CHIUSI, PRESENTATE UFFICIALMENTE LE TRE LISTE ANNUNCIATE. ECCO CHI SULLA CARTA E’ IN VANTAGGIO

sabato 04th, settembre 2021 / 15:01
CHIUSI, PRESENTATE UFFICIALMENTE LE TRE LISTE ANNUNCIATE. ECCO CHI SULLA CARTA E’ IN VANTAGGIO
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CHIUSI – Dalle precedenti elezioni comunali sono passati 5 anni, ma in termini politici è passato un secolo, forse più. Il mondo è cambiato, sono cambiati tutti gli scenari. Allora c’era Renzi in ascesa e i 5 Stelle pure, c’era una sinistra a sinistra del Pd che provava a resistere, c’era una Lega che cominciava a prendere il sopravvento sul resto del centro destra. A livello locale c’era in campo, per la lista di maggioranza un ragazzone un po’ muscolare, ma molto motivato e determinato che aveva già fatto un anno di “rodaggio” come reggente ed era -sempre all’epoca – il pupillo e delfino di Scaramelli volato in Regione sull’onda di 15 mila preferenze.  Quel ragazzone vinse largamente con il 64% dei voti.

La voglia di qualcosa di sinistra, diversa dal renzismo montante, fece fare un buon risultato alla lista Possiamo che prese anche più voti (una manciata) dei 5 Stelle, certamente molto più esposti mediaticamente e con un trascinamento nazionale decisamente più forte. La destra, per la seconda volta consecutiva non entrò  neanche in Consiglio. Oggi, la situazione è molto diversa.

E nel giorno in cui sono state ufficialmente presentate le tre liste in campo e si apre ufficialmente la campagna elettorale per il voto del 3-4 ottobre, fare previsioni sulla base delle ultime comunali potrebbe rivelarsi esercizio del tutto teorico e inutile. Troppe cose sono cambiate nel frattempo.

Per una serie di motivi (tipo la presenza in campo di una lista ispirata e sostenuta da Italia Viva) forse il termine di raffronto più appropriato può essere rappresentato dalle regionali del 2020. Tenutesi esattamente un anno fa. Si votò infatti il 20 settembre. E’ il voto più ravvicinato. Si sa che alle comunali incidono anche dinamiche diverse rispetto alle altre tornate elettorali (politiche, europee, regionali): amicizie, famiglie e parentele, rapporti di lavoro o di “cordata”, simpatie e antipatie personali, vecchie e nuove ruggini, dispetti e vendette, favori e cambialine da onorare…

L’esito del voto regionale di un anno fa potrebbe essere completamente ribaltato o comunque modificato. Detto questo, fare due conti su quello che è il panorama “sulla carta”, può essere ugualmente utile.

Partiamo dalla coalizione di centro sinistra guidata da Gianluca Sonnini che rappresenta la maggioranza uscente, ma che si presenta in totale rottura e discontinuità con la maggioranza e l’amministrazione uscente, senza nessuno dei vecchi assessori e con dentro le due forze di opposizione. Già questo è un elemento di incertezza. Pd e Psi ci sono dentro anche questa volta, ma i loro elettori voteranno per una cosa molto diversa da quella che votarono nel 2016. Stesso discorso per Podemos e M5S che 5 anni fa si presentavano come alternativi al potere costituito e stavolta sono invece alleati del potere costituito. Quello precedente alla stagione renziana e poi bettolliniana..

Certo la coalizione di Sonnini questa volta è più larga e composita di quella che sostenne Bettollini. Sulla carta dovrebbe vincere abbastanza agevolmente. Sulla carta infatti può contare sui voti Pd (1.170, pari al 33,5%), su quelli del M5S (253, pari al 6,6%), più sui voti della sinistra diffusa e dispersa (300 voti circa in totale, compresi i due partiti comunisti, che però non sono in coalizione con Sonnini, percentuale complessiva 7%).

Ovvio che è una previsione del tutto teorica, perché la sinistra diffusa è una galassia informe e molto aleatoria; dei 5 Stelle, divisi sulla scelta di allearsi co il Pd, non si sa cosa e quanto sia rimasto dietro a Bruna Cippitelli; il Pd potrebbe lasciare per strada almeno una parte della fronda bettolliniana che non ha digerito la defenestrazione del sindaco e il cambio di cavallo. In ogni caso, anche nella migliore delle ipotesi la somma sembra molto al di sotto dei 2.816 voti, pari al 64% che Bettollini prese nel 2016. Siamo sui 1.700 voti in totale…

La lista Chiusi Futura di Massimo Tiezzi, pur dichiarandosi orgogliosamente civica, ha l’appoggio palese e dichiarato di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, cioè di tutta la destra ed ha esponenti della destra tra i candidati. Nel 2016 la destra fece flop, clamorosamente, fermandosi a poco più di 200 voti, senza entrare in consiglio. Alle Regionali 2020, invece ha raccolto complessivamente 1.090 voti pari al 31%. Con la Lega a quota 641 (18,2%), Fratelli d’Italia a 358 (10,2%) e Forza Italia a 91 (2,6%)… Adesso Fratelli d’Italia è dato come primo partito a livello nazionale.

Ovviamente anche questo è calcolo aleatorio, non è detto che tutta la destra voti la lista Tiezzi, perché alle comunali il discorso è diverso rispetto al voto politico e perché c’è una parte della destra che è governativa a prescindere…

La Lista Tiezzi però può contare su qualche figura che potrebbe rosicchiare consensi a sinistra, e su alcuni esponenti del Comitato Aria che registrò buon seguito durante la bagarre sul progetto Acea. Sulla carta la lista Chiusi Futura e Massimo Tiezzi insomma hanno più chances di quante non ne aveva Salaris nel 2016 o Gliatta nel 2011. Molte di più. Numeri alla mano.

Massimiliano Barbanera, dal canto suo è il front man di una lista voluta, ispirata e messa in piedi da Stefano Scaramelli ed ha Italia Viva come azionista di riferimento. Lo dice la presenza in lista di candidati che sono espressione nota e diretta del partito di Renzi (Canini, Cimarelli…). Le elezioni regionali del 2020 sono state le uniche in cui Italia Viva era presente, alle precedenti non c’era. E alle regionali, a Chiusi, Italia Viva ha ottenuto 503 voti pari al 14,4%. Un bel gruzzoletto che però – lo abbiamo scritto tante volte – comprendeva in buona misura anche  i voti di elettori Pd, di area bettolliniana, che vollero dare un segnale di dissenso, senza però votare contro Giani e il centro sinistra.  E non a caso per le Comunali, Barbanera ha messo in lista figure molto vicine, per antica amicizia, al sindaco uscente e proprio della frazione di Montallese, roccaforte di Bettollini, con l’itento evidente di mantenere quei consensi…

Sulla carta Barbanera non ha altri sponsor, oltre Italia Viva, quindi parte con una base più risicata. Ma non proprio da zero. Per di più sembra volersi accreditare come figura “mediana” tra le due opzioni (sempre aleatorie e teoriche) destra-sinistra, con la speranza di raccogliere non solo la fronda bettolliniana , ma anche qualcosa di più, nell’elettorato di opinione, diventando il terzo che gode tra i due litiganti.

Va detto che anche Massimo Tiezzi sembra voler mantenere un profilo tranquillo, non barricadero e sta invitando i suoi a tenere i toni bassi, senza escandescenze, e tende anche a dare l’immagine della sua lista come del tutto svincolata e non teleguidata dalla destra, che però c’è dentro fino al collo ed esprime pure la capolista. Faticherà in questa sua battaglia, perché contro l’evidenza si combatte male e si perde quasi sempre.

Quello di spiegare ai propri potenziali elettori certe scelte è un problema che avranno anche Pd, Podemos e M5s: tutti e tre hanno fatto il classico salto della quaglia, sconfessando sé stessi e i loro ultimi 5 anni... Quello che era il quadro 5 anni fa, oggi è ribaltato. Gli stessi schieramenti che si sono confrontati alle regionali nel 2020, in queste comunali, si sono “scomposti” e ricomposti diversamente. Il Pd perde l’alleato Italia Viva e acquista M5s e sostenitori della lista di sinistra di Fattori. Cosa impensabile un anno fa…

Sullo sfondo resta il “convitato di pietra” Bettollini con la sua giunta, che saranno inevitabilmente un termine di paragone. Poi c’è la quarta lista, quella che non si vede, ma può addirittura vincere e che in un sistema elettorale bloccato come quello dei comuni sotto i 10 mila abitanti è e resta una delle opzioni possibili per l’elettore: il non voto, l’astensione motivata e consapevole, che va a sommarsi a quella fisiologica legata alla disaffezione per la politica, all’indifferenza, all’apatia…

L’astensione consapevole come sottolineatura del “not in my name” e basta, perché non votare non significa favorire l’uno o l’altro. Togliere all’uno o all’altro. Alle comunali non c’è il quorum, vince chi prende un voto in più degli avversari. Tra quelli che votano. Cioè, indipendentemente da chi si astiene. Chi si astiene non partecipa, non avalla, ma non nega o toglie legittimità o consensi a nessuno.  Toglie, in effetti, ma non aggiunge.

C’è da augurarsi che la campagna elettorale con confronti e proposte aiuti a capire meglio e diradi nebbie, dubbi, sottintesi e malintesi., sveli gli appoggi palesi e occulti, faccia emergere le differenze e soprattutto le diverse visioni del futuro.

Al momento i tre candidati a sindaco potrebbero essere tutti e tre “intercambiabili”, buoni per una lista o per l’altra.

Lo stesso Sonnini, che è Pd e uomo di sinistra, si presenta contro chi ha rappresentato il Pd negli ultimi 5 anni e si presenta alleato di chi ha osteggiato il Pd. Potrebbe avere motivi personali (comprensibili) per stare anche ancora più contro, ma già così la sia sembra una lista “alternativa” non quella della maggioranza uscente. Dei tre, però è l’unico che ha già avuto una esperienza politico-amministrativa e questo lo pone leggermente in vantaggio su due parvenue…

Tiezzi è uno di sinistra che si ritrova a braccetto con la destra; Barbanera sta nel mezzo e cercherà di incunearsi tra l’uno e l’altro in nome di un centrismo esasperato, quasi estremista. Il democristianismo eletto a sistema, pescando in quello che era il Pd delle origini…

Tra un mese esatto tireremo le somme. Per adesso è un bel rebus. Di idee e proposte nemmeno l’ombra. Ma siamo appena all’inizio, Arriveranno. Forse.

m.l.

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