GRETA THUNBERG, LA POLITICA, L’ECOLOGIA… E QUEL VENTO ROSSOVERDE DEI PRIMI ANNI ’90

lunedì 25th, marzo 2019 / 16:46
GRETA THUNBERG, LA POLITICA, L’ECOLOGIA…  E QUEL VENTO ROSSOVERDE DEI PRIMI ANNI ’90
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Si parla molto in questi giorni della “questione clima”, dello sciopero lanciato dalla giovanissima Greta Thunberg che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. E della necessità per la sinistra di riappropriarsi di un tema (quello dell’ecologia) e di coniugarlo con le politiche sociali. Molti, a leggere i commenti sui social sembrano scoprire oggi questa necessità. C’è chi esorta il neo segretario del Pd Zingaretti ad abbracciare la “linea – Greta” e dunque a non deludere i giovani e i giovanissimi che almeno su questo versante sembrano molto sensibili, anche più degli adulti. E lo stesso vale per presidenti di Regione, sindaci, assessori. Sale insomma il richiamo a riprendere in mano la bandiera rosso-verde, ad assumere la difesa dell’ambiente come paradigma essenziale e irrinunciabile di qualunque proposta progressista. Una sorta di pre-condizione per parlare anche di altro: di lavoro, sviluppo, trasporti, beni comuni…

Sembra che ci si accorga oggi che ecologismo e progressismo non possono marciare separati. E questo è già qualcosa. Ma diciamola tutta: chi pensa che sia una novità o ha la memoria corta o pensa che la politica l’abbia inventata Greta Thunberg. O al massimo Luigi Di Maio. Non è esattamente così. C’è stato un tempo in cui questi temi erano all’ordine del giorno nella sinistra che poi li ha via via abbandonati, lasciati in secondo piano facendosi prendere la mano dalle privatizzazioni, dalla globalizzazione che si governa e non si combatte, dal liberismo come il migliore dei sistemi possibili, fino al… “io preferisco Marchionne ai sindacati” di Matteo Renzi, che detto dall’allora leader del maggior partito della sinistra suonò come una bestemmia, un deprofundis. Come la fine di un’epoca. Nessun leader di qualsiasi partito socialdemocratico (neanche comunista) avrebbe mai detto una cosa del genere in pubblico, anche intimamente l’avesse pensata.

Ma torniamo al binomio ecologia-progressismo. Vale la pena ricordare che fu Enrico Berlinguer con il famoso articolo sull’austerità, pubblicato su Rinascita nel 1977 ad avviare una riflessione sul tema e sulla necessità di pensare a modelli di sviluppo diversi. E ad una maggiore sensibilità ambientale come strada obbligata per migliorare le condizioni di vita. 1977, sono passati 42 anni…

Ma dalla metà degli anni ’70 fino ai primi anni ’90 il legame tra ecologismo e giustizia sociale trovò attenzione anche al di fuori del Pci, nell’area ad esempio della sinistra a sinistra del Pci. Molti esponenti di Democrazia Proletaria, partito nato inizialmente come cartello elettorale tra Pdup, Avanguardia Operaia e altri gruppi minori dell’estrema sinistra, confluirono nel partito dei Verdi, che in Italia si proponeva di ripercorrere la strada dei “Grunen” tedeschi e altoatesini. Alex Langer, lo stesso Mario Capanna e poi Edo Ronchi, Gianni Tamino… La parte più radicale della sinistra sposava le battaglie ecologiste e se ne appropriava, come fondamento di una nuova idea di sviluppo e di autodifesa, una nuova Resistenza contro l’assalto del cemento, del petrolio, del nucleare…

Anche nel nostro territorio quella stagione fu abbastanza feconda. Il Pci ormai forza consolidata di governo locale doveva fare i conti con quella nuova sensibilità. Buona parte del gruppo storico della sinistra “extraparlamentare” assunse il ruolo di avamposto ambientalista con figure come “Betto” Angeli, Giordano Masci e Roberto Betti di Chianciano, Alberto Quinti, Cesiano Del Maso e Rossano Coccoletti a Montepulciano, Massimo Giulio Benicchi a Chiusi.  A Città della Pieve si consolidò un nucleo verde meno targato e più trasversale, ma sempre e comunque orientato a sinistra con Achille Del Secco, Fausto Scricciolo (attuale sindaco), Leonardo Macchioni, Marco Giuliacci…

Questa stessa testata, Primapagina, nacque nel 1990 su quella lunghezza d’onda rosso-verde. Non a caso nel nucleo iniziale dei fondatori e primi redattori figuravano insieme a chi scrive anche Massimo Giulio Benicchi  a Chiusi, Fabio Pellegrini dei Verdi di Pienza, Achille del Secco dei Verdi di Città della Pieve, Luciano Valdambrini prima di Dp, poi dei Verdi di Montepulciano, Gianni Porcu dei Verdi di Perugia e Montegabbione, Andrea Chioini di Perugia…

Insieme facemmo battaglie memorabili:  quella che smascherò l’uso di sostanze cancerogene alla Lodovichi Spa, (la fabbrica delle traversine ferroviarie) a Chiusi, poi quella sul progetto di un impianto industriale per lo smantellamento dell’amianto dalle carrozze ferroviarie; il famigerato affaire delle ceneri della centrale Enel di La Spezia utilizzate a migliaia di tonnellate per fare rilevati stradali, campi sportivi e zone artigianali a Fabro, Panicale e Città della Pieve; le ripetute crisi idriche di Chiusi compresa quella causata da uno sversamento di gasolio nel lago (di cui scoprimmo la provenienza), poi ancora altre, sulle cave, su lottizzazioni discutibili, sul ciclo di rifiuti e la gestione delle discariche o dei depuratori…

Tutto questo per dire che c’è stato un tempo, neanche lontanissimo, in cui la sensibilità ambientale e la politica (almeno in una certa parte) non erano rette parallele. Che c’è stato un tempo in cui la politica, anche a livello locale, si interrogava e lavorava su questi temi, senza avere paura di scomodare il manovratore.

Oggi invece anche la giovanissima “Pippicalzelunghe” svedese che protesta per il clima è vista o come un’eroina d’altri tempi o come una bimbaminkia, osannata dai media perché fa da foglia di fico ai potenti che magari le daranno il Nobel, ma poi continueranno a fare il cazzo che gli pare, come hanno fatto fino ad ora. E al massimo sui social si fa il tifo per lei o si denigra come una macchietta. E lo stesso si fa sulle questioni sul tappeto anche nel territorio. Per esempio sul progetto Acea per un impianto di trattamento dei fanghi di depurazione a Chiusi, si discute in termini molto generici, agitando fantasmi e paure o decisioni di altri comuni (magari prese però in condizioni di partenza molto diverse), senza valutare se quel progetto andrà a migliorare o peggiorare la situazione esistente. Sull’acqua del Montedoglio che dovrebbe arrivare agli acquedotti di Montepulciano, Chiusi e Sinalunga, si preferisce polemizzare con i sindaci sulla privatizzazione del servizio idrico (il che è legittimo, ci mancherebbe) senza però soffermarsi sui benefici o meno dell’arrivo dell’acqua del Tevere nelle condutture della Valdichiana…

Insomma, per farla breve, mi pare che da un lato ci sia poca memoria del passato (anche quello recente), dall’altro si tenda  trasformare il confronto, anche su temi cruciali come quelli ambientali, a semplice tifo pro o contro quel partito, questo o quel sindaco…

Non mi sembra un buon metodo. Tutto qui. Facciamo tutte le tare che vogliamo a Greta Thunberg, sfrondiamo il campo dalla faciloneria del circo mediatico che si è creato intorno a lei, ma forse da quella ragazzina con le trecce abbiamo tutti qualcosa da imparare. A me per esempio ha fatto tornare alla memoria quegli anni tra il ’77 e il ’95 e quel vento rossoverde che soffiava forte..

m.l.

 

 

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