HO VISTO ANCHE DELLE OMBRE LUMINOSE… LA MOSTRA DI ROBERTA BETTI AL FESTIVAL ORIZZONTI DI CHIUSI

giovedì 06th, agosto 2020 / 12:41
HO VISTO ANCHE DELLE OMBRE LUMINOSE…  LA MOSTRA DI ROBERTA BETTI AL FESTIVAL ORIZZONTI DI CHIUSI
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CHIUSI – Un’estate prudente e diversa questa del 2020, arrivata forse un po’ a rallentatore ma condita comunque con iniziative di alta qualità. Un paese che riparte  e che ha scelto come percorso prediletto la  strada delle ARTI .

Pennelli, tele, stoffe e colori. Spatola, cavalletto e un po’ di acqua che non guasta. Un’artista affermata, dall’animo chiaro e volto limpido, sorriso contagioso e bello: Roberta Betti.

Sembrano gli ingredienti di una storia e forse un po’ a suo modo lo è; un racconto decisamente introspettivo fatto di colori, graffi e ombre che fa parte di una saga chiamata ORIZZONTI 2020: festival di narrazione.

Ieri pomeriggio alle ore 17, presso il suggestivo chiostro di San Francesco a Chiusi città,  introdotta dalla voce composta di Andrea Baffoni l’artista chiusina ha spalancato le porte della sua arte lasciando scorrere libero il talento lungo la scia luminosa del festival.

Il suo percorso prende forma presso Il punto di fuga, un delizioso angoletto situato in via Arunte nel centro storico della città, dove la pittrice ha elaborato nel corso del tempo diversi temi realizzati con tecniche artistiche e stili differenti.

Ai soggetti paesaggistici, tipici dei primi anni novanta,  piano piano si sostituiscono sperimentazioni che hanno come protagoniste le realtà dell’anima, i colori sommersi della psiche, spesso offuscata dalle presenze e dagli obblighi del quotidiano.

Le necessità nascoste irrompono nelle sue opere come fulmini di luce purissima, emergendo da una macchia scura, di sovente nera.

Dall’abisso dell’inconscio il colore rivendica la propria libertà; si affranca attraverso un graffiare spregiudicato e deciso che sembra incidere le ferite e i dolori dell’inconscio mischiando la sua intensità ad un intenso fascio di luce, simbolo della forza vitale che sopravvive nonostante tutto e in eterno.

 E’ Mondo nuovo, una delle opere più recenti dell’artista, ad essere scelta come icona  per rappresentare il suo paradigma pittorico ad Orizzonti.

La mostra intitolata Luminose Ombre vede protagoniste tele dal carattere fortemente astratto dove la valenza identificativa del segno grafico lascia spazio a energie cromatiche che cambiano con il variare delle opere: dal rosso, all’azzurro, al giallo fino a sfiorare nuance  fluorescenti.

La mano di Roberta ci conduce alla scoperta di un mondo nuovo, quello interiore appunto, che non ha nulla a che vedere con il cupo grigiore del quotidiano ma ci rivela una forza istintuale primordiale che è la causa scatenante della vita stessa.

I vortici contrassegnati sulla tela con un tratto decisamente marcato ci rimandano alla circolarità delle leggi universali e il rosso nucleo, all’interno della pittura, inneggia all’essenza atomica della materia stessa.

In un dirompente  Big bang di emozioni i suoi quadri conducono lo spettatore alle origini della storia del tempo, quando cosmo, materia e vita intrecciandosi all’unisono hanno dato origine al miracolo della creazione.

In ogni opera d’arte della pittrice  è riscontrabile questa forza primordiale che incita all’atto creativo come legge universale e che trova la sua completezza nel divenire, nel diventare altro.

Le ombre dell’inconscio nella sua pittura, attraverso un feroce atto di volontà cosciente, vengono graffiate, violate consentendo alla propria natura di manifestarsi nella più totale autenticità trovando la propria rinascita nella forza del colore.  I segni sulla tela sembrano dei veri e propri tagli violenti, incisioni feroci che provocano voragini liberatorie volute dalla mano di Apollo.

E’ in questo finale senso di libertà che si riesce a cogliere il profondo lavoro introspettivo che l’artista fa su se stessa prima di riuscire a trovare la sua dimensione di equilibrio che sarà senza ombra di dubbio oltre la tela, dopo il dipinto.

Roberta Betti, sfiorata dalle influenze apollinee blocca la sua ricerca interiore nel momento in cui il varco verso la libertà si apre; smette di raccontarsi quando  l’ebbrezza della gioia dell’anima riesce a far vedere che c’è, che esiste. Interrompe quel momento, lo rende statico, lo cristallizza in un fascio di luci e colore rendendolo immobile per sempre.

L’araba fenice,  Introspezioni,  Vortici,  Involuzioni , il Vascello Fantasma, Mondo Nuovo, hanno tutti una storia di ricerca introspettiva da raccontare ma lasciano il visitatore al suo destino nel momento in cui l’animo dell’artista ha trovato il suo varco per la libertà.

Non ci deve  interessare quale squisito gioco di equilibri dovrà mettere in atto il suo Io  per continuare lungo il cammino della vita; la libertà di essere è stata conquistata attraverso il sublime atto della creazione artistica e questo non può che invitare ogni essere umano a ricercare la propria autenticità  attraverso le voragini e i graffi degli eventi.

E’ soltanto attraverso lacerazioni dolorose, scorticature brucianti e  le nostre mani stanche che possiamo intravedere di che pasta siamo fatti e verso che cosa stiamo andando; i tagli fanno parte di quel pacchetto a noi destinato chiamato esistenza e anche se sanguinanti sono l’unica possibilità che abbiamo per intravedere la luce al di là della barricata.

Sono la soglia oltre la quale inizia la nostra libertà, che potrà essere raggiunta soltanto se avremo la costanza di tenere duro, fronteggiando le avversità a testa bassa e  avendo l’umiltà di riconoscere al dolore la sua forte valenza educativa.

Sarà unicamente allora che potremo rialzare la testa e vedere i colori emergere dalle ombre come esseri umani liberi.

Paola Margheriti

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