ENRICO LETTA CANDIDATO NEL COLLEGIO SENESE. SCARAMELLI ALZA IL MURO… IN BILICO LE ALLEANZE PER LE AMMINISTRATIVE

martedì 13th, luglio 2021 / 11:36
ENRICO LETTA CANDIDATO NEL COLLEGIO SENESE. SCARAMELLI ALZA IL MURO… IN BILICO LE ALLEANZE PER LE AMMINISTRATIVE
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SIENA –  Alla fine Enrico Letta ha sciolto la riserva e ha detto sì… Sembra ormai sicuro che il segretario nazionale del Pd abbia deciso di accettare la proposta avanzata dal Pd senese, per una sua candidatura alla elezioni suppletive per il seggio 12 della Camera, lasciato vacante da Pier Carlo Padoan. Come nel calciomercato, anche in questo caso manca ancora l’ufficialità, che dovrebbe arrivare però a breve, forse già oggi, al termine della Direzione Provinciale del partito convocata nel pomeriggio. Sì, perché l’ultima parola spetta all’organismo senese, trattandosi del collegio di Siena.

Ci ha messo un mesetto Letta a decidersi, tenendo sulla corda Andrea Valenti & C., ma sembra ormai certo che toccherà al segretario nazionale sfidare il candidato del centro destra, il manager Tommaso Marrocchesi Marzi, e probabilmente anche qualcun altro. Non è chiaro cosa faranno ad esempio il M5S e Italia Viva che è alleata del Pd in Regione.

«Senza Italia Viva qui Letta non vince», spiega il leader senese dei renziani Stefano Scaramelli il quale sottovoce non esclude una candidatura alternativa. Soprattutto se Pd e Italia Viva non riuscissero a trovare un accordo a largo raggio per le amministrative. Il sì di Italia Viva a Letta ci sarà insomma solo se Italia Viva otterrà qualcosa di sostanzioso alle comunali. Ma che cosa, e dove?

La coincidenza tra il sì di Letta alla candidatura ne collegio senese e la ritrovata serenità tra Grillo e Conte nel M5S per alcuni osservatori è un indizio di un possibile patto tra Pd e grillini, il che non piace affatto a Scaramelli e ai renziani, che si autodefiniscono alternativi ai 5 Stelle.

Non a caso anche a Chiusi, unico comune senese, con Trequanda, ad andare al voto in autunno, il Pd è tutt’ora in mezzo al guado (diciamo pure al fango, per non dire peggio) proprio perché non riesce a sciogliere il nodo delle possibili alleanze con M5S e Podemos da un lato e con Italia Viva dall’altro. La vicenda della candidatura Letta potrebbe far deflagrare definitivamente la pentola…  La stessa consigliera regionale 5S Irene Galletti, pur riconoscendo il prestigio di Enrico Letta fa sapere che “alla base del movimento le candidature paracadutate non sono mai sembrate la soluzione migliore”.

E anche nel Pd, sebbene ufficialmente nessuno si sia messo di traverso rispetto alla proposta avanzata da Valenti di candidare Letta, non mancano certo i mugugni di chi avrebbe preferito mantenere fede all’assunto che i candidati li sceglie il territorio…  Anche perché le esperienze passate, da Boselli ad Amato, da Bassanini a Pier Carlo Padoan, candidati a Siena perché il collegio era sicuro, non è che al territorio abbiamo portato benefici. Tutt’altro.

In questo caso – come abbiamo già scritto al momento della proposta di Valenti – a decidere la candidatura Letta non è stata però la direzione nazionale del Pd, per assicurare il posto in parlamento al segretario, ma, al contrario, la scelta è tutta del Pd senese, che forse per non creare nuove divisioni e fratture su eventuali candidature locali, ha optato per il number one del partito. Un harakiri, non una imposizione dall’alto.

Tra l’altro, se in passato il collegio senese (e in parte aretino) era sicuro per gli eredi del Pci, adesso la sicurezza non c’è più, la destra in crescita in tutta la Toscana, è più vicina e anche il seggio 12 è contendibile. Come lo sono molti comuni che un tempo erano fortini inespugnabili. Boselli, Amato e gli altri non rischiavano nulla, Enrico Letta invece stavolta qualcosa potrebbe rischiare. Se alla fine dovesse risultare non eletto, per il Pd senese sarebbe una debacle epocale. E se nella stessa giornata perdesse anche il Comune di Chiusi, cosa non impossibile, allora farebbe davvero tombola. Al contrario.

 

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