CHIUSI, QUELLA DOMUS ROMANA FAGOCITATA DALLE ERBACCE

lunedì 05th, luglio 2021 / 12:06
CHIUSI, QUELLA DOMUS ROMANA FAGOCITATA DALLE ERBACCE
0 Flares 0 Flares ×

CHIUSI – Chi in questi giorni di festeggiamenti in onore di Santa Mustiola, patrona della città, ha avuto modo di visitare le Catacombe che erano cimiteri e luoghi di culto, ma anche di riunione e comunione dei primi cristiani, ha toccato con mano il clima che si poteva respirare 2000 anni fa, in epoca romana, quando Chiusi che aveva osato sfidare la potenza di Roma con Porsenna e se non fosse stato perla tigna di Orazio Coclite, forse la storia avrebbe preso un’altra piega, era sede di una Legione e “porto sicuro” per chi fuggiva dalle persecuzioni nella città eterna…  La vicenda umana della stessa Mustiola, giovane nobildonna romana martirizzata in piazza, per aver abbracciato la nuova fede, ne è testimonianza.

Ma a differenza del passato etrusco di Chiusi, del passato romano della città si sa, o si parla molto meno. Eppure… eppure è stato un passato importante anche quello. Basta girare un po’ per i vicoli e i giardini per trovare reperti e scritte che ricordano il periodo romano. Il patrimonio epigrafico restituito dalle catacombe è un libro aperto, una sorta di diario che racconta storie incredibili e dopo Roma, poche altre città ne possono vantare una quantità simile… E anche questo pochi lo sanno. Anche tra i chiusini.

Nel cuore del centro storico a due passi (facciamo una cinquantina per la precisione) dal Museo Nazionale Archeologico c’è un sito archeologico che è solo l’inizio di uno scavo avviato nei primissimi anni 2000 e che ha portato alla luce una “domus romana” del I Secolo a.C. In realtà potrebbe non trattarsi di una abitazione privata, di una “villa” con vista lago., quanto piuttosto di un edificio pubblico molto importante, come spiegò a suo tempo l’allora direttrice del Museo Monica Salvini…

Il sito dove sono visibili alcuni muri e tracce di pavimentazione a mosaico fu messo in sicurezza e inaugurato in pompa magna nel maggio del 2014.

Nell’occasione furono apposti anche dei pannelli esplicativi e l’area chiusa da un cancello. Come dicevamo si tratta solo dell’inizio di uno scavo non ancora terminato, tanto che, sempre nel 2014 alla cerimonia di inaugurazione, Sindaco (Scaramelli) e Soprintendenza spiegarono che era stato speso solo un decimo dell’importo previsto, meno di 100 mila auro, su un totale preventivato di 900 mila.

Nel 2014 della “Domus romana” si vedeva poco, in realtà.  “Più che altro se ne intuiscono le dimensioni, la posizione suggestiva su un panorama mozzafiato… Ad oggi insomma,  i visitatori che arriveranno, attratti dall’idea di vedere una villa romana,  si troveranno di fronte i resti di quattro muri e mosaici ricoperti, altrimenti si rovinano, sotto una tettoia di metallo…  Un po’ poco rispetto al concetto di villa Romana, con il rischio che parta un tam tam negativo e controproducente”. Così scrivevamo allora, dopo l’inaugrazione, effettivamente un po’ ridondante rispetto all’oggetto della cerimonia.

Bene. Oggi, luglio 2021, della Domus romana non si vede più niente. Il sito è completamente invaso dalle erbacce, che coprono ormai anche i pannelli esplicativi. Muri perimetrali e mosaici neanche si intuiscono. Tutto sommerso. 

Il Comune l’erba la fa tagliare anche due volte l’anno. L’intervento è già in agenda anche quest’anno e sarà effettuato a breve. Ma al di là di questo, anche la Domus Romana è rimasta una “incompiuta”. Più che una testimonianza sulla vita quotidiana e civile (e non solo sul culto dei morti) nella città di Chiusi ai tempi di Nerone o Traiano è una testimonianza tangibile di come in Italia sia difficile tenere in ordine e valorizzare i beni storici, archeologici e artistici… 

Nel 1989, proprio da Chiusi partì l’allarme sullo stato precario del patrimonio culturale. Ciò avvenne per un fatto fortuito: il crollo del soffitto della Tomba della Scimmia, la più famosa delle tombe etrusche chiusine, in diretta tv, cioè mentre una troupe di Rai 2 stava effettuando delle riprese…

Fu una scintilla che accese i riflettori della stampa nazionale e anche della politica sull’incuria e l’abbandono in cui spesso si trovano vestigia importanti e, in definitiva, tasselli di quella che è la principale risorsa di un Paese come l’Italia…

Dal 1989 sono passati più di 30 anni. Lo stato dello “scavo” della Domus romana di via dei Longobardi a Chiusi ci dice che non è cambiato granché.

Se un sito archeologico o storico deve diventare preda dell’incuria fino a scomparire fagocitato dalla gramigna, forse meglio fotografare tutto, realizzare degli audiovisivi e pannelli informativi e poi ricoprire tutto, come fu fatto, ad esempio con la “fornace etrusca” (altra testimonianza rilevante perché attinente alla vita civile, al lavoro, alla produzione, non solo al culto dei defunti colme le tombe) scoperta in loc. S. Erminia, vicino al torrente Astrone e all’autostrada. Il sindaco di allora Marco Ciarini ipotizzò addirittura un’apposita area di sosta sull’A1 che corre lì a poche decine di metri, per consentirne la visita. La Soprintendenza optò, forse più saggiamente, per risotterrare tutto.

D’altra parte costruire “pensilone”, camminamenti sospesi, scale, per vedere una porzione di muro a pietra, come è avvenuto all’interno del Parco dei Forti, non vale neanche la pena, perché quei reperti magari raccontano molto agli studiosi, ma pochissimo ai visitatori e ai turisti, che non vi trovano niente di straordinario… Un po’ come accade oggi con la Domus Romana. Che avrebbe dovuto costituire “il primo passo verso la realizzazione di un Parco archeologico urbano”.  L’idea era suggestiva. Ma come molte altre è rimasta sulla carta. O meglio sulla… propaganda.

Il sito è di competenza della Soprintendenza, il Comune più che tagliare l’erba non può fare. Però il tema della conservazione, manutenzione e valorizzazione dei beni culturali, per una città come Chiusi è fondamentale e primario e sarà bene che chi si presenterà alle prossime elezioni, fra tre mesi, lo tenga ben presente. Non solo per una questione di turismo, anche per una questione di decoro e di immagine della città. Un sito archeologico mangiato dalle erbacce non è mai un bel biglietto da visita.

m.l.

 

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×
Consorzio di bonifica