CHIUSI, I SILENZI E I DUBBI DEL PD, L’ASSENZA DEL “RESTO DEL MONDO” E LO SPETTRO DI UNA SITUAZIONE ALLA PANICALESE…

giovedì 26th, novembre 2020 / 10:39
CHIUSI, I SILENZI E I DUBBI DEL PD, L’ASSENZA DEL “RESTO DEL MONDO” E LO SPETTRO DI UNA SITUAZIONE ALLA PANICALESE…
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CHIUSI – Il 1° Novembre scorso, su queste colonne pubblicammo un articolo dal titolo: “Chiusi, Pd spaccato in due: gli conviene far fuori Bettolini (tanto più i mezzo alla tempesta Covid?)”. E venticinque giorni fa la Toscana no era ancora “Zona Rossa”, la tempesta covid era meno violenta, a Chiusi i contagi erano 7 e non 27, come adesso…

Con un pandemia che a Chiusi sembra sotto controllo, ma nel resto del comprensorio dilaga, con la possibilità molto concreta di ritrovarsi a gestire mesi difficilissimi e poi un lungo periodo di “convalescenza”, conviene al Pd far fuori un sindaco che è al pezzo da mesi e ha dimostrato di saperci stare e di prendersi anche responsabilità sul piano locale, a differenza di altri suoi colleghi più timidi? Invece di accapigliarsi sulla tessera o meno di Bettollini e sulle sue intemperanze caratteriali e a cercare un possibile candidato diverso, che si troverebbe subito in mezzo alle sabbie mobili dell’emergenza e della post emergenza, non farebbe meglio a cercare di appianare le divergenze e provare a mantenere Bettollini al pezzo, per sfruttarne l’esperienza acquisita?” Così scrivevamo il 1 novembre. Aggiungendo: “Ovvio che nessuno pensa a Bettollini nominato sul campo “commissario all’emergenza”, o ad una sospensione della democrazia e delle elezioni perché c’è da combattere la guerra del covid. Ed è ovvio che gli avversari hanno tutto il diritto di contendere la guida del comune al Pd o a Bettollini, anche in clima emergenziale. Ma il Pd dovrebbe fare – secondo noi – un ragionamento anche utilitaristico, di convenienza gestionale, diciamo così”…

Il Pd chiusino invece ancora il nodo non lo ha sciolto, né in un senso (la ricandidatura) né nell’altro (arrivederci e grazie). E continua nella ormai consolidata strategia del silenzio e del “guai a chi parla”.

Quando scrivemmo quell’articolo, il 1 Novembre, non lo sapevamo. Oggi apprendiamo che negli stessi giorni, esattamente a fine ottobre i vertici nazionali del Pd avevano dato delle indicazioni precise. Non alla segreteria di Chiusi, ma al Pd di tutti i comuni che saranno chiamati al voto nella primavera 2021. Sono 1.255 su 7.903 e tra questi figurano Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, ma anche Ravenna, Rimini, Grosseto, Salerno, Latina, Varese, Novara… In Toscana Montevarchi, Sansepolcro, Orbetello, Scansano, Anghiari, Civitella Val di Chiana, Chiusi e Trequanda. In Umbria Parrano, Assisi, Città di Castello…

Cosa diceva il Pd? Zingaretti & C. invitavano a tenere conto del DPCM del 24 ottobre e dell’emergenza coronavirus. Intanto evitando “momenti di coinvolgimento degli iscritti in presenza”. Quindi niente assemblee, incontri, comizi. E nella scelta dei candidati l’invito era esplicito: “evitate le primarie!” privilegiando la strada del candidato unico condiviso.

La notizia fu ripresa da vari quotidiani e siti web presenti nei comuni che andranno al voto. Come il Corriere di Romagna e altre testate emiliane. E in Emilia Romagna ancora oggi ne discutono.

Nelle settimane successive di Dpcm ne sono arrivati altri, la pandemia ha dilagato,alcune regioni sono diventate prima arancioni, poi zona rossa, praticamente chiuse sia in entrata che in uscita. Tra queste anche la Toscana. Il Pd, a fine ottobre pensava e stava anche discutendo sull’opportunità di chiedere un rinvio delle elezioni amministrative dalla primavera, almeno a settembre del 2021. Poi però la richiesta non non l’ha fatta, più per scaramanzia – pensiamo – che per altri motivi. Rinviare le elezioni avrebbe significato dare per scontato che tra aprile e giugno, periodo previsto per il voto, la pandemia potrebbe ancora non avere esaurito il suo corso. E invece la speranza è che tra cure con gli anticorpi monoclonali e vaccini il covid e i lockdown si possano dichiarare superati e mettere alle spalle un po’ prima.

Il Pd chiusino si è certamente adeguato alle indicazioni sul non fare iniziative con i militanti in presenza, ma quanto alla candidatura a sindaco e alla linea da seguire in vista delle elezioni, non ha mosso un dito. La segretaria per la verità aveva provato a mettere in agenda un incontro con la lista Possiamo, ma una parte della segreteria e mezzo partito l’hanno fermata, dicendo che gli incontri li decide l’Unione comunale e solo dopo aver sciolto i nodi all’interno del partito.

Altro non si è visto se non un documento congiunto Pd-Psi critico col sindaco per il rimpasto di giunta, seguito alla partenza della vicesindaca Chiara Lanari per un incarico professionale in Regione, anche quello però contestato da mezzo partito.

Prima dell’articolo del 1 novembre, avevamo paventato il rischio che anche a Chiusi potesse verificarsi una “sindrome pievese” cioè una situazione simile a quella che a Città della Pieve ha portato alla sconfitta del Pd e alla vittoria della lista civica di Risini, appoggiata dalla Lega e dalla destra nel 2019.  E qualcuno a destra e non solo a destra ci ha sicuramente pensato. Qualche abboccamento pare ci sia stato. Ma per ora a Chiusi un “listone civico” stile Risini non è alle viste.

Il Comitato Aria che pure era intervenuto a gamba tesa contro il sindaco e contro tutto il consiglio comunale, opposizioni comprese, ha fatto sapere che intende dire la sua sulle questioni, ma non intende scendere direttamente nell’agone elettorale. I Podemos stanno tirando per la giacchetta il Pd e la segretaria Cardaioli affinché facciano fuori Bettollini e aprano un confronto con loro. La destra e i 5 Stelle sono del tutto assenti dalla scena.

In sostanza se il Pd chiusino non è mai stato così debole (alle regionali ha preso il minimo storico dei voti, meno di quanti ne prese la Primavera nel 2011) e frantumato, con fazioni l’una contro l’altra armata, il “resto del mondo” sembra ancora più frastornato. Al momento più che una “sindrome pievese” a Chiusi sembra profilarsi la “sindrome panicalese”: nel 2009 alle comunali di Panicale il Pd decise di cambiare candidato a sindaco, presentando Alessandra Todini, ma il sindaco uscente Luciana Bianco non si fece da parte e si presentò anche lei, con una propria lista. Entrambe le liste avevano il simbolo Pd sul proprio logo e i due comitati elettorali, uno di fronte all’altro in piazza Mazzini a Tavernelle,  esponevano tutti due orgogliosamente la bandiera Pd fuori della porta.

La destra provò a sfruttare la divisione, ma non riuscì nell’intento. Il Pd ufficiale perse e le elezioni le rivinse Luciana Bianco. Ne scrivemmo parecchio all’epoca, anche ridendoci un po’ su…

Panicale è in Umbria, ma non è molto lontana da Chiusi.

m.l.

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