LE SCORIE RADIOATTIVE A SANT’ANNA IN CAMPRENA COME I MISSILI NUCLEARI A RAPOLANO NEL 1980. E C’E’ CHI DICE SI’

giovedì 07th, gennaio 2021 / 12:42
LE SCORIE RADIOATTIVE A SANT’ANNA IN CAMPRENA COME I MISSILI NUCLEARI A RAPOLANO NEL 1980. E C’E’ CHI DICE SI’
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LA DEPUTATA M5S ANGELA RAFFA SPIEGA E DIFENDE LA SCELTA DEL DEPOSITO UNICO NAZIONALE
CHIUSI – Come abbiamo già riportato due giorni fa, tra i 67 siti ritenuti idonei ad ospitare il Deposito Nazionale di scorie radioattive, dall’apposita agenzia governativa Sogin, ce ne sono anche due in Toscana e alcuni nel Lazio. Precisamente, per quanto riguarda la Toscana uno nel comune di Campagnatico, nella Maremma grossetana e uno in provincia di Siena, al confine tra Pienza e Trequanda. Nel Lazio figurano tra gli altri Tuscania  Tarquinia e ure Motalto di Castro dove molti cittadini della provincia di Siena hanno la casa al mare.
Leggendo alcuni post anche di esponenti politici e di governo, la scelta sarebbe stata fatta sulla base di vari criteri che comprendono la densità di popolazione, ma anche la sismicità o l’esposizione a rischi diversi tipo esondazioni, frane ecc… Ma qualcosa non torna ugualmente. Almeno per ciò che riguarda il sito nel senese e per alcuni di quelli laziali.
Partiamo da questi ultimi: la zona di Tuscania-Tarquinia-Montalto è zona sismica, nel 1971 fu teatro di un terremoto devastante che fece solo a Tuscania 36 morti tra cui 3 bambini,  oltre 4.000, sfollati, più della metà degli abitanti. Quindi è evidente che dal punto di vista sismico quella zona tanto sicura non è.
Quanto al sito individuato in provincia di Siena, si tratta di un’area al confine tra i comuni di Pienza e Trequanda. Molto vicina all’eremo di Sant’Anna in Camprena (oggi adibito ad agriturismo gestito dalla Diocesi).
Forse dal punto di vista sismico la zona è meno problematica di Tuscania, ma possibile che tra i criteri per la scelta, non sia stato tenuto in considerazione il fatto che trattasi di area in parte considerata patrimonio Unesco (Comune di Pienza e Val d’Orcia) e in parte (Trequanda) a forte vocazione rurale, con produzioni di altissimo pregio e di spiccata tipicità, come l’olio (che è considerato il migliore del mondo), il tartufo e le terrecotte. Tutte cose che negli anni le amministrazioni locali e regionali hanno cercato di tutelare e valorizzare al massimo.
Non solo, ma l’ex monastero di Sant’Anna in Camprena, oltre che essere un luogo simbolo di quel territorio, dal punto di vista storico e religioso, è anche luogo d’arte, per i dipinti del Sodoma che custodisce e per essere stato il set de film “Il paziente inglese”, premiato con svariati Oscar.  Proprio lì un deposito di 150 ettari di scorie radioattive, anche se di bassa e media intensità? Che poi il deposito sarebbe una sorta di bunker seminterrato, che non sarà invisibile.
Come abbiamo scritto due giorni fa sarebbe infatti realizzato appunto su un’area di 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà “una struttura a matrioska”; all’interno ci saranno “90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle”, in cui “verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati”. In totale saranno “circa 78mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività” a essere ospitati. L’investimento complessivo è di circa 900 milioni di euro e si stima che genererà oltre 4.000 posti di lavoro l’anno per 4 anni di cantiere, diretti (2.000 fra interni ed esterni), indiretti (1.200) e indotti (1.000).
Solo la presenza di un cantiere di queste dimensioni, per 4 anni sarebbe piuttosto invasiva.
Porterebbe certamente anche lavoro, e soldi nella zona, ma…
Ma appena uscita la notizia, nonostante questo, si è levato il coro di NO: dai sindaci ai presidenti della Regione e della provincia, dai comitati ai giornali. E questa volta sembra una questione diversa dalla solita sindrome NIMBY. Di questa scelta non si capisce proprio la logica, tanto che sembra addirittura in contraddizione con gli stessi criteri fatti trapelare.
La politica che tante volte anche in un passato recente si è mostrata distratta o accondiscendente verso decisioni calate dall’alto, stavolta ha alzato gli scudi, come fece nel 1980 quando si diffuse la voce che nella “Polveriera militare” di Rapolano sarebbero stati messi a dimora i missili nucleari Pershing e Cruise. Ci fu anche una imponente manifestazione sotto il sole d’agosto per impedire quello che si riteneva un rischio, ma anche una scelta militarista scellerata.
Ecco se per le scorie radioattive, fosse stato indicata quel sito di Rapolano (che si diceva fosse costituito da km di gallerie sotterranee), la scelta poteva avere una logica… Sant’Anna in Camprena no. Non ce l’ha. Come non ce l’ha Tuscania. Anzi nei due casi ci sarebbe una logica contraria.
Però non tutti sono per il NO a prescindere. E in molti il problema di dove stoccare e custodire queste scorie se lo pongono. Come è giusto che sia. Lo ha fatto ieri, la deputata M5S Angela Raffa che spiega così la questione:
Nel 2010 (esattamente con il decreto lgs. 15 febbraio 2010, n. 31) il governo italiano si è impegnato con l’Europa a stilare una mappa per i possibili siti dove realizzarlo. Chi era al governo? Berlusconi.
Altri membri del governo? Ministri: Giorgia Meloni, Calderoli, Bossi, Maroni, Mariastella Gelmini, Fitto, La Russa, Zaia.
Vice e sottosegretari: Nello Musumeci (oggi presidente Regione Siciliana), Bertolaso, Daniela Santanché, Gianfranco Micciché, Crosetto, Maria Elisabetta Alberti Casellati (attuale Presidente del Senato).
Quella legge prevedeva anche ‘Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare’. Questi avevano provato a fare ripartire le centrali nucleari, altro che rifiuti a basse e bassissime emissioni. Chi ci attacca dovrebbe ricordarsi cosa ha votato in passato e provare un po’ di vergogna.
Il Paese aveva preso un impegno (sopra i nomi dei responsabili). Se non lo rispetti la controparte te la fa pagare e siamo finiti sotto procedura di infrazione europea. Capisco che quelli bravi invece di prendere tempo e pubblicare un elenco, avrebbero preferito pagare le multe all’UE e (come sono abituati ed hanno fatto per decenni) tagliare un po’ sulla sanità, qualcosina alla scuola, un ritocco al sistema pensionistico.
Veniamo ad oggi:
– L’elenco era già pronto dal 2015 e nascosto dai coraggiosi e competenti ministri di quegli anni, tra cui Carlo ’sono il più bravo di tutti’ Calenda. Noi lo abbiamo solo aggiornato con i dati sismici e reso pubblico (non vi abbiamo sempre promesso trasparenza?).
– Pubblicarlo ci evita guai con l’Ue. Adesso si avvia una fase di confronto con le regioni ed i comuni e poi si vedrà.
– La domanda che dobbiamo porci non è dove mettere i rifiuti radioattivi. Quelli purtroppo già ci sono e li abbiamo messi in una ventina di siti tra le varie regioni (magari li avete dietro casa e nemmeno lo sapete). Dobbiamo, invece, chiederci ‘vogliamo tenere questi rifiuti sparpagliati in condizioni precarie, in luoghi inadatti ed a rischio disastro, oppure costruire un deposito molto più sicuro ed isolato, e spostarli lì?’.
– Mentre alcuni, per ingannarvi, vi fanno pensare a Chernobyl, dobbiamo dirci che noi continuiamo a produrre rifiuti radioattivi. Qualche centinaio di metri cubi ogni anno arrivano dal sistema sanitario e di ricerca. Insomma le tac, le risonanze magnetiche, le radiografie… Che facciamo, li buttiamo nell’indifferenziato o troviamo un posto dove metterli in sicurezza?
Ecco, oggi non costruiamo niente. Evitiamo solo di pagare multe all’UE. Però una maggioranza al governo, se formata da persone serie, ha il dovere di porsi certe domande e discuterle con i suoi cittadini”.
Diciamolo, l’on.Raffa non ha tutti i torti e fa bene a ricordare e sottolineare anche i passaggi pregressi e chi ha tenuto segreto o “secretato” il Piano. E fa bene a ricordarci che se vogliamo continuare a fare le Tac, le risonanze magnetiche e le radiografie, poi le lastre da qualche parte vanno messe, per dire. Ma resta il fatto che anche lei non spiega con quale logica siano stati individuati i siti e come mai, tra quelli individuati figurano località altamente sismiche, quindi a rischio elevato, e località di alto pregio agricolo-storico- ambientale.
Ed è singolare che, mentre molti sindaci, amministratori ed esponenti Pd del senese, ma non solo, pur essendo al governo, hanno fatto subito muro contro la proposta, dal M5S si siano levate pochissime voci. Tutti zitti.
Il Ministro dell’ambiente Costa, che ha sottoscritto la proposta Sogin e ha dichiarato aperta la fase della consultazione è in quota 5 Stelle e il Movimento, anche a livello locale è, evidentemente, molto irreggimentato e sempre allineato e coperto con i livelli superiori, molto più del Pd che invece ormai è un partito che litiga più con se stesso che con gli altri.
Per la verità anche durante la bagarre per l’impianto che Acea voleva realizzare a Chiusi i 5S locali sono sempre stati contro il sindaco per il mancato coinvolgimento della popolazione, ma mai apertamente contro Acea e contro il progetto in sé, perché Acea, come è noto è roba loro.
C’è da augurarsi che nella consultazione che il Governo farà con le amministrazioni locali, emergano chiaramente i criteri e la logica che ha portato ad individuare i 67 siti. Se il criterio principale è la scarsa densità di popolazione e magari la speranza che essendo pochi gli abitanti sarebbero poche anche le proteste, non ci sembra sufficiente. Se invece al governo hanno pensato di trovare terreno facile per l’assenza/inconsistenza della politica nei territori, sarebbe ancora peggio.
Ci piacerebbe che della questione si discutesse pacatamente sulla base di criteri precisi e chiari, considerando necessità, opportunità e controindicazioni, sito per sito. Ma in Italia, nell’Italia di oggi dove più che fare politica si fa il tifo è possibile sperare in una cosa del genere?
m.l.
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