RIBOLLA: “NIENTE SOLE PER IL GENOCIDIO”. E INTANTO UN GRANDE PARCO FOTOVOLTAICO STA SORGENDO LUNGO LA STRADA DI FONDOVALLE

venerdì 04th, settembre 2026 / 18:32
RIBOLLA: “NIENTE SOLE PER IL GENOCIDIO”. E INTANTO UN GRANDE PARCO FOTOVOLTAICO STA SORGENDO LUNGO LA STRADA DI FONDOVALLE
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In Toscana se dici Ribolla, il pensiero va subito alla strage della miniera della Montecatini avvenuta nel 1954, la più grave tragedia mineraria in Italia nel dopoguerra: 43 morti per una esplosione di grisù, intorno alle 8 del mattino. Ne ha parlato e scritto molto Luciano Bianciardi, che dopo quel fatto si trasferì da Grosseto a Milano con l’intento di far saltare in aria il grattacielo della Montecatini. Cosa che non ha mai fatto. Ma la memoria di quella strage di minatori l’ha tramandata e tenuta viva lui, ne “La vita agra”.  Ora, 72 anni dopo, Ribolla, frazione di Roccastrada, torna alla ribalta. E anche stavolta c’è di mezzo una strage. Non in Maremma però. In Medio Oriente. Domani sabato 5 settembre, davanti al monumento ai minatori morti sul lavoro nel ’54, si terrà un presidio, promosso dai comitati Pro Palestina. La questione riguarda comunque anche il territorio. A Ribolla si sta per realizzare un parco agrivoltaico da 20 MW. E su questo non ci sarebbe molto da discutere, perché l’energia solare serve e l’impianto di Ribolla ha già ottenuto l’ok della Regione dopo la procedura di Valutazione Impatto Ambientale. Il problema è un altro: è che l’azienda costruttrice, italiana, è collegata al gruppo israeliano Shikun Binui Ltd, coinvolto negli insediamenti israeliani abusivi, nei territori palestinesi occupati illegalmente dai coloni, protetti dall’esercito. I Comitati pro Pal esortano la Regione Toscana a non rilasciare l’autorizzazione definitiva, nonostante il via libera ambientale. “Questo sole non nutrirà il genocidio” dicono i promotori della protesta. Che ovviamente non è solo di Ribolla e dintorni, ma di tutta la Toscana. E di altre zone d’Italia. Si tratta dunque di una battaglia politica, non di una  battaglia ambientale. Il territorio non vuole in alcun modo essere complice della politica genocida di Israele in Palestina. C’è pure un precedente: già nel 2012, il  gruppo Shikun Binui Ltd fu escluso da un progetto in Norvegia, proprio per il coinvolgimento negli insediamenti illegali a Gerusalemme Est…

Rimanendo in tema parchi foto-agrivoltaici. Chiunque abbia avuto modo di percorrere in questi giorni la Provinciale di Fondovalle che da Chiusi Scalo porta a Ponticelli e Fabro avrà notato un grande insediamento del genere in costruzione, poco dopo il confine del comune di Chiusi, verso l’Umbria. Territorio pievese. Si tratta di un impianto di  9.980 kWp della Società Power TR con sede a Perugia. Ci stanno lavorando decine di operai e la costruzione procede a ritmo spedito.

Come dicevamo in apertura, l’energia solare serve, il problema se mai è che gli impianti vengono realizzati su terreni agricoli, consumando suolo sottratto alle coltivazioni.  Lì, a lato della Fondovalle, per esempio tempo fa c’erano campi di girasole.

Da queste colonne, sono ormai 10 anni che proponiamo l’utilizzo a tale scopo delle aree dell’ex centro carni, ora di proprietà Acea (che fra l’altro i parchi fotovoltaici li costruisce e li gestisce), ma la proposta non ha mai trovato accoglienza, in compenso distese di pannelli solari stanno sorgendo come funghi, per decine di ettari in tutto il territorio. La domanda dunque è:  vero che i parchi energetici servono, che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, quindi se vogliamo l’energia solare, gli impianti da qualche parte vanno fatti, e sappiamo anche che i Comuni possono fare poco, essendo le autorizzazioni regionali… ma possibile che si possano fare solo sui terreni agricoli consumando suolo e cambiando i connotati al paesaggio, anche in zone di pregio e ad alta vocazione turistica?

M.L.

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