PRIMAPAGINA, 28 ANNI IN TRINCEA. GRAZIE AGLI INSERZIONISTI E AI LETTORI

sabato 08th, dicembre 2018 / 17:29
PRIMAPAGINA, 28 ANNI IN TRINCEA. GRAZIE AGLI INSERZIONISTI E AI LETTORI
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CHIUSI – Oggi, 8 dicembre 2018, sabato, per noi di Primapagina è un giorno particolare. L’8 dicembre del 1990 infatti Primapagina usciva per la prima volta nelle edicole. Era sabato anche 28 anni fa. Da allora abbiamo provato a raccontarvi questo territorio. “Good morning Valdichiana” il titolo del primo editoriale. La copertina dedicata al movimento degli studenti che in quei giorni tornava in piazza per la pace e per una scuola migliore… Del primo comitato di redazione facevano parte con il sottoscritto, Massimo Giulio Benicchi, Pino De Luca, Lino Gorlero, Lorenzo Bargi, Paolo Agresti,  Luciano Fiorani, Mariano Fresta, Piero Zoi. Tra i vari collaboratori Diego Mancuso, Achille Del Secco, Fabio Pellegrini, Antonia Dealto, Giordana Carpi, Daniele Gambacorta…

Ventotto anni sono una vita. Un periodo lungo nel quale siamo rimasti sempre al pezzo. Fino al 2011 con il giornale formato tabloid, carta da quotidiano, quindicinale. Poi dal luglio 2011 alla fine del 2015 con il giornale in formato”magazine” a colori. Dall’inizio del 2016 solo “on line” come tanti altri giornali, anche più prestigiosi.  La crisi, i costi di stampa, la chiusura di tipografie e edicole ci hanno costretto a questa scelta. Che per noi è stata dolorosa, perché eravamo e rimaniamo affezionati alla carta. All’odore dell’inchiostro. Ma è stata dolorosa anche perché se da una parte la pubblicazione on line ha abbassato i costi, dall’altra ci ha privato di entrate certe come quelle delle vendite in edicola e degli abbonamenti. Che erano anche un termometro infallibile e chiarissimo per capire la “presa” che il giornale aveva sull’opinione pubblica. In più c’era il contatto diretto con gli edicolanti e anche quello era un bel termometro…

Sappiamo bene che la gente della Valdichiana, del Trasimeno, dell’Orvietano potrebbe vivere lo stesso anche senza Primapagina. Ma senza Primapagina questo territorio sarebbe migliore o peggiore?

Senza Primapagina ad esempio nessuno avrebbe saputo nei primi anni ’90 che la Lodovichi Spa (l’azienda che produce le traversine ferroviarie a Chiusi) usava una sostanza cancerogena vietata dalla legge e senza Primapagina quell’azienda avrebbe probabilmente continuato ad usarla per anni… Senza Primapagina probabilmente a Chiusi avremmo oggi non solo il progetto Acea all’orizzonte, ma anche un impianto per lo smantellamento dell’amianto dalla carrozze ferroviarie. Due battaglie vinte in tribunale… Senza Primapagina il depuratore di Chiusi, nuovo di zecca in località le Torri sarebbe rimasto chissà quanto tempo sommerso dai rovi e in completo abbandono; senza Primapagina nessuno avrebbe mai saputo dell’inquinamento da Nichel della falda di Fondovalle. Senza Primapagina pochi avrebbero saputo del “fiume di ceneri”che Enel smaltì in alcuni comuni umbri della zona (Fabro, Città della Pieve, Panicale, Piegaro); senza Primapagina un capannone privato, sarebbe stato scambiato per il Centro Merci di Chiusi finanziato dal Patto Territoriale con oltre 2 milioni e 600 mila euro che invece è rimasto incompiuto, con una strada che finisce in un… pollaio. E’ stata Primapagina a dare per prima la notizia del progetto Acea. E senza Primapagina non ci sarebbero stati i convegni di “Cronache Italiane”, non ci sarebbero stati alcuni spettacoli teatrali, pochi altri avrebbero parlato – al di là dei tabellini delle partite o dei comunicati delle società stesse – della pallavolo, di certe squadre minori di calcio come quella degli “Autarchici”, pochi avrebbero sentito parlare di artisti, band musicali e compagnie teatrali che magari non andranno mai a Sanremo o a X Factor, ma propongono cose interessanti e di produzione propria. Noi abbiamo cercato di offrire loro  una vetrina. Siamo andati a cercarli. A vederli.

In questi 28 anni anni abbiano cercato di raccontare le cose come stanno, abbiamo cercato di farlo sempre con coscienza e professionalità, offrendo, oltre alle notizie anche delle “chiavi di lettura”, un punto di vista, senza mai tirare il sasso e nascondere la mano… La connotazione politica di Primapagina è chiara. Da sempre. Ed è sempre la stessa. E’ se mai il panorama che è cambiato. Ma anche su questo, abbiano sempre cercato di rimanere “fedeli alla linea”, cioè coerenti con la battaglia contro il pensiero unico, contro l’assuefazione alla paura, contro le semplificazioni e le equazioni troppo facili. E nel nostro piccolo  abbiano anche cercato di raccontare il territorio facendone conoscere le eccellenze ambientali, storiche, architettoniche, ma anche artistiche, sportive o semplicemente umane, raccontando, naturalmente, anche gli scivoloni, le contraddizioni, le “cazzate” propinate qua e là da politici, amministratori, dirigenti sportivi, allenatori, direttori artistici, manager ecc…

Rispetto a 28 anni fa quando cominciammo l’avventura, il dibattito è molto più asfittico, quasi inesistente, il linguaggio molto più semplificato. I partiti sono scomparsi dalla scena…  Adesso il nostro mestiere è più difficile, perché gli interlocutori sono più sfuggenti (a volte è difficile anche capire chi siano)…

Dicevo prima che con il giornale cartaceo avevamo nelle vendite e nel contatto con le edicole i nostri termometri per capire se il giornale funzionava oppure no…

Ora lo desumiamo dalle “visualizzazioni”, dai likes e dai clic sugli articoli. Dalle statistiche di Google, di Facebook e di WordPress. Ma non è la stessa cosa. Perché adesso è gratis. Sfogliare primapagina non costa niente. Prima dovevi acquistarne una copia in edicola o ti dovevi abbonare per riceverla a casa. Il che fa una certa differenza. Pagare per leggere implica una scelta più precisa, più consapevole, più netta.

Adesso, con il giornale solo on line, l’unica entrata per pagare le bollette della luce, del telefono, le tasse, la contabilità, le attrezzature, gli aggiornamenti e tutto il resto che attiene alla gestione aziendale, è la pubblicità. Pubblicità che la crisi ha falcidiato e ridotto e che, per scelta, abbiamo deciso di presentare in modo non troppo invasivo, senza i “pop up”, cioè quelle finestre o banner che compaiono all’improvviso mentre stai leggendo un articolo e che talvolta è pure complicato togliere di mezzo. Senza video promozionali che durano svariati minuti. Tutto ciò per rendere la lettura di Primapagina agevole, libera, e senza interruzioni. Abbiamo anche deciso di non applicare “sbarramenti”, come l’abbonamento per poter leggere determinati articoli come fanno molti quotidiani. Massima e libera accessibilità al nostro sito. Ma tutto ciò costa, come dicevo. E la pubblicità da sola  rischia di non bastare.

Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri preziosi inserzionisti, alcuni dei quali fedelissimi, da anni. Sono loro che fanno vivere e leggere Primapagina a tutti, gratuitamente. 

I costi però aumentano anno dopo anno, aumentano anche i balzelli burocratici, che i blog personali non hanno, ma i giornali professionali iscritti al Tribunale e al ROC, sì.

La pubblicità è linfa vitale, indispensabile. Senza si muore. Ma la forza di un giornale senza un editore alle spalle, quindi libero, indipendente, autogestito, è rappresentata in primo luogo dai lettori.

Per questo, tra qualche giorno lanceremo una campagna di sostegno a Primapagina. Una campagna rivolta in particolar modo a voi lettori.  A tutti coloro che hanno a cuore l’informazione libera e indipendente. Che può piacere o non piacere, ma è di sicuro uno dei cardini della democrazia e della società civile ed è comunque un “patrimonio” anche per per chi non ne condivide la linea qualunque sia la testata.

Vi chiederemo un contributo che insieme alla pubblicità (discreta e non invasiva e non invadente) faccia sopravvivere questa testata, ci consenta anno per anno di continuare a raccontare questo territorio, pagando regolarmente le bollette, i fornitori e magari anche rimborsando i collaboratori per il loro lavoro.  A breve vi faremo sapere come fare… Ma sarà semplice.

Intanto grazie a tutti per averci seguito fin qui. Dall’8 dicembre 1990. Grazie per la fiducia e per la costanza…

Marco Lorenzoni

 

 

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