ASCANIO CELESTINI E IL SUO “PUEBLO” DISPERSO, INVISIBILE E SENZA VOCE

sabato 19th, gennaio 2019 / 18:30
ASCANIO CELESTINI E IL SUO “PUEBLO” DISPERSO, INVISIBILE E SENZA VOCE
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CHIUSI – Ieri sera, 18 gennaio, è decollata la stagione teatrale al Teatro Mascagni di Chiusi, ad inaugurarla è stato IL POPOLO, o Pueblo, questo il titolo della  piece portata sulle luci della ribalta da Ascanio Celestini, acuto e pungente pensatore romano. Da minuzioso osservatore di una realtà che sta ai margini del fragore del mondo, una realtà fatta di indifferenza, dolore, affettività negate e violate e talvolta di compassione, Celestini dà corpo a personaggi che in realtà sono dotati di una consistenza leggera, piuttosto sono anime solitarie circondate dal vuoto assoluto della noncuranza del mondo, sono testimoni invisibili di voragini interne mai cicatrizzate. La loro essenza, le loro vite mutilate si riescono a percepire attraverso la voce incalzante, forte, talvolta dignitosamente disperata del “matador”.

L’anima di Domenica, la barbona che  vive nella casa di plastica accanto al supermercato, non vale niente per nessuno. Il suo esserci è sostanzialmente invisibile alla mente borghese, Tagiata e perbenista, ma di fatto lei esiste, c’è e non ne è geograficamente troppo lontana.

La sua “non storia” coinvolge, sconvolge, svela, squarcia come una lama affilata la coscienza dello spettatore e gli propone  la sua condizione. “Eccomi, sono qua e questa è la mia storia ! Atroce, tagliente, disperata ma è la mia e ve la racconto !” sembra dire. Non importa quanto il dolore abbia fatto da sfondo,  Domenica si arrangia come può e va avanti; cade, muore ogni volta e si rialza, come un Lazzaro senza tempo che ubbidisce al richiamo della vita, fino a quando con un ciuffo di sedano in mano e il sapore di cappucciono decaffenaito sulla bocca torna ad essere niente.

E’ ad anime come la sua,  come a quella di Violetta (la cassiera in prova al supermercato che saluta ogni persona con lo stesso tono gentile pur non riconoscendo – volutamente – nessuno) che Celestini concede risonanza e notorietà.  Ai margini dello scenario  narrativo appare anche la figura di Said, lo straniero dal cuore grande, umano e compassionevole come nessuno lo è in quella surreale periferia; egli è  in grado di provare amore per la donna in quanto tale e non per ciò che rappresenta. Incollati alla sua figura ci sono tutti migranti di questo mondo e forse un po’ anche ognuno noi, poiché migranti e stranieri lo siamo tutti o lo siamo stati ogni volta che non ci siamo riconosciuti.

Nel blitz di Celestini poche anime  sono dotate del sentimento della compassione, il quale viene negato anche ad un padre, quello di Domenica, che non ne ha né per se stesso né per la figlia. Gli unici outsider sono ironicamente lo straniero Said e una poliziotta, “gentile è un po’ grossa”, due anime apparentemente antagoniste che sono invece in grado di riscattare e dare valore alla dignità di un altro essere umano. E’ attraverso i loro intermittenti gesti di benevolenza che si salva ciò che rimane di un’anima persa.

La verve di Celestini in questa piece veste i panni drammatici di un teatro di narrazione e denuncia; la sua voce, risuonante è ammorbidita soltanto dalle note delicate e malinconiche della fisarmonica di Gianluca Casadei; l’essenza dei suoi personaggi attraversa la scena così come le anime degli antichi indiani Pueblo si pensava scendessero sulla terra attraverso la pioggia battente.Violetta, Domenica, Said, lo zingaro e le sue atrocità hanno  finalmente penetrato lo  spettatore, non sono più invisibili poiché hanno dentro anche un po’ di lui. Quella parte nascosta, grigia, buia, brutta, a volte poco raccomandabile che non vogliamo vedere  ma che però c’è  perché non dimentichiamolo mai, anche noi siamo PUEBLO!

Paola Margheriti

 

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