INSOLITA MOSTRA A CHIUSI SCALO:”I RICAMI DI ROBERTA”, CAPOLAVORI REALIZZATI CON AGO E FILO
CHIUSI SCALO – Ieri, domenica 30 agosto, mentre allo stadio “Frullini” si disputava la prima manche della disfida della Palla al Bracciale dei Ruzzi della Conca, che per la cronaca, ha decretato la prima finalista nella contrada del Sottogrottone, e mentre nel centro dello Scalo si svolgeva Sbottegando, con l’insolito mercatino vintage “car boot”, in via Leonardo da Vinci nello spazio espositivo gestito da Chiusinvetrina (ex Touché), si è aperta una esposizione artistica non meno inusuale: capolavori di “arte manuale” che però non sono quadri, sculture, fotografie, ma… ricami. “I ricami di Roberta”. Ovvero Roberta Mencucci, allieva anche lei della scuola di ceramica di Don Manfredo Coltellini, che se n’è andata nel 2023 e alla quale il marito Carlo Paggetti, artista a sua volta che nello stesso luogo ha esposto le sue opere nella primavera scorsa, ha voluto dedicare la mostra ricordo. I “capolavori” esposti sono tovaglie, tende, centritavola, asciugamani, coperte, di gran pregio, tutti ricamati a mano, con maestria certosina e un lavoro durato degli anni. In sostanza si tratta di quei “manufatti” che un tempo andavano a costituire “il corredo”, ovvero l’insieme di biancheria per la casa che le madri preparavano per le figlie, fin dalla loro infanzia, perché lo utilizzassero poi, nella loro vita da spose. Pilastro e vanto di ogni famiglia contadina, ma anche borghese.

Roberta Mencucci i suoi ricami li faceva nei ritagli di tempo e li ha realizzati soprattutto quando ha smesso di lavorare la ceramica. Ma evidentemente aveva mani d’oro sia per lavorare la creta, sia nel maneggiare ago e filo. E nella mostra in via Leonardo da Vinci quei lavori sono esposti nella loro funzione: tovaglie su tavole eleganti allestite, a coprire mobili d’epoca… Roba d’altri tempi, insomma, che oggi nessuno userebbe per non sciupare o minimamente scalfire il candore della tela e quei particolari ghirigori che sembrano fatti con il pennello o con la precisione di una stampante 3D e invece sono realizzati a mano, con ago e filo e gli strumenti del ricamo. Si tratta di opere (opere d’arte a tutti gli effetti) che lasciano di stucco chi le osserva. Ovviamente – e non è affatto un ragionamento sessista – destinate ad essere apprezzate soprattutto dal pubblico femminile. Magari over 40…
Nella nostra cultura materiale il ricamo è essenzialmente opera della donna e il corredo era destinato alle figlie femmine. Qualcuno fra i visitatori, all’inaugurazione, notava che “i ricami di Roberta” sono non solo un tributo ad un’arte manuale antica che si tramandava di generazione in generazione, ma anche un elogio alla lentezza, alla pazienza certosina, alla fantasia mista a precisione maniacale che spesso serve nella vita. Come un quadro, una scultura o una foto, anche una tovaglia ricamata può raccontare un sacco di cose e un sacco di storie.
La mostra, che ha il patrocinio del Comune di Chiusi e dell’associazione Chiusinvetrina, resterà aperta tutti i giorni, dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30, fino al 13 settembre.










Andrò sicuramente a visitarla. Quei lavori provengono di certo da un educazione a pensare e da un esperienza di vissuto e quindi da una cultura da cui veniamo tutti o quasi. Il rispetto e l’osservazione che si deve a certi manufatti è essenziale e purtroppo oggi nel sistema del ”tutto e subito” certe cose sono merce rara. Merce rara in quanto non solo partorite da menti che osservavano al momento della loro creazione anche la bellezza del valore dell’ottenimento di certi manufatti e prodotti finali, ma che anche contenevano ”la concezione del tempo” che come diceva il Prof. Giuseppe Tucci-grande tibetologo ed etnologo- : ” è la condizione per rimanere se stessi” perchè tale concezione -dalla quale oggi molti rifuggono poichè rappresenta spesso agli occhi dei più un fenomeno di vetustà e quindi accantonata e tralasciata,considerata inservibile ed anche che occupi spazio nelle case – riguarda tutte le cose ed oggetti fatti dalla mano e dalla mente che dovevano durare, essere tramandati e rappresentare un valore inesauribile che era contenuto nella mente delle persone e che le faceva essere anche protagoniste della loro epoca e dei loro anni. Ho usato queste parole perchè anch’io -anche se sono un uomo ormai ottantenne-in gioventù sono stato circondato da queste cose che si usavano e che venivano create da mamme e zie per fornire un corredo, perchè potessero rappresentassero un ”valore” di dedizione e di amore verso le persone che le avessero usate anche in futuro.Parlo di tovaglie, tovaglioli, accessori per la tavola, lenzuola,soprattutto ricamati a mano in maniera mirabile di come erano state abituate ad eseguirle e tramandate loro da fasce generazionali ormai scomparse da decine e decine di anni.Stoffe di puro cotone od ancor meglio di lino, di quel cotone che oggi non esiste più,ma che invece esiste nelle nelle confezioni dove stà scritto ”100% cotton” mentre si sente benissimo che se ne facesse di quel tessuto anche una camicia e se la si indossasse sarebbe come stare dentro una busta di nylon…Il consumo di massa ha portato anche questo nella civiltà umana ed è il fatto di far credere ciò che vero non sia,aggirando le disposizioni di legge ma anche dalla stesse leggi permesse all’origine.Pur essendo un uomo e parlando di queste cose e di questi manufatti di un tempo, ho ricercato anch’io negli anni e nei miei viaggi manufatti ed anche stoffe sia di cotone ed anche in seta nei luoghi dove mi riusciva ad arrivare e via via li ho conservati ma anche indossati soprattutto anche negli anni in cui andavano di moda,anche ragalandone qualcuno.Oggi mi trovo pantaloni, giacchetti indiani di cotone spessissimo,guru kurta, ma anche gonne etniche in pura seta, giacchetti di lana di Yak Tibetani caldissimi e che non si trovano più a causa del turismo di massa che oggi avviene in quei luoghi. Tutto questo per dire che ogni epoca corrisponde a dei comportamenti umani anche precisi, ad una ricerca di certe cose che soprattutto anche per quanto riguarda i manufatti stessi che corrispondono e si collocano spesso oggi sconfinando anche nell’antiquariato.Un mondo ed una cultura comprensiva della capacità creativa umana che oggi è scomparsa, da una parte accantonata e considerata un epitaffio del passato ma allo stesso tempo anche ricercata da parte degli spiriti più sensibili sia delle donne sia degli uomini.Un omaggio a questa donna che non conoscevo e che evidentemente rapresentava un contenitore di tale sensibilità e che mi sembra giusto poter ammirare in questa mostra che andrò sicuramente a visitare.
Se non sbaglio,il nome mi ricorda una parte della mia infanzia. Quando,da piccolissimo, andavo ad imparare a lavorare la creta alla Kamars,di Fernando Foderini !
Se non sbaglio c’era un altra sorella,la Bianca che lavorava anche lei li.Un fratello Boby.
Mi farebbe piacere rivederla !