IL “TEATRINO” DELLE PRIMARIE PER LA SEGRETERIA NAZIONALE PD. BETTOLLINI LA BUTTA SUL SARCASMO

mercoledì 12th, dicembre 2018 / 10:58
IL “TEATRINO” DELLE PRIMARIE PER LA SEGRETERIA NAZIONALE PD. BETTOLLINI LA BUTTA SUL SARCASMO
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CHIUSI – Se anche il sindaco di Chiusi Juri Bettollini, renziano della prima ora, e voce quasi unica del Pd locale (parlano solo lui e l’assessore Micheletti), la butta sull’ironia amara, vuol dire che davvero la corsa per la segreteria nazionale del Pd è davvero una farsa. Uno spettacolo indecoroso. “Appena svegliato ho controllato la casella mail…. mi mancano 1499 firme e mi candido anche io alla segreteria nazionale. C’è tempo fino alle ore 18 di questa sera. Affrettatevi. Ma dai!“, ha scritto stamattina sul suo profilo facebook. Il tutto condito da 3 o 4 faccette piangenti…

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha scatenato pure l’ironia di Bettollini, deve essere stato l’annuncio dell’ultima candidatura, quella di Roberto Giachetti in ticket con la giovane umbra Anna Ascani. Come dice il sindaco di Chiusi c’è tempo fino alle 18 di oggi e non si escludono sorprese, la corsa verso le primarie del 3 marzo sembra un treno da cui si sale e si scende con grande facilità: prima è sceso Matteo Richetti, poi Minniti, infine anche Cesare Damiano si è ritirato, annunciando il suo appoggio a Zingaretti. Ma negli ultimi giorni sono saliti al volo tale Maria Saladino e appunto Giachetti con Ascani come “navigatore” o passeggero a bordo.  Sempre che trovino le firme. Al momento sarebbero in lizza Nicola Zingaretti, Maurizio Martina, Francesco Boccia, Dario Corallo, Maria Saladino, e Giachetti.  Ma oggi di sicuro qualcun altro si aggiungerà. Tanto per fare un po’ di carnevale. Stasera sapremo chi parteciperà alle primarie e chi no. Ma davvero tutto ciò appare come un teatrino stucchevole. Quella dell’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre il transatlatico già sta affondando, imbarcando acqua da tutte le parti, è l’immagine che si attaglia meglio alla situazione. Con il Pd che è messo peggio del Titanic, già inclinato pericolosamente e pieno di falle. Una nave che affonda, senza più una rotta, senza un comandante, con sei, sette persone che si litigano il timone e nessuno che dica dove vuole andare… Molti, della ciurma e dei passeggeri imbarcati, sia quelli di lungo corso, sia qualche “clandestino” e qualche “imbucato” nel momento della grande ubriacatura renziana, stanno già fuggendo, come i topi…  Renzi stesso non si sa cosa farà, se resta o se fa un partito tutto suo, a sua immagine e somiglianza, dopo aver dato il colpo di grazia al partito che aveva scalato e conquistato tra il 2012 e il 2015, arrivando perfino a Palazzo Chigi.

Il Pd-Titanic affonda, l’orchestra incurante continua a suonare la sua milonga stanca ed estenuante, nessuno balla, naturalmente, nessuno applaude. E intanto l’Italia brucia, letteralmente. I roghi ai depositi di rifiuti, che scoppiano uno dopo l’altro, sembrano le bombe delle stragi di mafia dei primi ani ’90.  Sembrano e probabilmente sono il frutto di una strategia destabilizzante. O magari di una strategia per costruire inceneritori ovunque.  Intanto il terrorismo torna a colpire nel cuore geografico e politico dell’Europa, seminando morti e feriti tra la gente.  Intanto un ministro italiano, il più influente, va in Libano e definisce Hezobollah terroristi, mettendo a rischio i soldati italiani impegnati in quel territorio in una missione di pace superpartes e non dalla sola parte di Israele…  Cosa che giustamente ha fatto infuriare il ministro della difesa, i comandi militari e anche Giggino Di Maio…

Con un governo che non riesce a cavare un ragno dal buco e in perenne campagna elettorale, adesso addirittura con i due contraenti sempre più spesso in fibrillazione tra loro, Il Pd che fa? rimanda le primarie di 3 mesi, si aggroviglia in una sfida tra signor nessuno che a nessuno interessa. Lascia che gli unici dirigenti che gli sono rimasti si brucino su una graticola senza fine, aspettando forse il fischio del “liberi tutti!” da Renzi. Che se rimane sfiancherà definitivamente il Pd. Se va via, con le sue truppe, per rifare una piccola Dc, lo ridurrà ad un partito ancora più marginale di quello che è già. E a primavera oltre alle Europee ci saranno anche le amministrative, con il rischio più che concreto, per il Pd, di una nuova disfatta epocale. Potrebbe infatti perdere anche comuni storicamente “rossi”, ma ormai diventati contendibili, come quelli della Valdichiana senese e del Trasimeno, per intenderci. La situazione paradossale che si è creata a livello nazionale si riflette sul partito anche a livello locale, dove nessuno parla, prende posizione, se non per autocandidarsi o per gettare la spugna e dire “mi avete scocciato, me ne vado, io non gioco più”. Bettollini l’ha buttata sul ridere. Sul sarcasmo. Ma quel suo post è emblematico e vuol dire che davvero c’è poco da ridere. Fosse il segnale che la base, chi sta al pezzo, comincia a rompersi le scatole di una situazione del genere, sarebbe già un segnale positivo. Se invece è solo una battuta dettata da scoramento…

m.l.

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