MISURE ANTICOVID: TOSCANA, ARRIVANO BUS AGGIUNTIVI PER GLI STUDENTI. E BETTOLLINI ANNUNCIA UN “PATTO” PER MISURE LOCALI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE PENALIZZATE

martedì 27th, ottobre 2020 / 10:02
MISURE ANTICOVID: TOSCANA, ARRIVANO BUS AGGIUNTIVI PER GLI STUDENTI. E BETTOLLINI ANNUNCIA UN “PATTO” PER MISURE LOCALI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE PENALIZZATE
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Hanno chiuso palestre, cinema e teatri e ridotto l’orario a bar  e ristoranti, ma emerge sempre più chiaramente come una delle principali “fonti di contagio” è l’affollamento sui mezzi di trasporto, quelli urbani nelle grandi città e quelli per i pendolari, siano essi lavoratori o studenti. Mezzi che dovevano essere potenziati in estate per arrivare preparati un po’ meglio alla ripresa delle scuole e delle attività produttive. Ma poche regioni lo hanno fatto. La Regione Toscana freschissima di rinnovo di presidente, giunta e consiglio, è la prima in Italia a correre ai ripari. La Giunta Giani ha infatti stabilito la riduzione della capienza dei bus al 50% per consentire un maggiore distanziamento tra i passeggeri. Ma per coprire comunque il servizio, ha anche stanziato 4 milioni di euro, che si sommano ai 3 milioni già stanziati ad agosto, per garantire servizi aggiuntivi soprattutto per il trasporto scolastico, anche attraverso il ricorso a 200 bus turistici o Ncc (Noleggio con conducente). Come è noto la soglia indicata dal Governo nazionale è l’80% della capienza, adesso si può scendere al 50% migliorando drasticamente il livello di sicurezza” dice il neo assessore Stefano Baccelli, ricordando che da agosto ad oggi sono stati comunque aggiunti  200 mezzi tra bus turistici e Ncc per un totale di 600 corse aggiuntive al giorno”. Con la Toscana che risulta tra le regioni più colpite da questa seconda ondata di contagi, quella che arriva dalla Regione è una buona notizia.

A livello locale, da registrare, l’impegno assunto ieri dal sindaco di Chiusi per ulteriori misure, anche comunali, a favore delle categorie più penalizzate dalle misure restrittive e dall’obbligo di chiusura. Lo ha fatto, Bettollini, nel primo giorno di applicazione dell’ultimo Dpcm, nel dare comunicazione del quinto caso di positività, al momento, sul territorio chiusino. Scrive il sindaco della città di Porsenna:

“Oggi è il primo giorno di applicazione del nuovo #Dpcm; leggo sconforto, rabbia, delusione, paura. Sono tutti sentimenti che comprendo con ragione. È per questo che mi sento di offrire una parola di solidarietà e affetto a tutte quelle attività che hanno dovuto chiudere, a tutte quelle che hanno dovuto limitare i propri orari e a tutti coloro che vedono davvero complesso arrivare alla fine del mese. Ma questo è il momento in cui dobbiamo essere una vera comunità che, di fronte a questa difficoltà, si unisce e non si divide.
In questi mesi, il consiglio comunale ha sospeso tante tasse locali, ha azzerato la tari per 3 mesi a tutte le attività economiche ed ha messo in campo tante attenzioni per essere umilmente al fianco del commercio, dell’impresa ma più in generale del mondo economico.
Ma queste azioni, incredibilmente, sono già il passato; sono azioni importanti ma di fronte a questa ulteriore restrizione dobbiamo aprire di nuovo il ragionamento del sostegno locale.
Essere una comunità significa muovere il passo tutti insieme; significa ridistribuzione della ricchezza; significa non lasciare indietro nessuno;
Per questo convocherò, nei prossimi giorni, categorie economiche e parti sociali (ovviamente non in presenza) perché è imminente la compilazione del bilancio 2021 e, delle scelte in favore di chi soffre e rischia di non alzare più la saracinesca, si possono fare e vanno fatte; Certo, per farlo, dovremmo rinunciare ad alcuni investimenti e studiare un metodo di ridistribuzione delle risorse a disposizione, in maniera condivisa, verso quei settori che sicuramente soffriranno in maniera importante.
È il momento di saldare un patto tra Istituzioni e cittadini; Il Comune c’è sempre stato e da domani ci sarà più che mai e farà la sua umile parte come sempre ha fatto”.
La situazione sul fronte Covid a Chiusi appare del tutto sotto controllo e decisamente migliore rispetto anche a molti dei comuni limitrofi. Molto meglio anche rispetto alla prima fase della primavera scorsa. Ma rischia di andare fuori controllo dal punto di vista economico e sociale. Proprio ieri, in altro articolo, riferivamo di prese di posizioni roventi, contro il governo, contro il Dpcm, contro le restrizioni… Bettollini prima ha invitato tutti alla calma e alla coesione, poi ha annunciato impegni a breve per alleviare le difficoltà oggettive di imprese e lavoratori anche sul piano locale. Come a sottolineare che lui e la giunta sono al pezzo e faranno delle scelte di bilancio per sostenere chi sta peggio.
Non sappiamo se il richiamo al termine “patto” tra amministrazione e cittadini l’abbia fatto volutamente con riferimento ad un precedente storico. Ma il precedente c’è stato e risale al 1944-45, ai primi mesi dopo la Liberazione, quando con la città in ginocchio e il 90% delle abitazioni e degli stabilimenti produttivi danneggiato dalla guerra, la giunta del CLN guidata dal sindaco socialista Luigi Romanini propose appunto “un patto” tra proprietari di immobili, amministrazione e cittadini, affinché gli immobili utilizzabili fossero concessi ad affitto calmierato e simbolico per consentire la ripresa delle attività, il sostentamento di tante famiglie e l’avvio della ricostruzione. E il “patto” funzionò.
Dalla guerra ad oggi, questa emergenza per pandemia è la più grave che si sia verificata, non se ne vede la fine, le risposte stesse  sia della scienza che del governo presentano aspetti contraddittori. E anche chiusure temporanee per evitare che la curva del contagio cresca, possono diventare una mazzata decisiva e mortale ad una economia già debole e già in difficoltà anche prima.
Chiudere cinema e teatri, dopo che sono stati obbligati a garantire sanificazioni e distanziamento e hanno provveduto a farlo, mettendo gli spettatori in condizioni di sicurezza, appare veramente una forzatura che si poteva evitare. Tanto più che sono state lasciate aperte le chiese. Perché la messa sì e il teatro e il cinema no? Tra l’altro come dice Ascanio Celestini, “Dio lo puoi pregare anche da casa, Bollani o Marco Paolini, se li vuoi vedere e ascoltare devi andare in teatro”… E sia la messa che il teatro o il cinema, sono “ristoro” per l’anima.
Non è vero che cinema, teatro, palestre e anche bar e ristoranti siano, tutto sommato, “momenti” di cui per un periodo si può fare anche a meno . Intanto la vita è fatta anche di certi momenti che ne alzano la qualità, poi bisognerebbe spiegarlo, che si tratta di cose marginali cui si può rinunciare, a chi ci lavora e ci vive… Certe decisioni sembrano fatte apposta non solo per fermare il contagio, ma anche per mettere gli uni contro gli altri, i precari contro i garantiti, gli autonomi contro i dipendenti e i pensionati a reddito fisso, chi sta meglio contro chi sta peggio, regione contro regione…
L’idea di un “patto” che si basi su coesione sociale e scelte concrete di ristoro per coloro che sono penalizzati, anche a livello locale, oltre alle misure nazionali, appare come una buona idea. E un atteggiamento responsabile. Non necessariamente da comunisti old style. E nemmeno da… populisti.
Ovvio che le misure locali non basteranno, e forse non basteranno nemmeno i “ristori” nazionali. Senza una seria e reale redistribuzione della ricchezza a vantaggio dei più deboli, come fece Roosevelt con il New Deal negli Usa degli anni ’30, non se ne uscirà.
m.l. 
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