CHIUSI, MARTEDI’ 18, INCONTRO PUBBLICO SULLA VARIANTE AL PIANO URBANISTICO: IL FUTURO PASSA DI LI’

venerdì 14th, dicembre 2018 / 19:35
CHIUSI, MARTEDI’ 18, INCONTRO PUBBLICO SULLA VARIANTE AL PIANO URBANISTICO: IL FUTURO PASSA DI LI’
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CHIUSI – Martedì prossimo, 18 dicembre, nella sala consiliare del Comune alle ore 21,00 si terrà un incontro pubblico sulla Prima Variante Generale al Piano Operativo. Ovvero allo strumento urbanistico. Ad organizzare l’incontro è l’Amministrazione Comunale che annuncia la presenza del sindaco Bettollini, del responsabile del servizio urbanistico, del garante della comuniczione e dei progettisti incaricati di redigere la Variante.
“L’incontro è molto importante – dichiara il primo cittadino – perché rappresenta una promessa mantenuta con i cittadini. La nostra città è ancora oggi l’unica in Toscana ad aver approvato un Piano Operativo conformato alle norme paesaggistiche della Regione, ma in fase di approvazione avevamo promesso di testare le nuove regole per poi renderle più rispondenti possibile alle esigenze dei cittadini, nell’ottica di creare sempre nuove opportunità. Per tutto questo invitiamo tutti i cittadini a partecipare per condividere e suggerire le migliori strategie per lo sviluppo urbanistico della nostra città”.
La variante contiene anche le norme fissate di recente dal Consiglio Comunale sulle attività che si possono impiantare nella zona industriale delle Biffe, compresa l’area ex Centro Carni, e nell’intero territorio comunale. Parliamo del “divieto” di costruire inceneritori, termovalorizzatori, discariche e impianti che producano emissioni insalubri e nocive per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Divieto che diventerà dunque una norma e non solo un indirizzo politico. Anzi, a questo proposito il sindaco Bettollini, presentando l’iniziativa di martedì ha aggiunto a “termovalorizzatori, inceneritori e discariche anche i… “carbonizzatori”. Intendendo con ciò spuntare le armi a chi contesta, chiamandolo così, il progetto Acea per l’area Centro carni. E ha ribadito che, secondo il progetto presentato in Regione per la VIA, l’impianto proposto non “brucia niente e quindi  non è neanche una ‘raffineria’, ma un impianto che trasforma i fanghi in un prodotto solido (una sorta di pellet) attraverso un processo che si chiama pirolisi e non prevede combustione, ma solo uso di acqua calda a 200 gradi in ambiente stagno”.
Ma la Variante al Piano Operativo riguarda tutto il territorio comunale. Ci saranno altri aspetti degni di attenzione. Ad esempio, l’eliminazioni di alcune aree edificabili ritenute poco appetibili;  la semplificazione delle norme sugli ampliamenti, sui cambi d’uso e sulle sanatorie; una corretta e più precisa classificazione degli interventi di ristrutturazione in base alle tipologie di fabbricati esistenti; la correzione di alcuni errori o limitazioni  indicate nel precedente piano.
L’assemblea del 18 sarà un’occasione per approfondire tutto ciò.
Certo la situazione di Chiusi, come un po’ quella di tutti i paesi dei dintorni (tranne rare eccezioni) e un po’ in tutta Italia, è quella di una cittadina che ha visto affievolirsi la sua spinta propulsiva, ha visto chiudere decine di aziende produttive e commerciali, ha visto impoverirsi anche alcuni “capisaldi” dell’economia che ne hanno determinato la crescita dal dopoguerra agli anni ’80: l’edilizia, il settore bancario, la ferrovia. Tutto ciò senza trovare alternative capaci di sostituire le risorse precedenti. La popolazione non solo non è aumentata come prevedeva il Prg del 1974, ma è addirittura diminuita, ed è invecchiata.
Ovviamente ci sono state anche previsioni sbagliate, forse un po’ troppo ottimismo, ma la colpa della “decadenza” (che è comune a molte cittadine delle stesse dimensioni e caratteristiche) non è solo della politica che non ha saputo costruire risposte efficaci, o solo del tessuto commerciale e produttivo che non ha saputo rinnovarsi e innovare. E’ anche di una crisi lunghissima, di cui non si vede la fine… Di un sistema-Italia che si è complessivamente rinseccolito e “incartato” acuendo le disuguaglianze sociali e la precarietà.
In questo senso il Piano Regolatore che è lo strumento principe per programmare lo sviluppo di una città, assume adesso anche un altro valore, perché deve programmare altre cose: la “resilienza” (ovvero la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento, di assorbire l’urto senza rompersi…), la ricomposizione sociale, la ridefinizione dell’obiettivo, oltre a fissare paletti su cosa si può fare o non fare.
Il fatto che il Piano di Chiusi sia l’unico ad oggi in Toscana ad essere in linea con le norme paesaggistiche e ambientali della Regione, è sicuramente un aspetto rilevante. Ma potrebbe non essere sufficiente. Parlarne dunque non può fare che bene…
m.l.
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Farida