UNA SQUAW PELLE DI LUNA NELLA SQUADRA DI BIDEN. E PUTIN RISPOLVERA FRASI DA KGB

venerdì 18th, dicembre 2020 / 12:01
UNA SQUAW PELLE DI LUNA NELLA SQUADRA DI BIDEN. E PUTIN RISPOLVERA FRASI DA KGB
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Oggi i giornali riportano de notizie di politica internazionale. Una buona e una cattiva. Una è una novità assoluta (quella buona), l’altra no. Diciamo che è una cosa si poteva pure sospettare, ma sentirsela spiattellare candidamente fa impressione.

Partiamo dalla notizia buona. Il neo presidente americano Joe Biden, non ancora insediatosi alla Casa Bianca, sta lavorando insieme alla sua vice Kamala Harris alla squadra di governo e, ieri ha nominato ministro, o meglio Capo del Dipartimento dell’Interno un’altra donna. E non una donna qualunque. Si chiama Deb Haaland, ha 60 anni, è deputata dem del New Mexico e sarà la prima “indiana” ad ed entrare nell’amministrazione Usa. La Haaland infatti è discendete della tribù pellerossa dei Laguna, il popolo dei “Pueblos”, che abitava i territori dell’Arizona e del New Mexico. E i lineamenti del volto e i capelli lo dicono chiaramente.

Insomma una squaw Pelle di Luna, se il Senato confermerà la nomina, farà parte finalmente del Governo degli Stati Uniti. Un risarcimento, in qualche modo dovuto ai nativi americani. Ma, forse anche un riconoscimento della loro cultura “ambientale”. Negli Usa, non è come in Italia, il Dipartimento dell’Interno non si occupa di sicurezza, ordine pubblico e polizia, ma di gestione delle risorse naturali, patrimonio forestale, parchi nazionali e riserve, nonché dei programmi per le minoranze etniche.

E squaw Deb Haaland in campagna elettorale e dopo l’elezione al Congresso, ha promesso di lottare per “eguaglianza razziale, educazione e giustizia economica” e si è fatta portavoce, come la collega vicepresidente Kamala Harris e la combattiva Alexandria Ocasio Cortez detta Aoc, delle minoranze etniche che chiedono più coinvolgimento e partecipazione alla vita politica americana.

La scelta di Haaland da parte di Joe Biden ha una forza particolarmente dirompente perché quella dei nativi americani era l’unica minoranza che non aveva mai avuto una rappresentanza a livello governativo. Deb Haaland di madre nativa e padre di origini norvegesi, entrambi militari è stata con Sharice Davids, una delle due prime native americane al Congresso.

In precedenza Canada e Australia avevano già dato spazio nel governo ai nativi locali, ma per gli Stati Uniti si tratta come dicevamo in apertura, di una novità assoluta. L’amministrazione Biden sembra una squadra di  “prime volte”, sottolinenano i media: dopo Kamala Harris prima donna di colore vicepresidente, Janet Yellen prima donna nominata per il Tesoro, Avril Haines prima donna al timone degli 007, Lloyd Auster primo afroamericano scelto per il Pentagono, Pete Buttigieg primo gay dichiarato al governo come ministro dei Trasporti, Alejandro Mayorkas, primo ispanico e primo immigrato a dirigere la Homeland Security ecco squaw pelle di Luna Deb…

A sollecitare la sua nomina sono state almeno 50 democratici alla Camera e 25 organizzazioni non solo indigene ma anche per la difesa del clima, che avevano scritto lettere a Joe Biden spiegando che era non solo la candidata più qualificata ma anche una scelta storica. Il presidente eletto ha mantenuto la promessa saldando un debito elettorale. Senza l’appoggio dei Nativi, Biden rischiava di non farcela in Arizona e Wisconsin, Stati in bilico dove ha vinto per un pugno di voti. Se confermata,  Haaland giocherà un ruolo chiave per realizzare alcuni degli obiettivi dell’agenda di Biden: affrancare il governo federale dall’uso di combustibili fossili e ripristinare le protezioni ambientali nelle terre pubbliche dopo che Trump ha aumentato la possibilità di trivellazione e di disboscamento.

Se non è una buona notizia questa…

E veniamo a quella cattiva:

Le agenzie di stampa riportano una frase con la quale il presidente russo Vladimir Putin ha negato il coinvolgimento dei servizi russi nell’avvelenamento del suo principale oppositore, Alexei Navalny. E la sua spiegazione è molto semplice: se l’avessero fatto i servizi russi sarebbe morto. “Il paziente della clinica di Berlino ha il sostegno dei servizi americani e così com’è, deve essere monitorato dai servizi segreti. Ma questo non significa che sia stato avvelenato”, ha detto il capo del Cremlino senza mai nominare Navalny, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno. “Se fossimo stati noi, il lavoro sarebbe stato completato”, ha sbottato. In sostanza Putin non ha detto “noi non faremmo mai una cosa del genere, tipica degli assassini”, ma “l’avremmo fatta meglio”.

Putin ha alluso a Navalny soltanto indicando il luogo del ricovero in ospedale dopo il sospetto avvelenamento. Poi si è soffermato su una recente inchiesta di diversi media, tra cui  Cnn e Der Spiegel, che indica una regia dell’Fsb, i servizi segreti russi eredi del Kgb di cui Putin era un tempo il leader, dietro il tentato omicidio. “Questa non è un’inchiesta, ma la legittimazione del contenuto (preparato) dai servizi segreti americani”, ha detto il presidente russo, tornando di colpo alle frasi tipiche dei tempi della guerra fredda Usa-Urss. L’Urss non c’è più da 30 anni, Putin invece c’è ancora. Altra bandiera stessi metodi.

Ad onore del vero va detto che se il Kgb ha compiuto nefandezze, non che la Cia, il Mossad e i servizi inglesi, francesi e italiani si siano fatti mancare niente. Proprio ieri sera, in Tv davano il film The good sheperd (il buon pastore, ma il titolo italiano è L’ombra del potere) di Robert De Niro sui primi venticinque anni di attività della Cia, prima contro i nazisti e poi contro i sovietici. Istruttivo.

M.L.

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