CHIUSI, IL 25 APRILE SEPARATO DEL PD

lunedì 26th, aprile 2021 / 10:38
CHIUSI, IL 25 APRILE SEPARATO DEL PD
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CHIUSI – Come un po’ ovunque anche Chiusi ieri ha celebrato il 25 aprile. La festa della Liberazione dal nazifascismo. Le restrizioni e le cautele anticovid hanno imposto come l’anno scorso, anche stavolta manifestazioni in chiave ridotta. Con una partecipazione civile composta e… distanziata. Diciamolo pure, anche un po’ triste. Perché il covid, in aggiunta al tempo, si è portato via molti testimoni, gli ultimi, di quei giorni fatidici del 1945. Per questo territorio, del ’44, perché qui la liberazione ci fu un anno prima. Niente banda, solo la tromba del maestro Roberto Fabietti, il gonfalone del Comune, la bandiera e i fazzoletti dell’Anpi, il sindaco con la fascia tricolore e il vestito buono. Le note dell’inno di Mameli e Bella Ciao.

“Questo è il settimo 25 aprile e sarà l’ultimo cui partecipo con la fascia tricolore”, ha detto nel suo saluto finale il sindaco Bettollini, ricordando la sua volontà di non ricandidarsi alle prossime elezioni comunali. Intanto però ha ribadito la giusta scelta di campo, quella dell’antifascismo, dell’adesione ai valori della Resistenza e della Costituzione e ha messo anche un punto fermo, firmando, davanti al monumento ai caduti, di Largo Cacioli, l’atto ufficiale con cui il Comune concede in comodato gratuito e per sempre all’ANPI, sezione Tiradrittti, i locali comunali che l’associazione occupa dal dopoguerra, ma senza che ci fosse mai stato un passaggio formale. Questo per evitare che la prossima amministrazione o una successiva ancora possa rimettere in discussione quella presenza. La firma per l’Anpi è stata apposta dal presidente della “Tiradritti” Fausto Pacchieri, mentre a pronunciare il discorso di ringraziamento è stato il presidente onorario Stefano Bistarini.

La celebrazione ha previsto la deposizione di una corona a tutti i monumenti ai caduti da Montallese a Macciano, da Rione Carducci a Chiusi Scalo, a Chiusi Città. Al discorso finale del sindaco e alla firma del contratto di comodato con l’Anpi, erano presenti anche i rappresentanti delle forze politiche: Pd, M5S e Possiamo.

Nel pomeriggio, il Pd ha fatto però una sua autonoma manifestazione. Una delegazione del partito composta dalla segretaria Simona Cardaioli, e da Fiorella Fanciuli e Irene Vannuccini di Montevenere e Montallese ha deposto dei fiori, precisamente dei garofani rossi, agli stessi monumenti e in altri luoghi simbolo della Resistenza a Chiusi, aderendo all’iniziativa nazionale “strade della liberazione” promossa dall’ANPI. 

Dato però che a Chiusi Anpi, Comune e cittadini, la manifestazione l’avevano fatta la mattina, tutti insieme, si è capito poco il senso dell’iniziativa separata del Pd. Il Pd i suoi garofani poteva traquillamente deporli insieme alla corona del Comune.

La cosa ha ricordato la visita al cimitero del Commonwealth di Orvieto organizzata nel 2016 dall’Amministrazione, su sollecitazione di questo giornale, quando i 5 Stelle si presentarono, autonomamente, un’ora dopo. Non per un disguido, ma per marcare una distanza dal sindaco e dalla maggioranza.

Il Pd ieri ha fatto a stessa identica cosa. Solo che il Pd a differenza dei 5 Stelle è a tutt’oggi il partito di maggioranza, anche se il sindaco Bettollini lo ha fatto fuori e lui non è più iscritto al partito.

Sulla propria pagina Faceboook, il Pd di Chiusi ha postato alcune foto dell’iniziativa. E ha scritto “Suggestiva la deposizione a Montorio, casa dove ha vissuto la famiglia Perugini trucidata mentre lavorava nei campi, oggi luogo del parco a loro titolato”. Sì suggestiva. Perché quel podere sulla colina che sovrasta Chiusi Scalo è uno dei luoghi della memoria della Resistenza.
Portarci dei fiori è un bel gesto. Però almeno la storia chi governa dovrebbe raccontarla nel modo giusto. Luigi Perugini e i suoi due figli Oreste e Dino non furono trucidati “mentre lavoravano nei campi”, ma accusati di aver aiutato i partigiani, arrestati, processati sommariamente poi portati a Chianciano e lì fucilati nel piazzale davanti alle terme (anche quello in seguito intitolato a loro nome). Anzi non proprio fucilati: i nazisti li obbligarono a scavare la fossa davanti al plotone di esecuzione e uno dei figli, in estremo atto di ribellione colpì con la pala l’ufficiale che doveva dare l’ordine di far fuoco. Fu falciato da una raffica di mitra. Anche il padre fece lo stesso con la sua pala, ma anche lui e l’altro ragazzo furono uccisi a mitragliate. Insomma i tre contadini chiusini non si fecero mettere al muro. E morirono da eroi. Anche se coi partigiani forse non c’entravano niente.
Non cambia molto, alla fine dei conti…  ma in una giornata dedicata alla memoria dei valori fondanti della Repubblica, anche una piccola imprecisione, soprattutto da parte di chi pure organizza celebrazioni, sulla storia della propria comunità, stona e non poco e dà un’immagine di inadeguatezza. Come una nota stonata cantando Bella Ciao.
m.l.
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