18 ANNI FA MORIVA IL GRANDE SCRITTORE OTTIERO OTTIERI. PERCHE’ CHIUSI NON GLI DEDICA UNA STRADA, UNA PIAZZA O UNA SALA?

venerdì 31st, luglio 2020 / 12:38
18 ANNI FA MORIVA IL GRANDE SCRITTORE OTTIERO OTTIERI. PERCHE’ CHIUSI NON GLI DEDICA UNA STRADA, UNA PIAZZA O UNA SALA?
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CHIUSI – Questo articolo doveva uscire il 25 luglio, per un disguido è rimasto 6 giorni nel cassetto. Ma per quello che vogliamo dire siamo ancora in tempo. La questione non scade. Doveva uscire il 25 luglio perché il 25 luglio del 2002 moriva Ottiero Ottieri. Un grande scrittore. Aveva 78 anni. E nella ricorrenza volevamo ricordarlo, perché Ottiero Ottieri era nato a Roma nel 1924, ma era chiusino ed è sepolto a Chiusi.

Il termine scrittore, anche con l’aggettivo grande, è riduttivo per descrivere la figura di Ottiero Ottieri. Che è stato anche traduttore, sociologo, funzionario di industria e divulgatore scientifico e autore di testi teatrali. E per sua stessa ammissione anche un “intellettuale di sinistra”, pur avendo studiato dai Gesuiti.  Della sua collocazione politica scrive nel libro La Linea Gotica, del 1963, ricordando il suo arrivo a Milano: “Ho lasciato la letteratura, la casa agiata dei miei, la nevrosi di figlio unico […] Solo, appoggiato con la testa sul tavolino dello scompartimento, dalla stazione scendo su una Milano nera dentro una malinconia nera […] Sono un intellettuale di sinistra, sono venuto per esserlo, come uno va a frequentare una scuola in un’altra città… Roma è il mio essere, Milano il mio dover essere.»

Milano in quegli anni, siamo nel 1948, è la città del lavoro, dell’impegno sociale e morale, dove spera di trovare ulteriori stimoli. Nel capoluogo lombardo frequenta il Psi e collabora con l’Avanti!. Si appassiona ai temi della tecnica applicata al lavoro, all’industria. Ai rapporti tra operaio e macchina, studia l’alienazione in fabbrica, collega psicanalisi e politica, ritenendo la prima uno strumento per uscire dall’incoscienza… 

Il suo primo libro, Memorie dell’incoscienza, pubblicato nel 1954, fu proposto all’editore da Elio Vittorini, Si tratta di un libro sui suoi trascorsi giovanili, che mette in evidenza come lo stesso Fascismo fu interpretato psicologicamente, dalla gioventù di allora e non solo dalla gioventù, come incoscienza, e come aspetto di un infantilismo politico che in Italia è stato ed è ancora molto diffuso. Racconta la vita a Chiusi nel 1943 prima e dopo l’armistizio, e descrive in modo minuzioso e drammatico il giorno del 9 settembre, quando i carriarmati tedeschi occuparono la città, dando il via alla fase cruciale e più tragica della guerra, anche a livello locale.

Ma il libro più celebre di Ottieri è senza dubbio Donnarumma all’assalto. Edito daBompiani e uscito nel 1959. Un romanzo-verità sulla realtà industriale al Sud, precisamente a Pozzuoli, nel quale che Ottieri descrive  e racconta, attraverso i colloqui di lavoro che che egli faceva come funzionario della Olivetti.  E’ una delle pagine più interessanti che siano state scritte non solo sulla Napoli città industriale, ma anche sull’Italia negli anni in cui cominciava il boom economico.

In questo senso Ottieri è insieme a Calvino e a Bianciardi, anche quest’ultimo trasferitosi a Milano dalla Maremma, negli anni ’50,  l’autore che meglio ha raccontato quel periodo straordinario della storia sociale ed economica dell’Italia. L’input per il romanzo “Donnarumma” ispirato ad una vicenda vera, gli fu dato proprio dal patron della Olivetti, Adriano Olivetti, imprenditore sui generis e promotore del capitalismo dal volto umano, della fabbrica come microcosmo sociale, che non piaceva ai capitalisti arraffoni, ma neanche ai marxisti, in quanto di fatto superava la lotta di casse. I romanzi Tempi Stretti del 1957 e Donnarumma all’assalto di Ottieri sono considerati dei capolavori della “Letteratura industriale” come Marcovaldo di Calvino o La Vita agra di Bianciardi.

La biografie degli operai  disoccupati coi quali Ottieri faceva i colloqui per l’assunzione, sono pugni nello stomaco, frecciate, fotografie istantanee del proletariato dell’hinterland napoletano: «Le biografie sono più forti del giudizio. Padre, invalido. Madre, casalinga. Tre fratelli: uno invalido (demente), uno studente, uno disoccupato. Una sorella, casalinga. Un altro fratello, quello che mi sta di fronte» Lo stile è asciutto. Sfrondato di qualsiasi orpello letterario. Molto industrial, ma anche molto giornalistico.

E infatti nella fase successiva Ottiero Ottieri collaborerà con Il Mondo, e con la rivista Il Menabò, con Il Giorno. Con La Linea Gotica vincerà il premio Bagutta e con Il campo di concentrazione, nel ’72, il Premio Selezione Campiello. Si cimenta con il cinema collaborando con Tonino Guerra e Michelangelo Antonioni per il film L’Eclisse.  L’ultima fatica letteraria è l’oceanico “Poema osceno” del 1996, un poema di centinaia di pagine sul tema della sessualità, costante della poetica di Ottieri che nelle opere precedenti era soprattutto letta in una chiave di disagio psicanalitico (“Il campo di concentrazione“), e che infine diventa invece un senile, ma vivace e provocatorio torrenziale omaggio in versi ai rapporti carnali.

Ecco, a quasi 20 anni dalla morte, 18 per la precisione, ci piacerebbe che il Comune di Chiusi dedicasse a questo intellettuale di sinistra, che ci ha raccontato magistralmente l’Italia del suo tempo,  una strada, una piazza, una sala, un luogo della cultura… Del resto Ottiero Ottieri non solo era discendente di una delle grandi famiglie chiusine, quella dei Lucioli Ottieri Della Ciaia, il cui stemma nobiliare campeggia anche all’interno della cattedrale, ma è stato il più grande scrittore cui la città abbia dato i natali.

Sarebbe un riconoscimento a nostro avviso doveroso ad un uomo di cultura, ad una mente lucida, ad un testimone straordinario e anche al legame che egli ha sempre avuto con la città di Chiusi. La figlia Maria Pace, scrittrice anche lei, pur vivendo a Milano ha tutt’ora una casa a Chiusi, e vi torna spesso, ha scritto tra gli altri il romanzo “Chiusi dentro” dedicato, appunto al natìo borgo selvaggio, un po’ insonnolito.

La proposta di intitolare una strada, una piazza o una sala, ad Ottiero Ottieri la giriamo al sindaco Bettollini e all’assessore alla cultura Chiara Lanari  e rimaniamo in attesa di riscontro.

m.l. 

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