VALDICHIANA E TRASIMENO, IL PD RISCHIA DI PERDERE TUTTI I COMUNI. LO DICONO I NUMERI…

VALDICHIANA E TRASIMENO, IL PD RISCHIA DI PERDERE TUTTI I COMUNI. LO DICONO I NUMERI…
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Le elezioni amministrative del 2019 si avvicinano e già in qualche comune, anche nella zona, sono cominciate le grandi manovre. Ma c’è un elemento che rende le prossime amministrative diverse da quelle precedenti. Almeno in questo territorio. Per la prima volta, infatti, quelle che sono state per decenni “roccaforti rosse” inespugnabili e inattaccabili, saranno comuni contendibili. Cioè non più sicuro appannaggio della sinistra o centro sinistra, ma in gioco. Con la destra ormai fagocitata dalla Lega e i 5 Stelle pronti ad approfittare di una situazione inusitata fino a 5 anni fa.

Anzi, per essere più precisi, alla luce dei risultati delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo e soprattutto dei ondaggi delle ultime settimane lo scenario dice che tutti i comuni oggi amministrati dal Pd e alleati nell’area a cavallo tra Umbria e Toscana sono a rischio di un cambio di bandiera. Tutti, non alcuni. 

Diamo un’occhiata ai numeri, focalizzando l’attenzione  su alcuni comuni della Valdichiana e del Trasimeno.

A Montepulciano, per esempio il Pd si è attestato il 4 marzo sul 32% (35,6 con gli alleati), Liberi & Uguali e altri di sinistra al 7,8%. La Lega ha raggiunto il 16,2%, il resto del Centro Destra il 15,3 e il Movimento 5 Stelle il 23,3%. Se M5S e Lega si coalizzassero come per il Governo Nazionale , già sarebbero sopra alla quota del Pd, con il resto del centro destra sopra anche alla somma Pd e resto del mondo a sinistra…  Chiaro il concetto?

A Torrita di Siena, dove il Pci prendeva oltre il 70%, il Pd è al 38,2% (40,6 con gli alleati). Il resto della sinistra al 3,6%, mentre la Lega il 4 marzo ha ottenuto il 14,3% e il resto del centro destra il 13%. Il Movimento 5 Stelle si è attestato sul 23,8. M5s e Lega sono già pari al Pd. Il resto può fare la differenza…

Se si andrà alla fusione dei due comuni dopo il referendum di novembre, il Comune unico voterà con il doppio turno e in quel caso la vittoria della coalizione alternativa al Pd sarebbe più facile, quasi scontata. Sempre stando ai numeri. Quindi dal punto di vista strettamente politico la fusione più che un “capolavoro” istituzionale appare come un suicidio assistito del Pd e dei suoi alleati. Viene da chiedersi chi siano gli strateghi…

Una situazione simile potrebbe verificarsi a Castiglione del Lago, dove non sono in corso fusioni, ma di sicuro si voterà con il ballottaggio, essendo il paese lacustre oltre i 15 mila abitanti. La coalizione di centro sinistra imperniata sul Pd (o su ciò che ne resterà, magari solo come candidati e figure rappresentative), o vince al primo turno ottenendo più del 50% o rischia seriamente di perdere. Perché la tentazione del “tutti contro uno (il Pd)”, potrebbe essere molto forte e il soccorso dei “transfughi” di Progetto Democratico potrebbe anche non bastare. Il quadro attuale dice Pd al 34,8% (36,9 per la coalizione); sinistra vicina al 6% nel complesso, Lega al 16,3%, Centro destra al 16% e M5S al 22,7.  Basta fare due conti per capire come il Pd abbia già un piede fuori dal Comune. Sulla carta, naturalmente.

In tutti gli altri comuni chiamati al voto, si voterà con turno unico.  Vincerà chi prenderà 1 voto in più degli avversari. Per il Pd che in passato andava sul velluto e al massimo doveva vedersela con le fronde interne, stavolta sarà dura ovunque.

A Cetona, roccaforte non renziana del Pd, si parte da un Pd al 40,7%  e una sinistra disunita intorno al 7%. Ma la Lega è al 20% il resto de,l centro destra all’11,7 e il Movimento 5 Stelle al 18,8.  Chiaro che una alleanza Lega-5 Stelle già sarebbe un problema per il partito di maggioranza, se poi ci metti anche il centro destra che potrebbe non presentarsi dare man forte, ecco che la frittata è dietro l’angolo.

Idem a San Casciano Bagni, dove il Pd è al 42,6%, la sinistra frantumata al 7%, esattamente quanto la somma tra M5S (18,9%), Lega (16,7) e Centro destra (15%)…

In Umbria, a Città della Pieve il Pd è al 34,3% (36,7 con gli alleati), la sinistra a sinistra del Pd intorno al 6% complessivamente; ma la Lega è al 16,8 e il M5S al 24,7, poi c’è il centro destra all’8%. La partita è più che aperta…

Panicale vede il Pd al 31,9% (34,3 con i cespugli), l’area di sinistra al 6% ma divisa, e il M5S al 30,1%, praticamente alla pari con il Pd, la Lega al 16,8 e il centro destra all’11%. Lega e 5 Stelle stanno lavorando per un’intesa. Il centro destra potrebbe dare una mano per sbaraccare il potere Pd…  Per il partito del sindaco uscente sarà dura resistere all’assalto…

Abbiamo fatto degli esempi. Ma il quadro è più o meno lo stesso anche altrove.

Certo, una cosa sono le Politiche e una cosa le amministrative. I 5 Stelle per esempio, alle amministrative prendono sempre molti meno voti che alle politiche. Chi li conosce li evita. La Lega non ha “insediamenti” e figure riconoscibili in loco, gioca molto sul vento nazionale… Ma nel voto per i comuni pesano anche altre dinamiche, contano le persone, i rapporti, i sodalizi radicati…  Da questo punto di vista il Pd ha qualche carta in più da giocare. Ma è un partito in difficoltà, addirittura in disfacimento, quasi ovunque. I sindaci e i candidati ormai da tempo giocano in proprio, al massimo con una propria task force, non più con un partito alle spalle. Da come si muove il Pd (o non si muove), sembra che non ci sia in giro nel partito di governo locale la percezione precisa di ciò c he potrebbe accadere in primavera con le amministrative. E non sembra esserci nemmeno nelle altre formazioni a sinistra del Pd, ancora tutte avviluppate nelle loro beghe interne, come i vecchi “gruppetti” degli anni ’70.

Tra l’altro, come dicevamo in apertura, i sondaggi elettorali, delineano un quadro ancora più cupo rispetto al voto del 4 marzo, con la Lega sopra al 30%,  i 5 Stelle dietro di una incollatura e il Pd sotto al 17… E’ una questione di vento che tira, non di “radicamento territoriale”, di qualità dei gruppi dirigenti, di programmi… Certo Lega e 5 Stelle potrebbero pagare il fatto di non avere figure di spicco in loco,  di non avere sedi e presenza consolidata, ma il vento soffia forte.

Ribaltare la situazione non sarà facile, nel breve periodo, ma almeno invertire la tendenza dovrebbe essere un obiettivo. Invece i dirigenti del Pd e della sinistra dispersa sembrano i suonatori dell’orchestra del Titanic, impegnati ad eseguire, imperterriti, il loro tango triste, con la nave che beccheggia pericolosamente.

M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

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