CHIUSI-ORVIETO: LA “CICLOPISTA DEL SOLE”, IL TRATTO SUD DEL SENTIERO DELLA BONIFICA

mercoledì 17th, marzo 2021 / 12:08
CHIUSI-ORVIETO: LA “CICLOPISTA DEL SOLE”, IL TRATTO SUD DEL SENTIERO DELLA BONIFICA
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CHIUSI – Nell’ormai lontano 1995 come primapagina organizzammo, proprio di questi tempi, due “pedalate ecologiche”, una da Chiusi Scalo al lago di Montepulciano, lungo gli argini e le strade della Bonifica e l’altra da Chiusi Scalo a Fabro, sempre seguendo argini e strade di bonifica, rigorosamente bianche.
Volevamo dimostrare che quei viottoli e quelle strade di campagna o di servizio erano di fatto un percorso ciclabile già fatto, bastava solo segnalarlo, segnalando magari anche alcune “emergenze ambientali” o culturali presenti lungo il tragitto, sia verso nord che verso sud.
Dopo molti anni il “Sentiero della Bonifica” da Chiusi Scalo fino ad Arezzo, passando appunto per il lago di Montepulciano e poi il Canale Maestro della Chiana è stato realizzato e opportunamente segnalato e pubblicizzato e oggi è una realtà.  E’ un percorso molto utilizzato da cicloturisti, podisti, amanti delle passeggiate. Una bella infrastruttura green, per il turismo slow, peraltro accessibile e fruibile da tutti. Non è necessario essere Van Der Poel per farlo in bici. E basta una normale mountain bike o una city bike con copertoncini, non servono superbiciclette in titanio… E’ quasi tutto in pianura e in totale misura una settantina di km. Si può fare anche a tappe con possibilità di qualche connessione con il treno a non molta distanza dal sentiero (Chiusi, appunto, ma anche Terontola, Camucia, Castiglion Fiorentino, o Montepulciano Stazione sulla Chiusi-Siena). 
E’ meno nota invece la “Ciclopista del Sole”che è di fatto il tratto che da Chiusi va verso sud, fino ad Orvieto, sempre sulle strade della Bonifica della Valdichaina Romana di fine 700 ed è la continuazione naturale del “Sentiero della Bonifica” Arezzo-Chiusi. Anche questa adeguatamente segnalata.
In sostanza si tratta del percorso che nel ’95 provammo a lanciare come idea con quella seconda pedalata.
IL TRAGITTO: Da Chiusi Scalo basta andare verso Ponticelli, non sulla provinciale di Fondovalle, ma sulla sua versione precedente, la vecchia strada cioè che costeggia la ferrovia e il canale della Chianetta e passa per “La Fabbrica”, la splendida costruzione settecentesca che fu la sede della direzione dei lavori della Bonifica concordata tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana due secoli e mezzo fa… Una volta arrivati a Ponticelli si prosegue, lungo il Chiani, sulla vecchia strada che porta a Salci, o anche a Santa Maria di Monteleone e Fabro. Ad un certo punto si può fare l’una o l’altra, e sempre a Fabro si arriva. Quella per Salci è leggermente più lunga e più difficile perché presenta un bel tratto di salita, ma il borgo fortificato che è una a frazione pievese semiabbandonata merita una visita…
Il percorso da Fabro Scalo prosegue verso contrada la Piaggia, poi la zona di Padule, verso Palombara e Allerona. Siamo nella zona delle “crete” orvietane, molto simile morfologicamente alla Valdorcia e alle Crete senesi. Si costeggia la ferrovia e il fiume Paglia. Un bel paesaggio, con un po’ si saliscendi  e tratti di sterrato alternati a brevi tratti di asfalto. Da Allerona si prosegue in direzione Pianlungo, poi Le Prese per arrivare a Ponte Giulio (resti di un ponte romano) e a Bardano, e siamo ormai alle porte di Orvieto, frazione di Sferracavallo. A Sferracavallo si è già ai piedi della Rupe più famosa d’Italia. Chi ha cuore e gamba può salire in bici fino in piazza del Duomo. Chi è stanco e non ama le salite ardite, può deviare verso la stazione e poi salire con la funicolare…
Da Chiusi Scalo zona Biffe-Cardete (da cui si può imboccare la vecchia strada per Ponticelli) in totale sono meno di 45 km, 43,75 per la precisione. Anche in questo caso non è necessario essere campioni mondiali di ciclocross, ma il tratto sud è più duro rispetto al tratto nord. Qualche saliscendi c’è. Se il Sentiero della Bonifica si può fare anche come gitarella di famiglia, la “ciclopista del Sole” sotto l’aspetto altimetrico è un po’ più complicata. Non moltissimo, ma un po’ sì. Anche in questo caso è possible la connessione con il treno a Chiusi, Fabro e a Orvieto. Connessione utilissima per esempio per il ritorno a casa dopo la pedalata.
Da segnalare che, da Orvieto, volendo, sempre seguendo il corso del Paglia e poi del Tevere (e la vecchia ferrovia) si può arrivare abbastanza agevolmente, per strade secondarie e di campagna fino a Roma. Sempre come Primapagina lanciammo l’idea alla vigilia del giubileo del 2000 e nel maggio del 1999, in quattro  temerari (perché non allenati come i cicloturisti assatanati) testammo il percorso, facendolo in due tappe, con sosta e pernottamento a Giove (salita peggio dell’Izoard) e sosta all’abbazia di Farfa… Fu una bella faticata, ma anche un grande divertimento.
Quando entrammo nella Capitale a Porta Pia, c’era anche la banda. Non era per noi, ma l’effetto fu piacevole…
m.l.
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