IL DUOMO DI CHIUSI E QUEI MOSAICI FALSI, MA D’AUTORE…

domenica 05th, gennaio 2020 / 18:16
IL DUOMO DI CHIUSI E QUEI MOSAICI FALSI, MA D’AUTORE…
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CHIUSI – Ieri, sabato 4 gennaio 2020, era possibile visitare in via del tutto straordinaria la parte superiore della Cattedrale di San Secondiano. Con tanto di concerto d’organo  eseguito sullo strumento “a canne”‘costruito da Giosuè Agati nel 1814 e successivamente più volte modificato. Adesso l’organo è a trasmissione interamente meccanica, dispone di 24 registri, ed è racchiuso all’interno di una cassa lignea, con mostra composta da canne disposte in un’unica cuspide con ali laterali. Così si legge nelle guide. 

Non c’era folla, ma un buon numero di visitatori sì. Alcuni del posto e molti arrivati da altre parti d’Italia. C’eravamo anche noi, attratti dalla possibilità di vedere una parte del Duomo che di solito non si vede. E che pochi hanno visto.

Nella visita abbiamo incontrato alcuni turisti veneti e lombardi rimasti folgorati dalla magnificienza dei “mosaici” bizantineggianti, ma sorpresi e ammirati ancor di più quando hanno appreso che quei mosaici sono una copia, opera ingegnosa e straordinaria di una grande “falsario”. I visitatori arrivati dal nord Italia si sono avvicinati alla parete a fianco del portale di ingresso per verificare toccando con mano che in effetti trattasi di “falso mosaico”, dipinto e non costruito tassello per tassello. Milioni di colpi di pennello al posto di milioni di tessere di pietra e lapislazuli. Probabilmente con l’uso di reticoli e guide su “cartone”…

La cattedrale di San Secondiano a Chiusi è una cattedrale antichissima. Una delle più antiche della Toscana e d’Italia. Risale al VI secolo dopo Cristo, fu trasformata nel 1100 e poi rifatta ancora in epoche più recenti:  una prima volta tra il 1775 e il 1822, in epoca diciamo così, Napoleonica e poi alla fine dell’800.

Chi vi entra e non sa nulla o poco della storia della cattedrale chiusina non può fare a meno di vedere richiami ai mosaici bizantini di Sant’Apollinare a Ravena o a quelli della Basiliche romane, come Santa Maria Maggiore.

Ma, come dicevamo, quei mosaici sono finti, oltre ai richiami, non hanno nulla di bizantino. Sono recenti. Furono infatti realizzati tra il 1884 e il 1894 da un pittore senese, che con l’opera portata a compimento nel Duomo di Chiusi si guadagnò la fama di uno dei migliori e più grandi “falsari” (in senso buono) di opere d’arte. Un grandissimo insomma nel suo genere. 

Il nome? Arturo Viligiardi, nato a Siena il 26 luglio 1869 e morto ad Alessandria nel 1936. Un artista vero, che fu anche architetto e urbanista. La tecnica del “finto mosaico” la sperimentò proprio a Chiusi,  con grande successo, questo va detto, perché il colpo d’occhio è straordinario…

Secondo un complesso programma iconografico, nella navata centrale sono raffigurati a sinistra e a destra due teorie di sante e di santi martiri sepolti nelle catacombe chiusine o legati alla vicenda storica di Santa Mustiola.

Il dipinto dell’abside, ispirato ai mosaici della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma  è datato 1892,  quello a destra raffigura la Martire Orsola mentre quello a sinistra raffigura Santa Caterina d’Alessandria.  

A sinistra ed a destra della porta d’ingresso centrale sono due epigrafi fatte scolpire da Sinebuto successore del vescovo Montano (731-740). Entrando, subito a destra si trova una edicola dipinta da Arturo Viligiardi, sostenuta da due colonne di fattura romana che provengono dalla distrutta chiesa di Santa Mustiola e già appartenenti al ciborio eretto dal duca Gregorio nel 728. All’interno è una vasca monolitica in marmo che forma il fonte battesimale sormontato dalla statua di San Giovanni Battista. Nella navata sinistra è la tomba di santa Mustiola, formata da un’urna in pietra in cui furono posti nel 1474 i resti della santa, insieme all’antica urna fittile, dopo che il corpo stesso fu esumato dal sepolcro del V secolo posto dietro l’altare maggiore della distrutta chiesa di Santa Mustiola. Anche le due colonne e le pietre in travertino del cenotafio sono materiale di reimpiego provenienti dalla basilica di Santa Mustiola.
E’ di Arturo Viligiardi anche l’affresco sul’altare che raffigura Santa Caterina che impara miracolosamente a leggere…
Da notare che quando lavorò al Duomo di Chiusi, Viligiardi aveva poco più di 20 anni… Il “cartone” del suo affresco fu premiato alle Esposizioni Riunite di Milano. Meriterebbe certamente un approfondimento la figura di questo incredibile artista che giovanissimo si misurò in maniera assolutamente non banale con l’arte classica…
Tornando alla cattedrale, nel 1785  fu eretto il nuovo altare maggiore che doveva ospitare l’urna di Santa Mustiola, altare poi trasferito negli anni settanta del ‘900  in sagrestia per consentire gli scavi nel presbiterio. E per sostituirlo con un altare meno barocco e più “spartano” in ossequio alla linea del Concilio Vaticano II.

Nella cappella del Santissimo Sacramento che si apre sulla navata sinistra, costruita nel 1801, si trova la pala con l’Adorazione del Bambino tra i santi Secondiano e Girolamo, del senese Bernardino Fungai (primi anni del XV secolo), opera che nel 1994 fu oggetto di un anomalo furto: furono trafugate alcune formelle della cornice, mentre il dipinto, staccato dalla sua sede fu lasciato arrotolato sul posto. Un rarissimo caso in cui i ladri rubarono la cornice lasciando il quadro… L’episodio, come altre curiosità relative all’interno della cattedrale chiusina fanno parte della trama del romanzo “Non è stato nessuno” pubblicato dal direttore di Primapagina Marco Lorenzoni nel 2009 per le edizioni Del Bucchia.

Sì, perché il Duomo di Chiusi non è solo una delle più antiche cattedrali italiane, o un fulgido esempio di rifacimento falso ma fatto bene. E’ anche luogo che qualche mistero lo custodisce di sicuro. Per esempio la cattedrale di Chiusi  una delle pochissime in cui si trovi il famoso “quadrato magico” con la scritta “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”. Si trova infatti nella Basilica d Santa Maria Maggiore a Roma, nelle rovine romane di Cirencenster (l’antica Corinium) in Inghilterra,  nel castello di Rochemaure a Oppede in Vaucluse in Francia, sulla parete del  Duomo di Siena, nella Certosa di Trisulti (Frosinone), e a Santiago de Compostela n Spagna…

La Certosa di Trisulti è quella che Steve Bannon aveva scelto come base per la sua “scuola di formazione” per la sua “internazionale nera”, ovvero per i sovranisti e per l’ultra destra mondiale…  Meditate gente, meditate…

e.c.

 

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