A VENEZIA SI PARLA DI CHIUSI E DEL PATTO BRUGNARO-BETTOLLINI PER LA COLLABORAZIONE TURISTICA

lunedì 14th, settembre 2020 / 10:54
A VENEZIA SI PARLA DI CHIUSI E DEL PATTO BRUGNARO-BETTOLLINI PER LA COLLABORAZIONE TURISTICA
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CHIUSI – Anche a Venezia si parla di Chiusi. Per strada forse no. Sulla stampa sì. Lo ha fatto nei giorni scorsi sulla rivista Ytali, il giornalista Enzo Bon, che è stato, prima dell’avvento del sindaco Brugnaro,  l’addetto stampa del Comune lagunare, e adesso è piuttosto critico con Brugnaro, preso di mira anche per aver disertato un confronto elettorale con gli altri candidati a sindaco. A Venezia si voterà il 20 e 21 settembre. E Brugnaro è di nuovo in corsa, favorito dai sondaggi.

Ma Enzo Bon, su Ytali è parla anche di Chiusi in riferimento al famoso “patto” che il sindaco di Venezia stipulò nel 2016, con il sindaco di Chiusi Juri Bettollini, per favorire – diciamo così – i rapporti turistici tra le due città. Una – Venezia, tra le più visitate al mondo e l’altra, custode di un grande passato e di tesori archelogici, storici e culturali di grande valore, ma ancora alla ricerca di una sua identità e dimensione. E di qualche canale che possa portare turisti. Fosse anche il… Canal Grande.

Solo che il patto è rimasto un po’ sotttotraccia e lo stesso Bon ammette di aver faticato non poco per averne una copia:

“Che relazioni così pregnanti possono avere due città come Venezia e Chiusi da dover stipulare un protocollo d’intesa? Ce la siamo posta, questa domanda, andando a scovare – è proprio il caso di dirlo – un patto tra il comune di Venezia e la città di Chiusi, firmato nel marzo del 2016 dal sindaco Luigi Brugnaro e dall’allora sindaco reggente della città toscana, Juri Bettollini, ora sindaco effettivo. Scovare è il termine esatto, perché per avere il testo ufficiale di quel documento ci abbiamo messo un mese di tempo e abbiamo scomodato parecchi uffici e parecchie persone.  Siamo partiti appunto dalla domanda iniziale e lo abbiamo chiesto dapprima al Comune di Chiusi, nella persona dell’attuale vicesindaco, Chiara Lanari, peraltro giornalista pubblicista, che dapprima ci ha gentilmente risposto chiedendoci di inviare le richieste alla sua email, e poi non si è fatta più viva, non rispondendo neppure agli sms inviati al suo cellulare. L’abbiamo quindi chiesto al Comune di Venezia che, per il tramite dell’Ufficio stampa, ci aveva risposto di non poterci aiutare in quanto non possedeva copia del protocollo d’intesa, ma che l’avrebbe richiesto agli uffici. L’abbiamo chiesto alla direzione dei Musei civici veneziani, che ci aveva a sua volta rimandato all’Ufficio stampa comunale. E solo ieri (12 settembre, ndr) finalmente, il comune lagunare ci ha inviato il documento che ha per intestazione “Protocollo tra il Comune della Città di Venezia e della Città di Chiusi per la realizzazione di iniziative culturali congiunte”. In premessa, vi si legge che uno degli obiettivi del Comune di Venezia, di cui il sindaco è anche assessore alla cultura, è quello di stringere alleanze culturali con comuni italiani e città metropolitane che vogliano costruire e rafforzare la propria identità storica attraverso una sistematica collaborazione e che il Comune di Chiusi ‘si è dato identici obiettivi’. Il documento prosegue elencando ciò che le due parti convengono e cioè: attuare un programma pluriennale di scambi culturali; far emergere dalla storia, attraverso ricerche, mostre, stage, borse di studio, quei caratteri che hanno reso grande il passato dei due territori; realizzare una mostra temporanea che illustri gli esiti della ricerca partendo dalla crescita e dallo sviluppo pacifico delle antiche popolazioni. E poi l’ultimo punto, che trascriviamo integralmente, punteggiatura e refusi compresi: si studieranno altresì assonanze, similitudini e differenze tra le due civiltà e città in relazione ad aspetti specifici quali valori identitari di un dell’essere umano nel suo rapporto con l’essere e l’apparire, individuando come tema conduttore il rapporto tra maschera e persona, in un affascinante percorso che conduca dai canopi etruschi alla Commedia dell’arte”. 

Per il gornalista veneziano, questa però è ” fuffa, come si dice in gergo”.

Poi nell’articolo, continua riportando la versione di Juri, ovvero quella del sindaco di Chiusi il quale  “difende strenuamente il patto, spiegandoci che anche grazie all’interessamento del collega ed amico veneziano, ora il treno ad alta velocità Freccia Rossa si ferma alla stazione di Chiusi-Chianciano; e che negli ultimi due anni sono arrivati a Chiusi (che conta ottomilatrecento abitanti), diecimila turisti in più. Insomma, il sindaco Bettollini, renziano della prima ora, adesso uscito dal PD ma uomo che gode di ottime referenze politiche, a ragione crede che il patto sottoscritto con Venezia porti una serie non indifferente di vantaggi per la sua città. E per Venezia?”

Beh, questa domanda è un po’ fuorviante e anche un tantino ingenua. Perché Venezia non ha certo bisogno di un “patto culturale” con Chiusi, per migliorare e accrescere il proprio potenziale culturale e turistico. Il patto se aveva ed ha un valore, ce l’ha soprattutto per Chiusi che è la parte debole e può trarne qualche vantaggio.

Infatti lo stesso Bon lo riconosce: “Difficile pensare che la città lagunare, con tutto rispetto per Chiusi, che è una splendida meta etrusca assolutamente da visitare, possa trarre qualche vantaggio da questa intesa, anche perché tutti gli enti interessati dal patto (Comuni di Venezia e di Chiusi, Fondazione Musei civici di Venezia, Museo archeologico nazionale di Chiusi) ci confermano che finora, cioè a cinque anni dalla firma dell’accordo, non c’è stata alcuna iniziativa tra le due città. E allora perché firmare questo protocollo d’intesa?”

E qui viene la seconda parte del ragionamento. Ovvero quella relativa agli “interessi” di Brugnaro (non di Venezia) nella zona di Chiusi. E sono quelli di cui spesso si è spesso parlato anche su primapagina, a partire alla megastalla al confine coi comuni di Montepulciano e Castiglione del Lago (zona Passo alla Querce) per finire agli uffici di Umana e alla squadra di Basket San Giobbe che a Chiusi disputa il campionato di serie B ed è una “succursale” della Reyer Venezia Mestre, che ha vinto il campionato italiano nel 2017 e nel 2019.

A tal proposito Enzo Bon scrive: “La società (agricolasangiobbe.it), che conta 23 addetti e che ha nel consiglio di amministrazione anche il primogenito maschio di Brugnaro, si occupa prevalentemente della coltivazione di terreni a cereali, semi oleosi, barbabietole e ortaggi, ma ha anche una mega stalla per l’allevamento delle pregiate razze bovine chianina e limousine, per un totale di circa duemila capi, dicono fonti locali. Non certo un giocattolo, insomma. Anche perché a fronte di un fatturato nel 2019 di 3,1 milioni di euro e una perdita di 1,8 milioni, l’azienda conta su un elevatissimo patrimonio netto, pari a oltre 25 milioni di euro, dato da un modesto capitale sociale (centomila euro versati) e da consistenti riserve, quasi esclusivamente provenienti da versamenti del socio unico, cioè di Umana Spa in conto futuro aumento del capitale sociale. La società ha inoltre un notevole patrimonio di immobilizzazioni, vale a dire terreni, fabbricati, attrezzature, bestiame ecc., pari a oltre 43 milioni di euro. Insomma, uno sforzo finanziario titanico per un valore della produzione tutto sommato non strabiliante. Non siamo analisti finanziari e qui ci fermiamo. Brugnaro, inoltre, è patron della locale squadra di basket, che guarda caso si chiama “San Giobbe Basket Chiusi”, e che ha mire sportive alte; il presidente della squadra chiusina, Giuseppe Trettel, è proprio uno dei consiglieri di amministrazione della Agricola San Giobbe; sponsor unico della squadra, ovviamente, è Umana Spa. Altra fatalità: un altro consigliere di amministrazione della Agricola San Giobbe, l’avvocato Luca Gatto, è stato consigliere di amministrazione della Reyer, ed è attualmente (lo apprendiamo dal suo profilo Linkedin) presidente del CdA della Scuola della Misericordia Spa, società che controlla il grande complesso della Misericordia, dato in concessione a Brugnaro per 40 anni dal Comune di Venezia, nonché  amministratore unico di Porta di Venezia Spa, la società, sempre di Brugnaro, che detiene la proprietà della contestata area dei Pili, a Marghera”.

Il giornalista veneto cita anche le mega feste con megaconcerti che Brugnaro ha organizzato nella sua tenuta chiusina per i dipendenti delle sue aziende (citando tra gli altri anche i contatti avuti per la sua ricerca con noi di primapagina). E infine tona alla domanda iniziale: “perché Venezia ha stretto un patto di collaborazione con Chiusi e non, ad esempio, anche con Volterra o Viterbo o altre importanti città etrusche?”. Enzo Bon, a questo punto, trae delle conclusioni e adombra pure un… inghippo per il sindaco Brugnaro.

La conclusione è: “Posto che il Comune di Chiusi ha fatto benissimo a cogliere l’occasione e a sottoscrivere l’accordo, può dirci qualcuno quali vantaggi da ciò abbia avuto il Comune di Venezia? Tutte le fonti che abbiamo sentito presso gli enti della città lagunare, ci hanno risposto che non ne hanno la benché minima idea e che l’accordo è una volontà “politica” dell’amministrazione comunale, alla quale tutti si sono adeguati”(la stessa direttrice dei Musei Civici di Venezia Gabriella Belli che egli definisce rigorosa storica dell’arte e tecnico superpartes, presente alla firma, non ha fornito alcuna risposta, dice Bon).

Quindi il “patto della bistecca” (espressione coniata dalle opposizioni lagunari) altro non sia che “la volontà dell’uomo solo al comando” ed “ha tutte le condizioni per dimostrarsi l’ennesimo e chiaro conflitto di interessi tra l’imprenditore Brugnaro Luigi, e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che costringe tutti ad addomesticare la storia degli etruschi e dei veneti antichi e a far trovare stentate similitudini tra le maschere funerarie di Chiusi e le maschere della commedia dell’arte di Venezia. Perché la bistecca, per parafrasare il grande Totò, mica è una porcheria…”.

Qualcuno, a Chiusi, soprattutto tra le opposizioni (Bonella Martinozzi dei 5 Stelle ad esempio, ma anche Paolo Scattoni che è Pd, ma ostentatamente ostile a Bettollini) ha rilanciato sui social l’articolo di Enzo Bon in chiave anti Bettollini, quando invece il giornalista veneziano riconosce che Chiusi ha fatto bene a stipulare quell’accordo, e non critica il Comune di Chiusi, se non per l’atteggiamento sfuggente dell’assessore alla cultura. E anzi, fa promozione alla città di Chiusi. Punta però il dito, Enzo Bon, sulla disinvoltura esasperata di Luigi Brugnaro, sul fatto che egli consideri il Comune come “roba sua”, al pari di una delle sue aziende, e faccia e disfaccia ciò che più gli aggrada, per interessi più personali che istituzionali…  Cosa questa che su Primapagina avevamo spesso rimarcato… L’articolo per capire come Brugnaro sia visto anche nella sua città è senza dubbio interessante.

Quanto a Chiusi, una cosa che questo articolo del collega veneziano, con il quale abbiamo parlato a lungo, ci stimola a pensare è che se Juri Bettollini non dovesse ricucire con il Pd e si presentasse davvero con una sua lista civica alle comunali del 2021 tutto potrebbe/dovrebbe fare, meno che “copiare Brugnaro”.

m.l. 

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