ENRICO ROSSI RINVIATO A GIUDIZIO PER FALSO SUI CONTRIBUTI ELETTORALI 2015. TEGOLA SUL PD TOSCANO E UMBRO. IL NODO DEI COSTI DELLA POLITICA

mercoledì 14th, aprile 2021 / 18:50
ENRICO ROSSI  RINVIATO A GIUDIZIO PER FALSO SUI CONTRIBUTI ELETTORALI 2015. TEGOLA SUL PD TOSCANO E UMBRO. IL NODO DEI COSTI DELLA POLITICA
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L’ex governatore della Toscana Enrico Rossi, attuale “commissario” del Pd in Umbria risulta indagato a Firenze per falso in ordine alla dichiarazione dei contributi elettorali ricevuti nel 2015, quando Rossi fu rieletto presidente della Regione.

Secondo le accuse della procura, Rossi, in concorso con  il suo mandatario elettorale, Luciano Bachi, avrebbe rendicontato contributi ricevuti per 70 mila euro (e di averne spesi circa 59mila) quando invece ne avrebbe ricevuti 600 mila.

Rossi avrebbe aggirato il tetto di spesa previsto. La falsa attestazione, sostiene la Procura, avrebbe indotto in errore il Collegio di Garanzia elettorale. Per Rossi e Bachi il pm Luca Turco ha chiesto il rinvio a giudizio. Il 20 maggio prossimo l’udienza davanti al gup Gianluca Mancuso. Per un filone della stessa inchiesta, in cui veniva ipotizzato il finanziamento illecito ai partiti, è stata invece chiesta l’archiviazione.

La replica di Enrico Rossi: “Non viene contestato come illecito nessun finanziamento che ho ricevuto; tutti i finanziamenti che ho ricevuto sono stati verificati e su nessuno di essi è stato trovato nulla da ridire. Mi viene solo contestato di aver superato il tetto di spesa fissato per la campagna elettorale. Noi – io e il mio legale – crediamo che sia invece il calcolo della procura ad essere sbagliato. Lo abbiamo dimostrato nella nostra memoria. Quel tetto noi lo abbiamo rispettato. Conseguentemente mi viene contestato anche il falso ideologico, un’accusa che viene rivolta esclusivamente a funzionari pubblici ma che non può essermi rivolta perché ovviamente ho firmato il bilancio per la campagna elettorale non da presidente ma da privato cittadino. Si tratta dunque di aspetti formali di cui si occupa il mio legale”.

La vicenda oltre che la Toscana sta scuotendo anche l’Umbria dove il Pd sta tentando di mettere in piedi il suo congresso. Sulla tegola giudiziaria che vede Rossi nel mirino, è intervenuto sui social Alessandro Torrini, uno dei candidati alla segreteria del Pd umbro che si sono fatti da parte, rinunciando alla corsa. E Torrini pur concedendo a Rossi la presunzione di innocenza, non fa sconti alla “deriva” imboccata dai partiti, compreso il suo: “Il nostro Commissario Enrico Rossi – scrive Torrini – è stato rinviato a giudizio per presunte spese elettorali eccedenti i tetti prefissati.. Enrico Rossi dichiara di essere stato nei limiti, io gli credo…  poi la magistratura verificherà. Contesto però, con grande energia, la deriva della politica e dei partiti che hanno delegato ai candidati e ai loro comitati elettorali, la totale gestione del delle campagne elettorali e del loro finanziamento.. compresa la loro attività politica personale, finanziata attraverso fondazioni, associazioni, ecc. Ecco, nel Partito che io vorrei, tutto questo non dovrebbe essere permesso.. Il finanziamento della Politica dovrebbe essere pubblico e le campagne elettorali dovrebbero essere gestite dall’organizzazione partitica”.

Un altro dirigente umbro, Piero Mignini gli fa eco: “Hai totalmente ragione ma purtroppo l’ubriacatura dell’antipolitica e contro i partiti,c he ha colpito soprattutto il centrosinistra (a destra il problema neanche se lo pongono) provocando guasti inenarrabili non è ancora finita”.
Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda Perseo Santiccioli, esponente storico del Pci, poi di Rifondazione Comunista: “Caro Alessandro, hai ragione da vendere, da quando si è sostituito noi con l’io: scendo in campo, ci metto la faccia, mi candido, me lo hanno chiesto, se il partito me lo chiede, ecc. ecc. si sono formati gruppi, comitati elettorali, fondazioni a sostegno, inviti aperitivo, cene ecc. ecc. Si continua a parlare di politica, sì: di potere e di mantenimento di esso. Fine della POLITICA come l’abbiamo conosciuta noi, impegno,fatica, passione collettiva per la collettività. Appunto noi…”.
Comunque vada a finire (fosse anche una bolla di sapone) è un bel cazzotto nello stomaco ad un Pd che cerca di ritrovare una nuova identità. E stavolta mette di mezzo sia la Toscana che l’Umbria…
Le elezioni del 2015 sono quelle dell’exploit di Stefano Scaramelli che risultò secondo degli eletti Pd, in Toscana, con 15 mila preferenze. E Scara ha sempre dichiarato che la sua campagna elettorale vincente la pagò il partito che gli mise a disposizione anche il famoso camper con pilota e navigatore nella persona dell’allora scudiero Bettollini, all’epoca solo assessore  e non ancora sindaco.
Certo tra  i 70 mila euro dichiarati da Rossi e i 600 mila ipotizzati dalla Procura c’è una bella differenza e viene difficile pensare che il partito abbia potuto spendere quella cifra (i 600 mila) solo per il candidato presidente e poi coprire le spese elettorali anche a tutti gli altri candidati.
Al di là del fatto che sussistano illeciti oppure no, quello dei costi della politica e delle campagne elettorali dei candidati è un problema su cui riflettere, soprattutto a sinistra, anche per capire com’è che nascono e crescono certe “stelle”…

 

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