GAME OVER: LA EMMA VILLAS PERDE E RETROCEDE IN A2. IL PRESIDENTE BISOGNO LANCIA LA “RIPARTENZA”…

domenica 17th, marzo 2019 / 17:49
GAME OVER: LA EMMA VILLAS PERDE E RETROCEDE IN A2. IL PRESIDENTE BISOGNO LANCIA LA “RIPARTENZA”…
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SIENA – Per una squadra e una società sportiva, qualunque sia lo sport praticato, la retrocessione alla serie inferiore è sempre un brutto momento. Se la retrocessione arriva dopo una cavalcata trionfale e alla prima apparizione nella massima divisione, è un brutto risveglio dopo un sogno bellissimo. La Emma Villas Siena ieri ha perso a Monza 3-1 e ha visto svanire le ultime flebili speranze di salvezza. Niente da fare. Si torna in A2. La prossima partita in casa, al Palestra, contro….. m sarà una mesta passerella, un triste commiato dalla A1. Con la speranza che sia un arrivederci e non un addio. Cero, non era la partita di Monza che poteva riscrivere del tutto una stagione, ma nello sport “non è finita finché non è finita” e la matematica autorizzava ancora a sperare nel colpo di coda. Che però non c’è stato. Dopo aver vinto il primo set la squadra sense ha combattuto punto a punto ne secondo, poi si è sciolta ed ha alzato bandiera bianca. Game over.

Salita dalla serie C alla Superlega in 6 anni, la Emma Villas non ha retto l’impatto con a Superlega, che rispetto alla A2 e alla categorie inferiori è tutto un altro mondo. Marouf & Compagni hanno perso 10 partite al tie break, come se una squadra di calcio perdesse dieci partite 1-0 all’ultimo minuto. Il che vuol dire che la squadra c’era, che se la poteva giocare con tutte le altre, ma le è mancato qualcosa, un tassello, un “quid” di cattiveria, di fame, di esperienza… Non di fortuna, perché quando le partite perse 3-2 sono così tante la dea bendata c’entra fino ad un certo punto.

E’ mancato altro. La Emma Villas non è stata mai surclassata e strapazzata da nessuno, neanche dalla supercorazzate Perugia, Trento, Modena e Civitanova, ma ha finito prt perdere partite decisive con le pari grado e anche con squadre sulla carta inferiori. Può succedere. Le annate non sono tutte uguali, neanche per il vino. E le cavalcate trionfali non possono durare all’infinito. Nello sport, come nella vita, c’è sempre un punto di rottura, una caduta, qualcosa che trasforma la discesa in salita.

Sportivamente può sembrare un dramma, ma i drammi veri sono altri. Nello sport la sconfitta e la retrocessione ci possono stare. Anche quando non te lo aspetti.

“In noi c’è certamente amarezza per come è andato questo campionato. Sicuramente abbiamo pagato un po’ di inesperienza, ad inizio stagione speravamo di poter conquistare la salvezza e di poter lottare più e meglio di come abbiamo fatto. Faremo un’analisi per poter affrontare in futuro tutto con maggiore attenzione e per gestire meglio determinati momenti. Credo che sia giusto adesso ripartire dalla Serie A2, quello che è avvenuto quest’anno deve servirci da lezione. Ringrazio tutti coloro che ci hanno seguito, che hanno tifato per noi, pubblico, tifosi, sponsor e tutta la città di Siena che ci ha sostenuto e che ci ha dimostrato la sua vicinanza durante tutto il campionato”, ha scritto a caldo un presidente Giammarco Bisogno intristito, ma non domo.

Perché Bisogno sa che la squadra più forte non è quella che non cade mai (magari perché è più ricca e blasonata), ma quella che cade e si rialza. Che riparte con più voglia e più motivazioni di prima, pronta a fare tesoro degli errori e dell’esperienza negativa.

Che una squadra neopromossa, alla primissima apparizione in A1, potesse pagare dazio nell’affrontare la massima serie era anche prevedibile. Diciamo pure che poteva essere messo nel conto. Se mai tutti (società, tifosi e osservatori) si aspettavano una reazione, un qualche scatto di orgoglio, qualche zampata rabbiosa da parte dei giocatori. Non è servito nemmeno il cambio di “manico” tra Cichello, Zanini e ancora Cichello. Sono i giocatori che hanno fatto flop. Non è bastato l’innesto in corsa a gennaio di Savani, uno che avrebbe dovuto portare esperienza, grinta, rabbia, appunto. L’effetto sperato non c’è stato. Non sono bastate l’esperienza e le mani di fata d Marouf  o le bordate di Hernandez, che fa tanti punti, ma ne fa tanti anche per gli avversari. Il Nazionale Maruotti è andato a corrente alternata e sempre a basso regime. Un po’ come Giovi che ha faticato dall’inizio alla fine del campionato. La nota più positiva è risultato il giapponesino Yuki Ishikawa, uno degli ultimi a mollare, a volte una furia altre volte unica architrave a tenere in piedi la baracca…

Domenica prossima a Siena arriva Ravenna. Sarà la partita dei saluti alla A1, ad un pubblico che  stato meraviglioso nonostante i risultati e presumibilmente alla maggior parte dei giocatori, se non tutti.

Ricominciare dalla A2 non è un’onta. Ma è un’altra storia.

C’è chi parla di possibile ripescaggio in Superlega, ma a questo punto, dopo una stagione così, sarebbe un bene o un male?

Giammarco Bisogno, in qualche modo ha già risposto a questa domanda: “Credo che sia giusto ripartire dalla A2…”. C’è anche chi ipotizza (o auspica) un ritorno della squadra a Chiusi, magari continuando a chiamarsi Siena. Il Palasport nuovo di zecca per la A2 potrebbe pure andare bene e costerebbe sicuramente meno del palaEstra.  Mediaticamente una squadra di A2 che gioca in un paese di 9.000 abitanti potrebbe pure funzionare e attirare attenzioni… Del resto Macerata ha giocato a Treia e poi si è trasferita a Civitanova, prendendone anche il nome. Perugia si esiliò a San Giustino…  Ma l’ipotesi ritorno a Chiusi non sembra essere nei piani della società. Nemmeno a livello di ipotesi vaga… Vedremo. Ora Bisogno e il su staff dovranno prima di tutto metabolizzare la retrocessione e  decidere come ripartire. Perché le ripartenze sono sempre più difficili delle cavalcate trionfali. Una cosa è pedalare con il vento a favore e sulle ali dell’entusiasmo, altra cosa è rialzarsi da una brutta e inusitata caduta e ritrovare le giuste motivazioni per continuare a pedalare…  Ma che la Emma Villas potesse retrocedere era ormai quasi scontato, da mesi. Giammarco Bisogno ha fatto bene a tenere tutti sulla corda finché non è finita, ma di sicuro nel frattempo avrà preparato il piano B. Ovvero la ripartenza. Quando giocava a calcio faceva il centravanti, sa bene come si deve giocare quando devi fare il contropiede.

m.l.

 

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