IL DRAMMA DI ALESSANDRO DI BATTISTA E L’EMBARGO USA CHE AFFAMA E STRANGOLA CUBA

martedì 01st, settembre 2026 / 15:16
IL DRAMMA DI ALESSANDRO DI BATTISTA E L’EMBARGO USA CHE AFFAMA E STRANGOLA CUBA
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Personalmente Alessandro Di Battista non mi sta molto simpatico, fin dalle prime apparizioni con il M5S, che poi ha abbandonato, ma le posizioni che ha preso recentemente sull’Ucraina, su Gaza, su Cuba e su altre questioni le condivido in pieno. E non mi pare banale neanche la mossa di tirarsi indietro da politica e parlamento, per mettersi a fare il giornalista e il “narratore” fuori dal coro mainstrem. Percorso, dal mio punto di vista, molto apprezzabile. Tutto questo però non c’entra niente con il dramma che sta vivendo a Cuba, dove è ricoverato in condizioni critiche dopo un malore accusato venerdì scorso. E trovo veramente vergognoso, ai limiti della decenza umana, lo sciacallaggio mediatico messo in piedi sui social, ma anche su qualche giornale, sul fatto che possa essere riportato in Italia con un volo di Stato. Come se fosse un privilegio che la casta assicura a chi ne fa parte. Ovviamente non è così. E’ normale che uno Stato faccia il possibile per riportare a casa, in sicurezza, un connazionale che si trova in difficoltà all’estero. E’ successo tante volte nel caso di giornalisti rapiti e poi liberati da terroristi, di alpinisti o turisti rimasti intrappolati. Una 50ina di volte nell’ultimo anno…

D’altra parte fu usato un volo di stato anche per rimpatriare il macellaio libico Al Masri… Per Di Battista sarebbe uno scandalo. Via non scherziamo…

Lo stesso ex deputato 5S ha già fatto sapere che non lo utilizzerà e che le spese di trasferimento con un volo sanitario, che potrebbe avvenire già questa settimana, fra giovedì e venerdì, le pagherà l’assicurazione di cui dispone e, se necessario, interverranno il M5S e il Fatto Quotidiano per cui stava facendo un reportage. Chiusa la questione, sciacalli messi a tacere e sverniciati con carta vetrata a grana grossa.

La vicenda drammatica di Alessandro Di Battista, che al momento è assistito nel migliore ospedale de L’Avana, anche da due specialisti del “Gemelli” di Roma, arrivati dall’Italia, ha acceso i riflettori sulla situazione della sanità cubana e dell’isola caraibica strozzata dall’embargo americano che non fa arrivare neanche uno spillo.

Dibba voleva raccontare proprio questo nel suo reportage “La polvere dei poveri” e ci si è trovato dentro. Fino al collo. Ma una cosa nonostante le notizie sul suo effettivo stato di salute filtrino e arrivino col contagocce, si è capita: la sanità cubana strozzata dal bloqueo resiste e rimane la migliore del centro America. Per certi versi una delle migliori al mondo. Manca quasi tutto, perfino le garze e le corrente elettrica, ma alcuni ospedali rimangono ospedali di eccellenza. Dove si è in buone mani. Quello in cuoi si trova Di Battista è uno di questi.

E vale la pena ricordare che solo pochi anni fa, durante la pandemia Covid, i laboratori di ricerca farmacologica cubani svilupparono una serie di vaccini efficaci, che costavano la metà di quelli usati in Europa, e a cui tutta la popolazione si sottopose con risultati significativi. Sempre durante la pandemia una equipe di medici cubani (la Brigata Henry Reeve) venne a dare una mano agli ospedali del nord Italia in difficoltà e tutt’ora ci sono 500 medici cubani a dare una mano negli ospedali della Calabria, supplendo alle carenze e fughe di personale…  Il Governo Italiano però aderisce in sostanza all’embargo deciso dagli Usa, che sta strangolando Cuba. La solidarietà ricevuta da Cuba l’Italia non l’ha restituita.

La questione Di Battista ha però riaperto il fronte. E forse adesso scatterà un po’ più di attenzione verso ciò che sta succedendo a Cuba, dove gli Usa hanno imposto anche il blocco dei conti correnti e delle transazioni di denaro on line… Problema serissimo, non meno della mancanza di energia e di cibo, perché se neanche i soldi riescono a circolare, gli aiuti, di nessun tipo, possono arrivare. E’ la stessa cosa che Israele sta facendo a Gaza e che Dibba ha più volte denunciato. Gaza e Cuba sono entrambe sotto assedio, un assedio che somiglia davvero a quelli del ‘500, dove gli assedianti tagliavano i ponti, le vie di comunicazione, i fiumi e i canali, per impedire qualsiasi rifornimento agli assediati, che venivano presi e costretti alla resa non solo con la forza delle armi, ma per sfinimento: per fame e sete e freddo e malattie…

Trump vuole riportare Cuba a prima del 1959, a quando l’isola era il bordello e il casinò degli americani, dove i cubani e le cubane potevano fare solo i camerieri e le puttane e dove il dittatore Batista faceva il cattivo in casa propria, eseguendo gli ordini degli Yankees… La rivoluzione castrista rovesciò la situazione. Non senza problemi, criticità, errori e imposizioni.  In alcuni settori, come istruzione, sport, e sanità Cuba in questi 67 anni, nonostante l’embargo iniziato nei primi anni ’60, poco dopo la Baia dei Porci, ha comunque conseguito risultati importanti. La mortalità infantile per esempio, nel 2019 era del 4 per mille circa, meno di quella degli Usa (6 per mille). L’aspettativa di vita a Cuba è simile a quella degli Usa, decisamente più ricchi. La malnutrizione infantile, che adesso con l’inasprimento del bloqueo si riaffaccia, era stata del tutto debellata ed eradicata, come la trasmissione materno-infantile dell’HIV…

Cuba è l’unico Paese al mondo a non aver abiurato, nel corso degli ultimi 30 anni, al principio di universalità delle cure, dentro e fuori dai suoi confini.  Una anomalia nel mondo di oggi a trazione liberista. Però oggi anche le cose buone e i buoni risultati stanno saltando in aria, per l’assedio cui l’isola è sottoposta.

Ovvio che anche la rivoluzione castrista e il regime instaurato da Fidel hanno mostrato i propri limiti ed ha compiuto errori. Primo fra tutti quello di aver mantenuto una struttura da partito unico e un’economia chiusa, con scarse libertà individuali compresa la libertà di stampa e di espressione.

Io a Cuba ci andai nell’ormai lontano 1988. C’era ancora l’Urss con Gorbacev al potere che stava allentando progressivamente il sistema di aiuti che aveva consentito all’isola di tirare avanti. I Cubani non amavano Gorbacev. Temevano il tracollo, senza l’aiuto dell’Urss. Amavano Fidel che era ancora vivo e ben saldo al timone e avevano il mito del Che. Ma alcuni mi dissero di essere convinti che Camilo Cienfuegos, uno dei leaders della revoluciòn, il più “popolare”, come origini e per questo molto amato dal popolo,  morto in un incidente aereo nell’ottobre del 1959, fosse stato in realtà eliminato per non “fare ombra a Fidel” che forse ne temeva la popolarità.

In sostanza dicevano, nel 1988,  che la Revoluciòn era finita da un pezzo e che senza Camilo e senza più El Che, la parte romantica e idealista non c’era più, ed erano rimasti Fidel e i suoi fedelissimi, con Raùl il fratello, più fedele di tutti. E per questo non proprio un idolo, a quell’epoca.

Già allora, 40 anni fa, i cubani si ingegnavano a tenere in piedi quelle splendide auto anni ’50, simbolo di Cuba, che avevano già 30 anni e carburavano male e vecchie moto con il sidecar, costruendo a mano i pezzi di ricambio. Nei piccoli paesi e anche in città, chiunque avesse 4 metri di terra davanti casa, ci teneva a pascolare un maialino tipo quelli di cinta senese che poi sarebbe diventato “congrì”, piatto a base di riso e maiale. Il più diffuso.

Ad uno di questi amici cubani, che mi fece girare l’Avana e altre due o tre città con itinerari fuori circuito turistico, una volta tornato a casa provai ad inviargli una Vespa che io non usavo più e che a lui invece avrebbe fatto molto comodo, aveva un “cassettone” che – si sentiva al rumore – stava per tirare il calzino… Feci le pratiche, ma causa embargo, non fu possibile. La Vespa rimase nel mio garage. Cuba era già sotto assedio nel 1988. Ha resistito altri 38 anni… E resiste ancora. Ma serve rompere l’embargo. Serve raccontarne la situazione, come stava facendo Alessandro Di Battista. Serve dire le cose come stanno ovvero che il bloqueo imposto dagli Usa è un assedio medievale feroce che affama e strangola una popolazione, non un regime. Così come non si può assistere impotenti e il silenzio al genocidio dei palestinesi per mano dei sionisti israeliani, non si può rimanere in silenzio e ad occhi chiusi di fronte allo strangolamento di Cuba.  E non perché a Cuba c’è un governo “comunista”. Trump vorrebbe fare di Cuba ciò che ha fatto in Venezuela. Ma Cuba non ha il petrolio. Non ha risorse se non la canna da zucchero. Che è poca cosa. E una nazione che è un terzo dell’Italia ed ha 11 milioni di abitanti, affamata, senza neanche energia elettrica a sufficienza, non può essere una minaccia per  nessuno, tantomeno per la più grande potenza militare del mondo. Quindi l’embargo non ha ragione alcuna e far finta di niente è complicità.

Quello che voleva raccontarci Di Battista nel suo reportage da Cuba, vorrei sentirlo dire ad Elly Schlein, a Bonaccini. A Giuseppe Conte. Ai parlamentari del campo largo dei nostri territori, a Eugenio Giani e a Stefania Proietti. Ho sentito qualche parola in tal senso solo da Bersani. Un po’ poco.

m.l.

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