CHIUSI, 8 FEBBRAIO: “ELSA, LE PRIGIONI DELLE DONNE”. FRANCESCO RICCI RACCONTA LA MORANTE

lunedì 20th, gennaio 2020 / 10:58
CHIUSI, 8 FEBBRAIO: “ELSA, LE PRIGIONI DELLE DONNE”. FRANCESCO RICCI RACCONTA LA MORANTE
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Parlare di un libro di Francesco Ricci e presentarlo in pubblico è senza ombra di dubbio un privilegio che scaturisce sia dal fascino emanato da i suoi testi che che dalla raffinatezza stilistica e sensibilità profonda con le quali egli affronta  personaggi, argomenti e situazioni.

Classe 1965, docente di letteratura italiana e latina presso il liceo classico “E. S. Piccolomini” di Siena, scrittore poliedrico, critico e saggista, Francesco Ricci  affronta  nei suoi numerosi testi sia argomenti di carattere letterario, che temi legati alla realtà giovanile come nei due saggi La bella giovinezza, sillabari per millennials (Siena, primamedia editore 2017) e Prossimi e distanti. Gli adolescenti del terzo Millennio(Siena, primamedia editore 2019), nei quali con grande acume, lucidità e onestà intellettuale permea il mondo degli adolescenti di oggi cercando di darne una chiave di lettura. 

Il panorama letterario di cui si fa portavoce Ricci è ricercato ed eclettico:  Cesare Pavese, Attilio Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Anna Achmatova, Alda Merini, Antonia Pozzi, Elsa Morante sono  soltanto alcuni dei personaggi da lui  scelti, dei quali ha penetrato il sentire, scandagliato e analizzato le opere.

Osservando il suo percorso come autore egli si colloca nella prospettiva letteraria come scrittore aperto  concedendo un generoso spazio nello scenario della critica a voci femminili che interpreta cogliendone la natura profonda e  offrendo  al lettore la meravigliosa dualità che emerge dalle loro figure: le scrittrici da un lato e le donne dall’altro.

Nel suo Elsa. Le prigioni delle donne(Siena, Nuova Immagine Editrice 2019), racchiude questo senso di apertura nei confronti dell’altro, dell’universo femminile, del diverso da sé, percepito come distante e  fortemente antitetico a quello maschile. Nel testo  l’impegno ad esaminare le motivazioni interiori che conducono alla felicità o all’infelicità del genere si fa forte e trova piena risoluzione nell’analisi bilanciata che egli fa della vita e dei pensieri più intimi della scrittrice Elsa Morante.  L’ esistenza interiore della donna, ormai avanti con gli anni, è accolta da Francesco Ricci  nella sua sofferente totalità e  proposta con peculiare raffinatezza stilistica; egli si cela sapientemente dietro alle sue riflessioni  quasi a volerne  custodire il sentire. La  donna scrittrice compare solo marginalmente all’interno della narrazione lasciando spazio  a quello che è invece il reale protagonista del testo ovvero il suo vissuto emotivo:  i suoi amori finiti, la felicità perduta e soltanto a tratti riconquistata, le giornate passate a colmare quel senso di vuoto che la opprimeva.

Elsa Morante, narratrice ricercata e di successo, moglie di Alberto Moravia, compagna di Bill Morrow, donna affascinante e apprezzata, ad un certo punto della sua vita percepisce in modo totalizzante la senilità, il senso della caducità dell’esistenza e da lì nulla, neanche lo scrivere riesce a distoglierla da quel pensiero ossessivo che vede l’essere umano fatto di inconsistenza, di vuoto. Il suo animo complesso ed inquieto viene messo a nudo da Francesco Ricci attraverso la parola scritta che scivola sulla carta come una musica lenta; il forte presagio della perdita della giovinezza, della bellezza e da qui il vacillare di una permanente serenità scinde in due la donna e la scrittrice.

Con l’avanzare del tempo non c’è più possibilità di riscatto per lei che si avverte come altro da sé, altro da ciò che fu; non si riconosce in quel corpo così cambiato, così per nulla attraente e dimesso. Come sopravvivere allora quando la vita si fa così inesorabile ? Cosa viene dato in dono all’essere umano per attraversare questa fase dell’esistenza? Elsa trova la risposta riflettendo su una conversazione avuta con Umberto Saba il quale  le fornisce la chiave di volta per comprendere cosa le mancasse davvero, quale fosse il fardello che l’aveva gettata in quello stato di infelicità profonda senza alcuna possibilità di salvezza.

La donna per vivere ha bisogno di rivendicare oltre al proprio talento anche il proprio destino biologico che si compie attraverso la maternità, questa è l’unico grande evento che può salvarla oltre che da se stessa  anche dagli occhi mondo. La Morante non ha dubbi sulle sue grandi capacità di scrittrice, sa di essere brava e che il suo nome occuperà un posto nel panorama letterario italiano ma tutto questo non basta, non paga la vita.

Non esiste nessun tipo di successo, né professionale, né amoroso, che possa essere sufficiente  ad un animo femminile per raggiungere una serenità piena se non è coadiuvato da qualcos’altro di più prezioso e divino . Elsa Morante, facendosi portavoce di questa  verità, fa riappropriare  la donna di quella dimensione semplice, umana e naturale che i tempi  moderni le hanno forse troppo prepotentemente strappato di dosso che è racchiusa invece nell’essere mamma.

La donna madre è salva! Questo è il mero e profondo pensiero che emerge dalla lettura del libro di Francesco di Ricci; soltanto la gioia estrema che scaturisce nel     dare alla luce un figlio per  regalarlo al mondo, riesce a conferire un senso all’esistenza e ai cambiamenti ai quali essa è soggetta, liberando la donna dalle proprie prigioni emotive.

“Io ero nata  per essere felice. Portare in grembo una nuova vita. Apprendere l’arte dell’attesa. Esercitare la virtù della pazienza. Accompagnare alla scoperta del mondo chi, nascendo ha ricevuto il mondo in dono. (…)Tutto questo mi è stato negato. (…) Il suo ghiaccio non c’è successo letterario, premio, plauso del pubblico e della critica che possa scioglierlo. Figuriamoci se può farlo l’amore di un uomo, inevitabilmente volubile, superficiale, egoista”. (F. Ricci, “Elsa. Le prigioni delle donne”,  Siena, Nuova Immagine Editrice 2019).

Il libro di Francesco Ricci si colloca nello scenario letterario contemporaneo come come una finestra spalancata sull’universo interiore femminile ed è interessante constatare che ad aprire quel varco sia stata proprio la mente di un uomo unita alla sua sensibilità.

Accogliere ed interpretare le prigioni femminili non è mai stato un compito semplice, tanto che le donne sono state sempre costrette, soprattutto in passato, a viverle e risolverle (usando le parole di Virginia Woolf)  in una stanza tutta per sé  .

Esse si sono fatte portavoce della loro condizione interiore e con grande fatica l’hanno manifestata al mondo; oggi fortunatamente è possibile notare un’apertura su questo versante anche da parte della critica letteraria maschile e questo  ci fa sperare in un possibile cambiamento di tendenza, ovvero che anche il dolore, di qualsiasi genere esso sia può essere condiviso ed elaborato insieme. 

Attraverso la voce di Francesco Ricci Elsa diventa il paradigma di tutte le donne, le sue paure che sono poi le sue prigioni diventano quelle dell’universo femminile in genere ed il fatto che un uomo sia stato in grado di coglierle e soprattutto di accoglierle ci fa veramente percepire che ci troviamo di fronte ad un’evoluzione anche se per il momento soltanto letteraria.

Il vento sta cambiando… E questo sicuramente porterà anche cose buone.

Lo scrittore presenterà il suo libro a Chiusi sabato 8 febbraio alle ore 18:00 presso la pasticceria Golosia a Chiusi Scalo (Piazza Matteotti), conversando con Elda Cannarsa, con la sottoscritta e con il pubblico. Un pomeriggio letterario, insomma, in un bel Caffè, come si faceva una volta… Un pomeriggio di quelli di cui ogni tanto si sente il bisogno. Per parlare di una scrittrice, di letture, di donne…

E’ possibile inoltre, per gli amanti della lettura, ascoltare le analisi dell’autore ogni sabato alle ore 14 durante la rubrica “disabato” su Siena TV (canale 90), nel corso della quale egli presenta libri di letteratura, storia, filosofia e psicologia riconducibili per lo più ad autori o editori toscani. Ci vediamo al Golosia di Chiusi Scalo.

Paola Margheriti

 

 

 

 

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