VALDICHIANA E VALDORCIA PERDONO ABITANTI: CALO PIU’ NETTO NEI PICCOLI COMUNI. TRA I MEDIO-GRANDI CHIUSI PERDE PIU’ DI TUTTI, SINALUNGA IL PIU’ STABILE

martedì 29th, dicembre 2020 / 11:54
VALDICHIANA E VALDORCIA PERDONO ABITANTI: CALO PIU’ NETTO NEI PICCOLI COMUNI. TRA I MEDIO-GRANDI CHIUSI PERDE PIU’ DI TUTTI, SINALUNGA IL PIU’ STABILE
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MONTEPULCIANO – L’avvocato Daniele Chiezzi sulla pagina facebook “Piazza Poliziana” ha pubblicato in questi giorni i dati ISTAT sull’andamento demografico nei comuni della Valdichiana senese e della Valdorcia tra il 1 ottobre 2011 (ultimo censimento) e il 31 agosto 2020 e il suo post ha suscitato un certo dibattito. Interessante peraltro. I dati confermano che il sud senese sta inesorabilmente perdendo residenti. Su 13 comuni presi in esame nessuno registra un segno +. Tutti registrano un calo più o meno accentuato della popolazione. Ecco, di seguito la tabella:
Castiglione d’Orcia da 2453 a 2179 – 274 = -11,17%
Cetona da 2845 a 2552 – 293 = -10,30%
Chianciano T. da 7058 a 6893 – 165 = – 2,34%
Chiusi da 8836 a 8179 – 657 = – 7,44%
Montepulciano da 14237 a 13591 – 646 = – 4,54%
Pienza da 2141 a 2045 – 96 = – 4,48%
Radicofani da 1151 a 1088 – 63 = – 5,47%
San Casciano dei B. da 1637 a 1574 – 63 = – 3,85%
San Quirico d’Orcia da 2680 a 2635 – 45 = – 1,68%
Sarteano da 4741 a 4566 – 175 = – 3,69%
Sinalunga da 12476 a 12375 – 101 = – 0,81%
Torrita di Siena da 7357 a 7070 – 287 = – 3,90%
Trequanda da 1339 a 1212 – 127 = – 9,48%
Come si vede i comuni che hanno perso più abitanti nel decennio appena trascorso sono quelli più piccoli: Castiglione d’Orcia -11,17%, Cetona -10,30%, Trequanda -9,48%. Tra i comuni più grandi chi ha perso di più è Chiusi (-7,44%). Ch ha perso di meno in assoluto è invece Sinalunga (-0,81). Nonostante la crisi ormai trentennale delle terme e del sistema che vi girava intorno tutto sommato regge Chianciano (-2,34%), mentre Montepulciano, nonostante il boom turistico degli ultimi anni non decolla sul piano dei nuovi residenti (-4,54%).
A cosa si deve il calo generalizzato di popolazione? La prima causa è senza dubbio il progressivo invecchiamento della popolazione, con un saldo demografico tra nati/morti pari a 1 a 2, praticamente ovunque.
Un’altra causa è il rallentamento dell’immigrazione che era stata forte negli anni 90 e nei primi anni 2000, con molti immigrati, soprattutto rumeni e albanesi, i più numerosi, che hanno deciso di tornare nel proprio Paese.
Terza causa, la crisi economica che ha contratto le opportunità di lavoro e il numero delle imprese, quindi l’appeal del territorio dal quinto di vista economico. Con contrazione anche di posti di lavoro sicuri che in passato erano più numerosi, vedi i ferrovieri.
Chiusi, che ne aveva più di tutti, ne ha risentito più di tutti.
Non solo, Chiusi è anche il paese che più di tutti ha sofferto e soffre la “concorrenza” della vicina Umbria. La cittadina etrusca ha infatti ceduto un bel numero di famiglie a Città della Pieve, famiglie che magari continuano a vivere e lavorare a Chiusi, ma dormono  a Po’ Bandino o a Canale, o a Moiano, risultando residenti pievesi.
Sono diminuiti negli ultimi 10 anni anche uffici postali, sportelli bancari, uffici vari, anche delle scuole, con perdita di posti di lavoro, ma anche di servizi, questo è avvenuto soprattutto nei comuni più piccoli e nelle frazioni, determinando frustrazione e difficoltà negli abitanti, che potendo sono andati altrove.
Generalizzato, pare il fenomeno della fuga di cervelli da una zona che è e resta bella a vedersi ma periferica e poco vivace dal punto di vista delle opportunità. Se in una famiglia di tre persone, il figlio se ne va, magari all’estero o in una città, in loco ne restano due, un terso del totale si perde.
Qualcuno, nei commenti al post di Daniele Chiezzi, fa risalire la “migliore tenuta” di Sinalunga rispetto agli altri paesi alla presenza del Casello autostradale di Bettolle diventato anche polo commerciale. Certo, il casello A1 e la connessione Siena-Bettolle-Perugia può aver contribuito al mantenimento di un certo appeal basato sulla comodità e facilità di spostamento rispetto ad altri comuni, ma il discorso dovrebbe valere a maggior ragione anche per Chiusi, che ha pure la stazione ferroviaria oltre al casello A1 e ha l’Umbria ad un tiro di schioppo. Ma Chiusi non ne ha beneficiato. Anzi…
Uno dei problemi che potrebbe aver inciso sul calo demografico potrebbe essere l’alto costo delle abitazioni, sia per quanto riguarda l’acquisto che gli affitti. Soprattutto nei comuni dove c’è la percezione di una maggiore attrattività turistica (Montepulciano, Pienza, ma anche San Quirico, Cetona… per esempio).
La tendenza al calo demografico non riguarda solo il sud senese, ma tutta l’Italia periferica, tutte le zone interne, lontane dai grandi centri e meno servite dal punto di vista delle comunicazioni e dei servizi, intesi come negozi, uffici, trasporti, ma anche ospedali, asili, scuole, infrastrutture di supporto e reti telematiche.
L’emergenza covid che nell’ultimo anno  ha costretto milioni di persone alla clausura e allo smart working, pare abbia riacceso l’attenzione verso i piccoli centri, dove il distanziamento è più facile (ed esiste di per sé) e si può lavorare da casa, in mezzo al verde o in un centro storico che è una meraviglia. Ma gli effetti di questa tendenza, se verrà confermata, si vedranno tra qualche anno, non subito. Qualcuno ha ipotizzato che la clausura forzata potesse portare anche ad una ripresa delle nascite, ma almeno nella zona questo dato ancora non emerge.
Evidente comunque che i dati ISTAT fotografano una situazione preoccupante. La Valdichiana e la Valdorcia invecchiano, e i nuovi nati non compensano il numero dei morti. L’immigrazione è in calo, mentre cresce il numero di chi se ne va, soprattutto tra i giovani. Il turismo, anche laddove ha funzionato, non ha portato nuovi residenti. La contrazione dei posti di lavoro sicuri (ferrovia, banche, scuole ecc..) fa diminuire la possibilità che qualcuno si fermi ad abitare nella zona. Per chi è chiamato ad amministrate i comuni, per le forze politiche e sociali, per la cultura del territorio, un bell’argomento di discussione e un elemento di valutazione che non potrà essere ignorato, nella stesura dei Piani Regolatori, nella programmazione economica, nella scelta degli eventi culturali e di richiamo, se e quando si potrà tornare a farli…
Ovvio anche che ciò che vale per Cetona o Castiglion d’Orcia, per Pienza o Trequada, può non valere per Chiusi e Sinalunga, per Montepulciano o Torrita. Ogni paese ha la sua storia e le sue particolarità, i suoi punti di forza e i suoi elementi di maggiore criticità e quindi ognuno dovrà valutare la propria situazione, ma il fatto che il calo, per quanto non omogeneo sia generalizzato, consiglia anche valutazioni di area, ad ampio raggio. E nei paesi “di confine”  soprattutto quelli come Chiusi che il “confine” ce l’hanno a ridosso dell’abitato e non in mezzo alla campagna (come Montepulciano o Cetona o San Casciano), ogni valutazione dovrà tenere conto anche di ciò che c’è e si fa di là, allargando il ragionamento.
m.l.
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