara, più precisa. L’impressione è che nel palazzo di Pazza XX Settembre non sappiano da che parte farsi e dalla Regione stessa non è che arrivino segnali incoraggianti. L’assessore Bezzini sembra desaparecido, assente su tutta la linea.
Nel frattempo la gente fatica ad avere l’esito del tampone (qualcuno lo sta aspettando da due giorni e mezzo) e sta nel limbo di chi non sa cosa fare… Con l’obbligo per gli over 50 si vuol dare una accelerata alla campagna di vaccinazione, ma gli hub sono stati chiusi due mesi fa e adesso è più complicato prenotare. Se prima di Natale si poteva prenotare la terza dose a due giorni, adesso ne passano 15 come minimo… Vuol dire che la gente risponde, ma se poi la struttura e la burocrazia creano imbuti tutto si complica.
In tutto questo la politica si è dileguata. Un anno fa le dirette di Bettollini facevano discutere, qualcuno apprezzava, altri le consideravano solo propaganda, ma almeno il quadro era chiaro. Oggi, nessun partito o movimento che dica una parola su niente. Al massimo alcuni fanno sapere che non si riuniranno in presenza, ma solo “on line”  e nel frattempo il virus corre, dilaga e la città si è già messa, come dicevamo, in un lockdown non dichiarato, ma effettivo, latente. Cosa che può avere conseguenze devastanti sia sul piano psicologico, che sul piano economico e sociale. Non tutti possono permettersi di starsene chiusi in casa davanti al camino acceso, con la certezza della pensione o dello stipendio garantito il 27… Non tutti ce l’hanno quella certezza. E per chi non ce l’ha sono cavoli veramente amari.
m.l.
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