CHIUSI, IL POETA DAVIDE RONDONI FA LA RADIOGRAFIA ALL’INFINITO DI LEOPARDI

giovedì 14th, marzo 2019 / 11:18
CHIUSI, IL POETA DAVIDE RONDONI FA LA RADIOGRAFIA ALL’INFINITO DI LEOPARDI
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CHIUSI – La poesia ha tempi lunghi. Non vive di immediatezza come i post sui social network.  E allora possiamo tornare su un evento riguardante una poesia anche a 10 giorni di distanza.

Tanto più che la poesia in questione ha appena compiuto 200 anni. Ed è sempre lì, tra le più belle che mai siano state scritte.

Il 4 marzo scorso presso il palazzo vescovile di Chiusi il poeta Davide Rondoni, forlivese di nascita ma bolognese di formazione, ha presentato il suo libro E come il vento. L’Infinito, lo strano bacio del poeta al mondo pubblicato da Fazi Editore.

A duecento anni dalla stesura dell’Infinito del di Giacomo Leopardi, Rondoni ha offerto la sua chiave interpretativa dell’antico Idillio leopardiano.

L’Infinito, che ha tracciato la storia educativa di ognuno,  viene riproposto con sguardo analitico e penetrante dal poeta, il quale non ne dà una lettura accademica tout court ma lo sviscera, lo vive, lo penetra con gli occhi della mente fino ad entrarvi dentro completamente.

“Molti pensano che l’idillio sia una poesia di pura estasi o di generale rimbambimento, un lineare momento di rapimento e naufragio” scrive Rondoni. “Invece succedono un sacco di cose nel corpo e nel senso di questa poesia (…) il testo si muove nello spazio e movimenta i nostri occhi e, se disponibili, la nostra mente e il nostro cuore”.

A differenza di quanto si potrebbe pensare immaginando Leopardi immobile seduto sui margini del colle, la poesia attraverso l’analisi di Rondoni volge al dinamismo; è un invito per ognuno a cercare quella porzione di infinito nel mondo, tra la gente, nelle situazioni più comuni come in un bar o nelle piazze poiché esso ha toccato ognuno di noi nonostante lo abbia fatto con modalità  diverse.

L’essere umano risale alla propria coscienza attraverso parole e immagini che la sua mente seleziona, ha bisogno delle parole per essere e anche l’infinito riesce a trovare la propria consistenza attraverso la parola. Anche il silenzio nel  testo leopardiano viene paragonato ad una voce che crea immagini eteree ed eterne. Ogni volta che amore, bellezza e morte irrompono nella nostra vita si arriva a sfiorare quella punta di infinito che ci fa comprendere la nostra finitudine di fronte alla magnificenza del tutto;  ed è così che  L’infinito di Giacomo Leopardi con i suoi versi e la sua struttura formale diventa attraverso gli occhi moderni di Rondoni un inno alla creazione poetica in sé e alla  bellezza dell’abbandonarsi al tutto, anche all’ignoto, se necessario.

Bella iniziativa. Di quelle che fanno bene al cuore.

Paola Margheriti

 

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